Home Economia e finanza PIL, NON TUTTI I LAVORI CONTRIBUISCONO UGUALMENTE

PIL, NON TUTTI I LAVORI CONTRIBUISCONO UGUALMENTE

0

Quanto valgono i lavori in termini di PIL

Non tutti i posti di lavoro hanno lo stesso impatto sull’economia. Se si guarda al valore aggiunto generato da ciascun occupato, le differenze tra settori sono enormi e spiegano perché la struttura produttiva di un Paese conta più della semplice quantità di occupati.

Prendiamo la siderurgia: in Italia il comparto dell’acciaio vale circa 50 miliardi di euro l’anno con 70.000 occupati diretti. Significa che ogni operaio genera mediamente 700.000 euro di ricchezza annua. Un impianto come quello di Taranto, a pieno regime, produceva oltre 8 miliardi con 12.000 addetti: più di 666.000 euro per lavoratore. Qui non si tratta solo di salari, ma di filiere collegate (logistica, energia, meccanica) e di gettito fiscale che alimenta i bilanci pubblici.

Confrontiamo con il turismo, che pure rappresenta circa il 10% del PIL nazionale: oltre 190 miliardi nel 2023 con circa 1,5 milioni di addetti. La produttività media per lavoratore scende a 120.000 euro annui, che si riducono ulteriormente nelle aree stagionali come la Riviera Romagnola, dove 200.000 addetti generano circa 12 miliardi: appena 60.000 euro per persona.

Discorso a parte merita l’agricoltura. La produzione agricola italiana vale circa 60 miliardi l’anno con quasi un milione di occupati, pari a poco più di 60.000 euro per lavoratore. In termini di produttività è molto meno della siderurgia o della manifattura, ma ha un valore che non si misura solo col PIL: garantisce sicurezza alimentare, tutela del paesaggio, qualità del Made in Italy e un legame diretto con i territori. Inoltre, è un settore che forma nuove generazioni di lavoratori attraverso scuole agrarie, ITS e università.

All’estremo opposto troviamo la finanza e l’hi-tech: un analista bancario o un ingegnere può generare oltre 300.000 euro di valore annuo, con picchi ancora più alti nei settori ad alta intensità di capitale e innovazione. Tuttavia, i guadagni della finanza non hanno sempre una ricaduta diretta sull’economia reale: spesso alimentano utili e speculazioni più che posti di lavoro diffusi.

Infine, c’è un lavoro spesso vituperato ma fondamentale: l’insegnamento. Un docente della scuola pubblica italiana guadagna mediamente tra i 30.000 e i 40.000 euro annui, eppure il suo impatto è enorme. Non tanto in termini di PIL immediato, ma di capitale umano generato: ogni studente formato rappresenta valore futuro per l’economia. In questo senso, un insegnante ha un moltiplicatore invisibile ma cruciale, che si misura nelle competenze della società di domani.

Il messaggio è chiaro: il valore di un lavoro non si riduce al reddito del singolo, ma all’impatto che produce sull’intero sistema Paese, sia oggi che nel futuro.

Autore

  • Redazione

    Nuovo Giornale Nazionale è una testata Online totalmente indipendente, di proprietà dell’associazione Libera Stampa e Libera Comunicazione LIBERCOM.

Ricevi i nostri articoli via mail!

Ogni giorno i contenuti del Nuovo Giornale Nazionale sulla tua casella di posta elettronica

Non inviamo spam! Leggi la nostra Informativa sulla privacy per avere maggiori informazioni.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui