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EUROPEI FUORI GIOCO E FUORI DI TESTA

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Kaja Kallas, Alto (si fa per dire) rappresentante europeo per la politica (si fa per dire) estera, abbaia alla luna e, come al solito, rimane sola nelle sue funamboliche idee sul congelamento dei fondi russi nelle banche occidentali per finanziare la guerra in Ucraina.

Il ministro degli esteri italiano, Antonio Tajani, ha detto che quella della Kallas è una scelta che politicamente ha senso, ma che non c’è la base giuridica per attuarla.

Il fatto è che l’idea della Kallas non ha le basi giuridiche e politicamente è una follia autolesionista.

Stiamo parlando di una lista delle riserve sovrane congelate dai Paesi occidentali negli ultimi decenni: dodici miliardi di dollari congelati all’Iran nel 1979, 24 miliardi alla Repubblica popolare democratica della Corea nel 2005, 168 miliardi alla Banca di Libia e al Fondo d’investimento libico nel 2011, circa 14 miliardi alla Siria nel 2014, 100-120 miliardi all’Iran nel 2018, 31 tonnellate d’oro e 342 milioni di dollari al Venezuela nel 2018-2019, circa sette miliardi all’Afghanistan nel 2021 e 300 miliardi alla Russia nel 2022. 

Chi si fiderà più a mettere i propri soldi in banche dove possono essere congelati?

Kaja Kallas con il gelo ha confidenza, ma dovrebbe occuparsi di più di quello dell’Artico, prossima area di confronto incontro tra Usa e Russia per lo sfruttamento delle risorse e delle vie commerciali.

È del tutto chiaro che continuare sulla strada del congelamento ha avuto l’effetto di accelerare la proposta di un sistema finanziario alternativo all’attuale, alla quale ha lavorato un progetto predisposto dal ministero delle Finanze, oltre che della Banca centrale di Mosca, sulla base di uno studio commissionato a una società di consulenza il cui nome è ora Yakov and Partners, ma che fino al 2022 era filiale moscovita di McKinsey (nel 2022 espulsa dal gruppo). Non sfugga questo non secondario particolare, tutto da capire.

Comunque sia, il progetto punta al cuore dei rapporti internazionali: la finanza, con tutti gli effetti conseguenti politici, economici e geopolitici.

L’obiettivo del progetto è gettare le basi di un sistema dei pagamenti interbancari a rete che disintermedi quello euro-americano basato su dollaro ed euro, che va sotto il nome di Swift (Society for Worldwide Interbank Financial Telecommunications).

Il rapporto Yakov suggerisce di  «stabilire legami diretti fra le banche centrali dei singoli Paesi che non possano essere soggetti a pressioni esterne». 

https://yakovpartners.com/upload/iblock/861/9x9sxck6va3i0gfk2gst7bpsl2q3ga5s/Rise_of_the_alternative_financial_infrastructure.pdf

Nel rapporto aggiornato al 2025, si legge:  “A partire dal 2025, un’ampia percentuale di paesi in via di sviluppo, compresi alcuni dei BRICS, continua a lottare per superare bassi livelli di produttività e quindi non riesce a realizzare il proprio potenziale economico, nonostante l’abbondanza di risorse naturali e umane. Un fattore che influenza questa dinamica è un’infrastruttura finanziaria sottosviluppata, derivante da un Sistema Monetario e Finanziario Internazionale (SIM) obsoleto. Sebbene il SIM sia una rete complessa di istituzioni e accordi, quattro elementi ne sono al centro: pagamenti transfrontalieri, investimenti transfrontalieri, riserve internazionali e una rete di stabilità finanziaria globale. Il miglioramento di ciascuno di questi quattro elementi può potenzialmente generare un effetto significativo. Ad esempio, la transizione da un sistema di pagamento obsoleto può aiutare i paesi in via di sviluppo a risparmiare fino a 30 miliardi di dollari all’anno. Tuttavia, forse il potenziale maggiore risiede nel favorire il miglioramento del flusso di investimenti transfrontalieri. Attualmente, le inefficienze preesistenti inibiscono il flusso di capitali e investimenti tra i mercati emergenti, impedendo loro di raggiungere il loro livello “organico”. L’uso del termine “organico”,in questo contesto, si riferisce al livello teorico di equilibrio dell’attività del settore finanziario rispetto ai fattori economici fondamentali come il livello di occupazione, GDP, ecc.  Misure volte a fornire ulteriore liquidità e a migliorare il processo di determinazione dei prezzi per gli investimenti di capitale a livello regionale e migliori condizioni di investimento in generale hanno il potenziale di raddoppiare gli attuali livelli di investimenti reciproci tra i paesi BRICS. Tuttavia, anche questo non riuscirebbe a colmare il divario di investimenti di 4.000 miliardi di dollari, di cui il divario tra investimenti infrastrutturali da solo rappresenta 1.500-2.500 miliardi di dollari. Affrontare questo problema, anche solo parzialmente, non solo avrà un impatto diretto sul PIL dei paesi più vulnerabili, ma fungerà anche da base per la crescita negli anni a venire. Questo documento si propone di valutare la traiettoria dello sviluppo del settore finanziario dei mercati emergenti (‘ME’), con particolare attenzione alle infrastrutture sottostanti, alla loro dipendenza e alla possibile inefficienza derivante dal loro modello operativo e dai controlli che sono spesso localizzati al di fuori dei paesi che li utilizzano; insieme alla possibilità di implementare soluzioni alternative”.

Il documento russo propone due soluzioni, rivolgendosi ai Paesi in via di sviluppo che rappresentano il 59% del PIL globale e l’86% della popolazione mondiale.

“Proponiamo due iniziative – si legge nel documento – che potrebbero parzialmente affrontare le sfide sopra menzionate. 1. Istituire un deposito decentralizzato e un’infrastruttura di regolamento che stimolerebbe gli investimenti reciproci dei mercati emergenti in generale e dei paesi BRICS in particolare. Ciò aumenterebbe la liquidità, ridurrebbe gli spread bid-ask e, in definitiva, ridurrebbe i costi di transazione per gli utenti finali, oltre a ridurre il costo del capitale. 2. Creazione di una Piattaforma di Investimento Multinazionale (MIP) che aumenti l’attrattiva dei progetti a lungo termine. La MIP includerà strumenti quali garanzie, assicurazioni, rimborso di parte delle tranche, ecc., che ridurranno i rischi degli investitori di mercato. L’efficienza della MIP sarà elevata grazie all’utilizzo di tecnologie moderne. La gestione della MIP può essere affidata a un’organizzazione internazionale o a una banca di sviluppo, che si avvarrà di una rete di agenti nei paesi di presenza”.

L’ipotesi di un’infrastruttura di pagamenti alternativo è, pertanto, sul tavolo e a ribadirne la necessità attuativa e l’attualità è stato Vladimir Putin in un’intervista all’agenzia di stampa cinese Xinhua, in preparazione della sua partecipazione al 25esimo vertice dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (Sco), che si è aperto ieri.

Vladimir Putin ha affermato che Cina e Russia sono uniti nel rafforzare la capacità dei BRICS di affrontare le urgenti sfide globali che i due Paesi sostengono la riforma del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Mondiale, aggiungendo che le due parti condividono l’opinione che un nuovo sistema finanziario debba essere costruito sui principi di apertura e vera equità, che possa fornire un accesso equo e non discriminatorio ai suoi strumenti a tutti i Paesi e riflettere la reale posizione degli Stati membri nell’economia globale.

“Cerchiamo il progresso a beneficio di tutta l’umanità- ha detto Putin -. Sono fiducioso che Russia e Cina continueranno a lavorare insieme per raggiungere questo nobile obiettivo, allineando i nostri sforzi per garantire la prosperità delle nostre grandi nazioni”.

Al 25esimo vertice dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (Sco), oltre al presidente cinese Xi Jinping e a quello russo Vladimir Putin, è presente il primo ministro indiano Narendra Modi.

Modi è arrivato ieri a Tianjin, nel suo primo viaggio in Cina da sette anni, segnando un disgelo nei rapporti tra Pechino e Nuova Delhi dopo lo scontro di confine del 2020 costato oltre 70 vittime. La visita segue una serie di passi per rilanciare il dialogo politico, con accordi sulla riapertura del commercio frontaliero e la ripresa dei voli diretti. Il Cremlino ha già annunciato che Modi vedrà Putin il primo settembre, il primo faccia a faccia tra i due leader dall’introduzione da parte di Washington di un dazio del 50% sulle esportazioni indiane in risposta agli acquisti di greggio russo, che l’India rivendica nel quadro della propria sovranità. 

L’appuntamento sarà l’occasione per incontri bilaterali, incluso quello previsto tra Putin, il presidente iraniano Masud Pezeshkian e il turco Recep Tayyip Erdogan. 

Gli osservatori, eccoci di nuovo al punto centrale sul quale riflettere, ritengono possibile l’annuncio di misure concrete per facilitare commercio e investimenti, rafforzare la cooperazione in materia di difesa, promuovere la dedollarizzazione e mettere in discussione la supremazia occidentale.

La Sco riunisce dieci Paesi membri – Cina, Russia, India, Pakistan, Iran, Bielorussia, Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan e Uzbekistan – coprendo circa il 40% della popolazione mondiale, oltre a osservatori e partner di dialogo. Non prevede clausole di difesa collettiva e si propone come piattaforma di cooperazione politica, economica e di sicurezza.

Kaja Kallas, che andrebbe licenziata in tronco per incapacità politica, anziché abbaiare alla luna dovrebbe concentrare la sua attenzione su quanto avviene in Cina.

Il problema è che gli europei, a guida ormai evidente dei Volonterosi, con in testa Starmer, Macron e Merz, hanno la testa tuffata nell’idea di continuare la guerra in Ucraina fino all’ultimo ucraino. Atteggiamento ottuso, che fa loro perdere di vista quanto si sta consumando nel mondo.

Non a caso la Casa Bianca, secondo quanto riferisce Axios, ha chiesto al Dipartimento del Tesoro di stilare un elenco delle sanzioni che potrebbero essere plausibilmente imposte dall’Europa alla Russia.

I collaboratori frustrati di Trump, secondo Axios, sostengono che la colpa della difficoltà nelle trattative di pace dovrebbe ricadere sugli alleati europei, non su Trump o sul presidente russo Vladimir Putin.

I funzionari della Casa Bianca, secondo Axios, stanno perdendo la pazienza con i leader europei, che a loro dire stanno spingendo l’Ucraina a resistere.

Axios ha appreso che le sanzioni che gli Stati Uniti stanno sollecitando l’Europa ad adottare contro la Russia includono la cessazione completa di tutti gli acquisti di petrolio e gas, oltre a tariffe secondarie dell’UE su India e Cina, simili a quelle già imposte all’India dagli Stati Uniti.

“Gli europei non possono prolungare questa guerra e alimentare aspettative irragionevoli, aspettandosi al contempo che l’America ne paghi i costi”, ha dichiarato ad Axios un alto funzionario della Casa Bianca. “Se l’Europa vuole intensificare questa guerra, la decisione spetta a loro. Ma strapperanno irrimediabilmente la sconfitta dalle fauci della vittoria”.

Secondo Axios nella cerchia ristretta di Trump si dice che gli europei stiano spingendo Zelensky a resistere in attesa di un “accordo migliore”: un approccio massimalista che ha esacerbato la guerra.

“Raggiungere un accordo è un’arte del possibile”, ha affermato l’alto funzionario. “Ma alcuni europei continuano a operare in un mondo da favola, ignorando il fatto che per ballare il tango ci vogliono due persone”.

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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