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630 MILIONI DI PERSONE MUOINO DI FAME

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Ci sono una quantità di eventi cattura che ogni giorno, ogni ora, la nostra attenzione: quello che accade a Gaza; le centinaia di morti palestinesi; le proteste di cittadini israeliani a Tel Aviv e Gerusalemme contro la politica del governo Netanyahu; l’Ucraina aggredita da Putin e dalla sua banda di tagliagole, la straordinaria resistenza degli ucraini; le dichiarazioni e i comportamenti sconcertanti del presidente americano Donald Trump…
Così passa inosservata una questione urgente, drammatica, grave; resta circoscritta ai soli cosiddetti addetti ai lavori. Una questione che ci viene ricordata da Maurizio Martina, direttore generale aggiunto della FAO, l’organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura: un istituto specializzato che ha per scopo di far crescere i livelli di nutrizione, aumentare la produttività agricola, migliorare la vita delle popolazioni rurali e contribuire alla crescita economica mondiale nel territorio.
Martina ci fa sapere che secondo le ultime rilevazioni della FAO l’8,2 per cento della popolazione mondiale, si tratta di circa 630 milioni di persone, soffre la fame. 630 milioni muoiono di fame. Il dato positivo è che nel 2023 erano l’8,5 per cento, e nel 2022 l’8,7 per cento. È magra consolazione che ogni anno i condannati a morire di fame scendano di circa lo 0,2 per cento.
Al di là delle percentuali, Martina ci segnala che la stragrande maggioranza di questo 8,2 per cento di affamati (630 milioni di esseri umani) è concentrata in Africa, circa il 60 per cento. In Africa la produzione alimentare non riesce a tenere il passo con la crescita demografica, i suoi territori sono colpiti da molteplici problemi: conflitti, eventi climatici estremi, crisi economiche, dal Sudan al Congo, e praticamente ogni paese dell’area del Sahel.
Sono paesi dove sorgono immensi campi profughi, dove impazzano le bande criminali più o meno legate alle organizzazioni terroristiche islamiche; è da lì che gruppi di disperati cercano un’alternativa alla fame, alla violenza e alla morte, attraversano deserti e paesi ostili, si mettono nelle mani di negrieri, affidano la loro vita a legni che stanno a galla per miracolo, muoiono affogati, se sono fortunati sbarcano nelle coste dell’Europa mediterranea.
Negli anni 80 Marco Pannella lanciò le prime campagne contro lo sterminio per fame nel mondo: “Se non ci occupiamo dell’Africa, sarà l’Africa ad occuparsi di noi”. Gli dettero del sognatore, del guru, del visionario. È quello che accade. 630 milioni di persone che muoiono di fame. E volete che non cerchino di trovare scampo da noi, quale che sia il prezzo da pagare? Ma noi, che cosa faremmo, se fossimo al posto loro?

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  • Redazione

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