
Con un solenne richiamo alle Sacre Scritture, lo hanno pittorescamente definito “Bacio di Giuda”, metafora utilizzata per indicare il disprezzo del “capitalismo coloniale” dello Stato centrale verso le comunità locali.
Il tradimento in questione, sintetizzato alla perfezione con il gesto del bacio, è quello perpetrato dal Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, il leader della Lega e vicepremier dall’esecutivo “fascio-colonialista” Matteo Salvini.
Le istanze tradite sarebbero, invece, quelle del popolo siciliano, delle comunità dello Stretto nello specifico, aggredite da un’autentica “invasione” dal carattere neo-coloniale, che le costringerà a rinunciare alle loro terre per assecondare gli appetiti imperialisti di Roma.
Quelle auto-ribattezze comunità delle Stretto, in realtà, altro non sono che una minoranza rumorosa composta da gruppi politicamente collocati all’estremità più sinistra ed ideologicamente avversi a qualsivoglia forma di progresso, specie se di carattere infrastrutturale, soprattutto se promosso dal cotanto odiato esecutivo di centrodestra.
Dietro quella galassia di autoproclamati paladini dell’ambiente, i cosiddetti “No Ponte”, si celano, infatti, un manipolo di massimalisti e nostalgici, idealmente contrari a tutto quanto sia anche lontanamente riconducibile al detestato modello capitalista.
A cominciare, ovviamente, dalla costruzione del Ponte sullo Stretto di Messina, un’opera mastodontica parte di un più ampio piano di sviluppo infrastrutturale del Paese, strategica per rafforzare il ruolo del Mezzogiorno sul piano geopolitico in un’ottica euro-mediterranea, con significativi impatti anche sul profilo economico e occupazionale, in particolare per le regioni Sicilia e Calabria.
Tutti aspetti, come noto, difficilmente comprensibili per chi, come i manifestanti in questione, un’occupazione non la cerca, e in taluni casi non l’ha mai avuta, e sui no a prescindere e sulla strenua difesa dello status quo ha fondato la propria esistenza e il proprio stile di vita. Per costoro, chiaramente, il Ponte giova a ben poco, probabilmente quasi a nulla, non riponendo alcun interesse o aspettativa di carattere occupazionale, economico o infrastrutturale connessa allo sviluppo della propria terra.





