
Sulla scia della sindrome di Stoccolma i leader europei, guidati dalla decadente baronessa Ursula, dal sempre giulivo lusitano, e dalla Heidi delle steppe baltiche, hanno sviluppato una condizione psicologica empatica, di quasi amore, per il loro demiurgo a stelle e strisce. Le umiliazioni e le sofferenze subite dai leader europei nel primo semestre del 2025 non hanno generato alcuna reazione costruttiva delle loro identità, rimanendo prigionieri delle forme, delle ombre e della memoria. Derisi per la dimostrata incapacità politica di difendere il “tesoro” di famiglia – il mercato unico europeo – sono stati dipinti individualmente come “bravi ragazzi” e quindi puniti con dazi commerciali, poi hanno accettato la necessità di investire in armamenti e industrie americane nella speranza di ammansire il demiurgo, ed infine hanno subito lo smacco di non saper neppure difendere democraticamente le loro stesse istituzioni. C’è una sola parola che li accomuna tutti: inadeguati! Così è nata la sindrome dei vassalli felici, cioè l’auto-sottomissione come male minore.
A questa sindrome segue lo spirito di lamentazione. Imprigionati per propria scelta nelle forme che li rappresentano, adesso dispiegano la litania dei principi e dei valori che vogliono far valere al tavolo dei “grandi”, tra i ghiacci dell’Alaska, dove non sono stati invitati. Così, gli sarà concesso un paio d’ore di videoconferenza col demiurgo per esprimergli il loro amore, ripetendogli ritornelli costanti: “Non abbiamo scelta”, “Abbiamo bisogno di più tempo”, “I rischi sono troppo grandi”. In quest’atto di auto sconfitta e di atrofia dell’immaginazione politica ci saranno proprio tutti, dal più lucido segretario della sala da thè dove gli alleati giocano il risiko all’attore duro e puro che ha dimenticato le ultime battute del copione.
Il più audace di loro è lo spilungone Buchhaltungsorientiert (testa di contabile) che, dando la massima prova di credulità nella bontà dei propositi albionici, dirà stentoreo “non possiamo accettare che le questioni territoriali tra Russia e America siano discusse o addirittura decise sopra le teste degli europei, sopra le teste degli ucraini”, aggiungendo che “Putin agisce solo sotto pressione”. La Heidi delle steppe mostrerà una lacrima sul suo bel visino, il lusitano ridens e la baronessa di cuori si complimenteranno con tutti asserendo che “uniti si vince”. Ciò fatto, essi avranno soddisfatto i bisogni della loro sindrome di vassalli felici. L’ironia sarà che dal demiurgo e dal suo estatico vice dagli occhi azzurri luminosi il vertice virtuale non ascolterà nessun commento sulle opzioni di pressione contro la Russia, sulle domande sui territori ucraini occupati dalla Russia, sulle garanzie di sicurezza per Kiev e sulla sequenza di potenziali colloqui di pace.
L’insieme dei soggetti affetti dalla sindrome, si riunirà poco dopo per valutare la situazione. È qui che entrerà in scena Merlino consigliere dell’attore duro e puro che nei panni di Artù estrarrà la spada Excalibur e griderà “fino all’ultimo ucraino, morte ai russi”. I partecipanti al vertice virtuale si sentiranno alla “tavola rotonda”. Lo spilungone Buchhaltungsorientiert (testa di contabile) si apparta col nano dei campi elisi e dopo poco annuncia: i russi non passeranno! A questo punto, cari lettori, dobbiamo temere il peggio. L’ attore duro e puro potrebbe essere convinto della sua missione, tentando il tutto per il tutto con una spettacolare azione nelle profondità delle steppe, contro l’odiato Orso per evitare che si rechi tra i ghiacci d’Alaska.
In questa estate 2025, già di suo molto calda, la sindrome dei vassalli felici rischia di produrre e indurre reazioni a catena.





