
“La vera tragedia – scrive Robert D.Kaplan – non è il trionfo del male sul bene, ma la sofferenza causata dal trionfo di un bene su un altro bene”. [i]
Il bene che Zelensky dovrebbe ora comprendere, se non fosse continuamente preda dei suggeritori inglesi ed europei, è che il congelamento del conflitto, che comporta l’occupazione di fatto, ma non di diritto, del Donbass, rappresenta il bene di chiudere una carneficina in cambio del bene di stabilire una pace duratura, “giusta”, con la partecipazione dell’Unione Europea, degli inglesi e di tutti quelli che si agitano perché sono esclusi da una trattativa tra Trump e Putin che, evidentemente, ha il tema dell’Ucraina come uno dei tanti in agenda.
Zelensky dovrebbe anche accogliere i suggerimenti cinesi. Il presidente cinese, Xi Jinping, durante una conversazione telefonica con il presidente russo Vladimir Putin, secondo quanto riportato dalla China Central Television (Cctv), avrebbe affermato: “Non esistono soluzioni semplici a questioni complesse, la Cina continuerà a promuovere la pace e i negoziati” sull’Ucraina.
L’affermazione cinese, assieme a quella perla di saggezza che troviamo nel libro di Kaplan, dovrebbe indurre il presidente ucraino a far trionfare il bene della cessazione del conflitto sul bene della conservazione dei territori come condizione per sedersi a qualsiasi tavolo di confronto con Putin.
La proposta che è sul tavolo, come pare di capire anche dalle parole del premier polacco Donald Tusk, consiste in un congelamento del conflitto, una sorta di soluzione coreana.
Potrebbe essere vicina una tregua nel conflitto in Ucraina, ha affermato infatti il primo ministro polacco Donald Tusk dopo aver parlato con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky.
“Ci sono alcuni segnali, e abbiamo anche l’intuizione, che forse un congelamento del conflitto – non voglio dire la fine, ma un congelamento del conflitto – sia più vicino che lontano”, ha detto in una conferenza stampa. “Ci sono speranze in questo senso”.
Tusk ha affermato che Zelensky era “molto cauto ma ottimista” e che l’Ucraina era desiderosa che la Polonia e altri paesi europei svolgessero un ruolo nella pianificazione di un cessate il fuoco e di un eventuale accordo di pace.
Il problema è che Zelensky, come al solito, si contorce in dichiarazioni che fanno capire che è soggetto a pressioni di vario genere e, in primo luogo, da parte di chi continua ad essere escluso dai colloqui, ossia l’Unione Europea e Londra (la Francia è Macron, quindi inesistente).
“Tutti sanno per certo – ha affermato Zelensky – che in Russia tutte le decisioni chiave sono prese da una sola persona. E che questa persona teme le sanzioni degli Stati Uniti. E che è giusto che l’Ucraina partecipi ai negoziati. Quindi il formato degli incontri dei leader è, in particolare, un formato trilaterale. Ne abbiamo discusso in dettaglio ieri: diversi formati bilaterali e uno trilaterale”.
Poi: “Sono grato al presidente Trump per la sua apertura nella ricerca di soluzioni veramente efficaci. Qui in Ucraina siamo fiduciosi che questa guerra possa essere conclusa con una pace duratura. Ma ogni passo deve essere attentamente valutato per raggiungere l’obiettivo”.
Altra dichiarazione: Zelensky chiede che anche l’Europa partecipi ai colloqui di pace tra Russia e Ucraina. “La guerra sta avvenendo in Europa e l’Ucraina è parte integrante dell’Europa” ha affermato Zelensky sui social media dopo una telefonata con il cancelliere tedesco Friedrich Merz. “Noi stiamo già negoziando l’ingresso nell’Unione europea” aggiunge il presidente ucraino, “perciò l’Europa deve essere tra i partecipanti di questi rilevanti processi”.
Il primo di agosto Zelensky aveva avanzato l’ipotesi di un referendum al termine del conflitto riguardante la possibile cessione di territori alla Russia. Questa idea è emersa durante una lunga intervista concessa a media francesi, in cui Zelensky ha anche discusso la partecipazione di Mosca a futuri colloqui di pace e ha riconosciuto che, al momento, Kiev non è in grado di riconquistare le regioni occupate.
È del tutto evidente che un congelamento del conflitto non implica alcuna cessione dei territori che possa essere sottoposta referendum, in quanto ufficialmente non si cede nulla.
L’Ucraina potrebbe continuare a rivendicare le provincie del Donbass e la Crimea e Putin i territori del Donbass non ancora conquistati.
Ovviamente la possibile fine del conflitto non va bene a chi lo ha alimentato e va così che Bloomberg che, va ricordato, è vicino ai Dem Usa, cita “fonti” secondo le quali Washington e Mosca (ossia Trump e Putin) starebbero cercando di raggiungere un accordo per porre fine alla guerra in Ucraina che consoliderebbe l’occupazione russa dei territori conquistati durante l’invasione militare.
Secondo Bloomberg Putin sta chiedendo all’Ucraina di cedere alla Russia l’intera area orientale del Donbass, oltre alla Crimea. Ciò richiederebbe al presidente ucraino Volodymyr Zelensky di ordinare il ritiro delle truppe dalle parti delle regioni di Luhansk e Donetsk ancora controllate da Kiev, ossia le città di Sloviansk, Kramatorsk, Pokrovsk e Kostiantynivka, “consegnando – sostiene Bloomberg – alla Russia una vittoria che il suo esercito non è riuscito a ottenere militarmente dall’inizio dell’invasione su larga scala nel febbraio 2022”. In cambio, “la Russia interromperebbe la sua offensiva nelle regioni ucraine di Kherson e Zaporizhzhia lungo le attuali linea del fronte”, rinunciando quindi alle città capoluogo di Kherson e Zaporizhzhia. Tale esito “rappresenterebbe una vittoria importante per Putin”, osserva Bloomberg.
Per dirla in altro modo, la testata vicina ai Dem ci sta dicendo che Trump sta svendendo l’Ucraina dando ragione a Putin.
Zelensky, ha segnalato in precedenza Fox News, non potrebbe sottoscrivere questi termini perché la Costituzione ucraina impone che ogni cessione territoriale passi per un referendum nazionale.
E infatti, per ora, non si discute di cessioni, ma di congelamento del conflitto.
Saremmo di fronte ad una sorta di “38° parallelo” simil Corea che, congelando il conflitto apre, con la dovuta calma, nuovi possibili scenari in relazione ad un assetto dei rapporti tra Russia, Paesi europei e Stati Uniti il quale, come dice Xi Jinping, essendo una questione complessa e intrecciata con altre situazioni complesse, non richiede soluzioni semplici.
Indiscrezioni del portale polacco Onet avanzano l’ipotesi di un cessate il fuoco, rinviando la questione dei territori a data da destinarsi, la cancellazione delle sanzioni imposte alla Russia e il ritorno all’importazione europea di gas e petrolio russi. Questione, questa, che riguarda in primo luogo la Germania, ma anche l’insieme delle economie del Vecchio Continente.
La narrazione di Bloomberg, come quella di altri media, non ha come obiettivo polemico Putin, ma Trump, che continuamente viene dipinto come subordinato al leader Russo.
Comunque sia, l’incontro tra Putin e Trump è in fase di preparazione e potrebbe anche tenersi la prossima settimana. C’è chi ipotizza la data dell’11 agosto. Incerto il luogo. Sarebbero in lizza Ungheria, Svizzera, Roma ed Emirati. L’Ungheria sarebbe la prima scelta di Putin.
Donald Trump, aveva sondato giovedì, nel corso di una telefonata, la premier Giorgia Meloni per chiederle la disponibilità italiana di ospitare a Roma il vertice con Putin e Zelensky sulla guerra in Ucraina. Una richiesta – secondo quanto appreso dall’agenzia Ansa – che ha ricevuto risposta positiva tanto da farla formalizzare dal segretario di Stato americano, Marco Rubio a Italia, Francia, Germania, Gran Bretagna, Ucraina e Finlandia. Lo stesso Zelensky si era detto molto favorevole, ma il vertice non si farà a Roma per la contrarietà di Mosca che considera l’Italia troppo schierata con l’Ucraina.
Non è difficile capire che le esternazioni di Sergio Mattarella sulla Russia, che hanno già creato una tensione diplomatica notevole, hanno creato la contrarietà di Mosca.
Nel frattempo la Tass riferisce che in un’intervista alla rivista statunitense Time, il presidente bielorusso Alexander Lukashenko ha ribadito la disponibilità del suo Paese a organizzare negoziati trilaterali tra il presidente russo Vladimir Putin, il suo omologo statunitense Donald Trump e il presidente ucraino Vladimir Zelensky.
“Sono pronto a impegnarmi e a preparare questo incontro per il bene della pace – ha aggiunto Lukashenko – Quindi, iniziamo a prepararci. Vedrete come agirà Zelensky. Sarà testardo e si opporrà fermamente”.
Il problema di Zelensky è che da qualsiasi parte si giri c’è qualcuno che gli ricorda che deve stare ai patti: quelli con i neocon, quelli con i Dem, quelli con Londra, quelli con l’Unione Europea e ora quelli con Trump.
Trump gli ricorda che è lui che comanda. Gli inglesi gli ricordano che sono loro che lo hanno supportato anche contro gli Usa. L’Unione Europea frigna perché è esclusa e gli ricorda che se non la fa entrare in gioco Kiev non entrerà nell’Unione (sempre che si ancora viva).
Ieri il Consiglio Europeo ha approvato il quarto pacchetto finanziario di sostegno all’Ucraina per un valore di 3,2 miliardi di euro.
Zelensky oscilla, ma sa bene che se non ascolta Zio Sam e sente le sirene di Londra e di Bruxelles rischia grosso.
E se non le ascolta? Rischia grosso.
In ogni caso, se Zelensky continua a mettersi di traverso, la soluzione del conflitto passerà sulla sua testa.
[i] Robert D.Kaplan, La mente tragica, Marsilio





