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ATTENTI A QUEI DUE

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Attenti a quei due

Lo dico in premessa: mi darebbe immenso fastidio chiarire che ho detto quello che ho detto e non altro. Premessa ormai necessaria ogni volta che si tocca Putin, o Trump, o Netanyahu. Fondando su questo, intendo svolgere – e porgere – una riflessione sulle ultime esasperazioni pre-belliche proprio di Trump e Putin: la Russia ricorda di avere a disposizione un sistema che, anche in caso di sua distruzione totale, è in grado di lanciare migliaia di missili nucleari; e gli USA , in risposta, schierano sommergibili armati con atomiche nelle vicinanze della Russia.
So che molti non credono in un possibile conflitto estremo: io ho dei dubbi su questo loro dubbio. In ogni caso guardo allo scontro, che sta diventando personale, tra Trump e Putin. E mi preoccupo. Perché si tratta di uno scontro tra due disperati.

Ci vorrà del tempo ed un clima meno esasperato dell’attuale per domandarsi quali sono davvero i guasti che la cordata dei Presidenti USA democratici e l’inazione dei neo-con degli ultimi 30 anni hanno portato all’America. Sta di fatto che Trump ha ereditato una situazione difficilissima. Debito mostre, deficit incontrollabile, bilancia dei pagamenti starata, unicità del dollaro in discussione, tensioni sociali altissime, perdita di consenso nel mondo occidentale, controllo dell’economia e del potere bellico dimezzato ed anche di più: solo per dire di alcuni problemoni, sintetizzabile in “il crollo dell’impero americano”. Lo slogan M.A.G.A. – non diverso da quell’America First che avevamo già visto – è stato il predellino che ha consentito a Trump di vincere: a larghe mani. Vincere promettendo di risolvere una situazione pressoché irrisolvibile: comunque non in tempi brevi. Ha capito che il suo progetto è fallito prima ancora di svilupparsi, almeno nei tempi.

Nella nuova ripartizione del mondo, ormai agli stati di avanzamento finali, Putin si trova stretto in una morsa: da un lato i BRICS++, raggruppamento che non lo vedrebbe più di una semplice figura di spicco, ma con poteri veri nella mani di altri; dall’altro un mondo occidentale che lo rifiuta. Il progetto di Putin era ed è quello di rappresentare un “terzo polo”, aiutato in questa dall’assenza dell’ Europa : schierato cioè con i BRICS ma sufficiente autonomo in grado di sviluppare una politica di raccordo, ben oltre una posizione di mediazione. Ci ha lavorato e ci sta lavorando in Medio Oriente, in Asia, in Africa. E qui ha avuto qualche successo, poco appariscente ma vero. Ha avuto invece uno stop in Europa: l’invasione dell’Ucraina (a mio parere non preludio ad allargamenti territoriali di cui non ha bisogno, ma conquista di risorse minerarie ed espressione di “voce grossa” nei confronti di USA e GB che ne controllavano sempre più politiche e territorialità) è stata frenata. Putin non può perdere questa guerra: né con la diplomazia, ancor meno sui campi di battaglia. I sorrisetti di India, ma soprattutto Xi Jinping, diventerebbe scherno: che non può accettare. Perché, con Russia e USA intrappolati nei propri campi di battaglia, Pechino avanza senza clamore, punta a riconfigurare l’ordine globale senza fuoco e fiamme, ad emergere come garante di stabilità, e infine, restando fuori dal logoramento bellico, ad offrire un’alternativa silenziosa ma solida all’egemonia occidentale. Tokyo e Seoul hanno disertato l’ultimo summit NATO: il sogghigno cinese aumenta. Il fallimento di Putin anche.

La mia visione è dunque di due uomini disperati. Se si accordassero per essere non l’uno contro l’altro, avrebbero qualche chance in più. Ho letto così, sia l’atteggiamento di Trump di qualche mese fa – che ci ha provato – e sia quello di oggi dopo un brusco risveglio.
Dunque due disperati : e quando due disperati si scontrano, cosa succederà diventa molto poco prevedibile.

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  • Redazione

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