
Pensieri del pre-vacanze (brevi)
Sono solidale con Mattarella: il “libro nero” di Putin è la fotografia di un dittatore e di una mentalità da dittatura. Lo ricordo, sommessamente, agli amanti delle “etichettature” che, mutatis mutandis…. Mi danno fastidio invece le voci sdegnate: Mattarella dichiara che Putin è come Hitler; e Putin risponde. Cosa ci si aspettava, che applaudisse? O sarebbe stato meglio se, considerandolo una nullità, non avesse avuto alcuna reazione?
Si conferma che la sinistra è in difficoltà. Le poche cose interessanti che posso dedursi dai sondaggi di opinioni, ormai giornalieri, sono i trend dei principali Partiti: che inviano segnali. Per esempio la variazione delle preferenze del PD è sintonizzata con quella del M5Stelle. Nell’ultimo periodo in diminuzione per il primo e in aumento per il secondo. Bisognerebbe interrogarsi sul perché, riflettendo che lasciarsi “giudicare” da Conte, considerarlo di sinistra per la “questione morale”, lasciargli spazio coprendo affettuosamente le sue imbarazzanti uscite, evidentemente non piace. Il populismo di Conte è sotto gli occhi di tutti: se il PD gli va dietro senza contestarlo, o peggio copiandolo, fa pensare a chi vota che, se è così, è meglio votare l’originale. E soprattutto che, in linea di principio, l’uno vale l’altro: di fatto sono intercambiabili!
Mi domandano perché ce l’ho tanto con la sinistra. Sintetizzo al massimo: perché se di fronte ad errori colossali compiuti, che hanno portato al fallimento di una intera epoca, la sinistra non riconosce di aver sbagliato e affibbia colpe e responsabilità al “nemico”, mentendo inoltre spudoratamente su percorsi politici e decisionali, il pensiero che, conquistando nuovi traguardi, si comporterebbe facendo esattamente quegli errori che non riconosce tali mi fa capire che il futuro è buio. E che la presunzione che oggi la sinistra scambia per “difesa di un’idea” resterà immutata. Per me è un no grosso come una casa. Abbiamo già dato.
C’è un affannarsi di sciocche contestazioni e di altrettanto sciocchi trionfalismi sull’andamento dell’occupazione. E’ come litigare sul tipo di marmellata che si mangia a colazione la mattina senza pensare che il pranzo è in molto in forse e la tavola per la cena impossibile da apparecchiare. Gli arzigogoli sui dati ISTAT sono relativi a numeri che dicono cosa è già successo: ma secondo l’Employment Outlook dell’Ocse, che pure andrebbe letto, entro il 2060 la popolazione italiana in età lavorativa (20-64 anni) diminuirà del 34%, ben oltre la media dei Paesi Ocse. Il rapporto tra occupati e popolazione scenderà di oltre 5 punti percentuali e il Pil pro capite potrebbe diminuire del 22%. Integrando questi dati con quelli dell’aumento della vita media, il quadro che ne esce è: niente pensioni e niente assistenza anche medica.
Il problema da affrontare non sarebbe dunque la riduzione dell’età pensionabile ma, al contrario, quello dell’utilizzo delle persone sane in età matura; non dovrebbe essere prioritario il confronto sul “tipo di contratto di lavoro” ma la riduzione al “frizionale” del periodo di senza lavoro. E poi l’immigrazione, quella regolare: una mina. Troppo difficile? Infatti. Meglio discutere se l’aumento occupazionale è un miracolo o solo una finta. Non sia mai detto che, ragionando, a questo quadro più scuro del grigio si debba aggiungere anche l’effetto dell’arrivo dell’AI.





