
“L’accordo politico del 27 luglio 2025 non è giuridicamente vincolante”. Così nel comunicato ufficiale della Commissione dell’Unione Europea. Come dire che la firma della baronessa Ursula von der Leyen non vale alcunché. Il comunicato prosegue: “Oltre a intraprendere le azioni immediate, l’Ue e gli Usa negozieranno ulteriormente, in linea con le rispettive procedure interne, per attuare pienamente l’accordo politico”.
A Bruxelles sono fuori di testa? Come si fa ad “attuare pienamente” un accordo politico che “non è giuridicamente vincolante? ossia che non ha alcun valore?”.
La morte indecente del progressismo europeo è tutta racchiusa in queste poche righe, dove un burosauro di 30 mila addetti deve ammettere che il suo massimo esponente, ossia la tedesca Ursula von der Leyen, ha fatto un accordo che non è un accordo, il quale va pienamente attuato.
C’è un accordo che non è un accordo, in quanto un accordo, se fosse tale, sarebbe vincolante per le parti. Bruxelles intende attuare in tutte le sue parti un accordo che non c’è.
E’ la stessa manfrina del riconoscimento dello Stato di Palestina da parte dei due esponenti politici della finanza rosso scudata, i quali, in quanto geni della politica, del socialismo e del liberalismo progressista, intendono riconoscere uno Stato che non c’è.
Siamo in un mondo di alienati, in un manicomio dove le fantasie frutto dell’alienazione pretendono di essere tenute in considerazione come realtà effettuali, verità incontrovertibili.
Ormai l’Unione Europea è un campo psichiatrico, popolato da politici da mandare a casa e da una pletora di funzionari da licenziare in tronco per dichiarata inettitudine.
Preso atto che Bruxelles è ormai un manicomio e che il progressismo è morto in modo indecente, è necessario assumere alcune decisioni “sanitarie”, la prima delle quali è che gli Stati devono trattare in proprio con gli Usa, baipassando il campo santo belga dove giacciono le spoglie del progressismo green e del globalismo finanziario.
Gli Stati trattino fuori dalle mura del manicomio. Torniamo alla salute mentale.
Seconda questione, che riguarda in modo preciso l’Italia. Se Ursula von der Leyen è una la cui firma vale niente, in quanto sottoscrive accordi che non sono accordi, i quali non essendoci vanno attuati, al fine di sottrarsi dalla psichiatria, l’Italia dovrebbe ritirare il commissario Raffaele Fitto, evitando di condividere il ridicolo (e anche il manicomio).
Terza questione. Girano voci di una possibile sostituzione della baronessa teutonica con Mario Draghi. Sarebbe come cadere dalla padella nella brace.
Nel settembre 2023, Ursula von der Leyen, ha incaricato Mario Draghi, ex Presidente della Banca Centrale Europea ed ex Primo Ministro italiano, di redigere un rapporto sulla competitività futura dell’Unione Europea. Il rapporto, presentato il 9 settembre 2024, propone una strategia ambiziosa per rilanciare l’economia europea, con un fabbisogno stimato di 750-800 miliardi di euro annui di investimenti pubblici e privati, pari a circa il 4-5% del PIL dell’UE.
Tra le raccomandazioni principali ci sono la decarbonizzazione, l’innovazione tecnologica, la riduzione della dipendenza geopolitica e una maggiore integrazione del mercato interno, con proposte come l’emissione di debito comune europeo e una politica industriale coordinata.
Von der Leyen ha accolto il rapporto, sottolineando che guiderà le priorità della Commissione per i prossimi cinque anni, con la definizione di un “Competitiveness Compass” nel gennaio 2025.
Incaricare Mario Draghi sarebbe, pertanto, continuare sulla stessa strada disastrosa che ci ha portato al manicomio attuale.
Il punto vero di tutta questa questione è che è necessario prendere atto che il progressismo green è finito e che continuare sulla strada del progressismo green è pura follia suicida e che l’Union e Europea, così come è stata pensata a Maastricht, è un cadavere in putrefazione e che se si vuole che esista un’Europa comunitaria questa fa rifondata secondo criteri politici, come Federazione di Stati, con una Costituzione, un Parlamento vero, un Governo federale. Poiché questo obiettivo è irrealistico, meglio tornare alla Cee e smontare il manicomio di Bruxelles con tutti i suoi occupanti.
Il progressismo è morto indecorosamente anche in Italia, anche qui con delle esternazioni che fanno pensare alla mancanza di ogni logica. La razionalità è andata in vacanza. La Schlein chiede alla Meloni di riferire in Parlamento di un accordo senza valore in quanto non accordo, però da attuare, stipulato dalla von der Leyen. Lo chieda alla baronessa. Ammesso che lei si ricordi di essere stata in Scozia. Il Campo largo del progressismo nostrano è trasformato in un Campo santo, inteso come cimitero, dove chi pensava di cavarsela andando a portare fiori sulla tomba del Pd, travolto dagli scandali, viene rimesso alla sbarra da una sentenza della Corte di Cassazione che chiama a rispondere di reati relativi alla pandemia di Covid.
Per il centro destra italiano è giunta l’ora di sfilarsi definitivamente e inequivocabilmente dal manicomio di Bruxelles, di mandare al diavolo i campi larghi (santi, cimiteri) e di pensare di cominciare a trattare con gli Usa alcuni elementi fondamentali, come, ad esempio la questione di Taranto, acciaieria a due passi dall’ammiragliato, strategica per qualsiasi logica relativa alla costruzione di sistemi di difesa (vedi ad esempio navi) che siano degni di tale nome.
La crisi del progressismo italiano è oggi ben rappresentata nelle dimissioni del sindaco di Taranto, eletto con i voti del centrosinistra, che ha mollato assediato da chi lo voleva inchiodare per gli accordi di programma sull’ex Ilva. Salta la riconversione dello stabilimento siderurgico? Il centrosinistra cimiteriale trascina con sé uno degli asset più importanti per il Paese?
La morte del progressismo è ormai non solo indecente, ma devastante.
E’ ora di chiudere la partita, in Italia come a Bruxelles, con un’accelerazione di provvedimenti che prescindano dai manicomi e dai cimiteri.





