
La verità che emerge in tutta evidenza politica e che l’attuale aggregato progressista che aspira a campi larghi, da almeno dieci anni ha scelto di focalizzare su Milano un’azione spregiudicata, dando priorità agli interessi economici e finanziari delle aree del centro attraverso una politica fatti di precisi interessi di priorità urbanistica concreta (i fondi del Qatar sulle aree simbolo della moda ne sono un evidente esempio).
Sono molti i fondi e i finanzieri italiani ed esteri che negli anni si sono immersi a sostegno a questo disegno politico urbanistico speculativo.
Così e tornato di moda anche il titolo dello storico film “Le mani sulla città “di Bellocchio
L’operatività ha scelto la velocità e l’urgenza attuativa. Leggi e norme esistenti sono molte volte sostituite e supportate da “autocertificazioni “ disattese da verifiche della realtà .
Emergenza interpretativa come pilastro di un procedere molto redditizio: una creazione politica su cui appoggiare oggi un eventuale ricatto politico di vuoto istituzionale.
Una spregiudicatezza che si può leggere in modo esplicito anche sui presunti giornali “autorevoli”, schierati a difendere un mondo radical chic.
E’ del tutto evidente che gli avvisi di reato al sindaco non portano al dovere delle dimissioni.
Essere però ciechi sulla realtà evidente a tutti e sostenere che le leggi sono datate quindi superate e sostituirle con “autocertificazioni” mai verificate è un atto di Cesarismo politico a dir poco insultante e ridicolo anche esteticamente.
Si aggiunga che tutta questa manfrina mette in evidenza la storia riformista di Milano del passato.
La lunga battaglia del Sindaco Carlo Tognoli per la costruzione di un’area metropolitana milanese è finita in niente. Amato da tanti milanesi e da tutti i veri riformisti socialisti, morto da poco tempo, ora è molto probabile che Tognoli, di fronte a questo trasformismo, si rigiri nella tomba.
Nessuna meraviglia che una rete politico-istituzionale così vetusta e così fragile rischi di essere travolta dalle forze animali del mercato, soprattutto se globale.
Il professore di filosofia Giovanni Cominelli, attento osservatore dei fatti milanesi, sottolineava con la forza di argomentazioni ben motivate, nei giorni scorsi, “come il punto critico a Milano è diventato l’abitare. Un infermiere, un insegnante, un neo-assunto, un guidatore di autobus, una famiglia di immigrati, uno studente non ce la fanno ad abitare a Milano, oggi: o mangiano o abitano. “
Le conseguenze per molti strati sociali legati al mondo del lavoro sono drammatiche.
Le giustificazioni specialmente dopo il pronunciamento attuale della Cassazione sono politicamente finite in un vicolo cieco, con effetti economici tutti da individuare. Un campo che con le “autocertificazioni” pretendeva di diventare largo e protervio, in realtà si restringe visibilmente sempre più. Inoltre comprende sempre meno la via d’uscita praticabile.





