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LA SOLITA NARRAZIONE ANTI ITALIANA

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Leggere il rapporto di 32 pagine del Censis sull’orientamento degli italiani su una possibile guerra fa ipotizzare due risposte: mettersi a piangere o mettersi a ridere.

Il Censis è impietoso. Basta collegarsi al sito https://www.censis.it/sicurezza-e-cittadinanza/gli-italiani-guerra-il-16-pronto-combattere-il-19-diserterebbe-  e poi leggere.

“Roma, 18 luglio 2025 – Pacifisti, disertori e mercenari stranieri. Secondo gli italiani le probabilità che l’Italia sarà coinvolta in un conflitto entro i prossimi cinque anni sono salite a quota 31 su una scala da 0 a 100. Se scoppiasse la guerra, l’Italia però non correrebbe alle armi con ardore patriottico. Le persone anagraficamente più interessate, tra i 18 e i 45 anni, sarebbero in larghissima maggioranza riluttanti a rispondere alla chiamata delle Forze armate. Solo il 16% si dichiara pronto a combattere (tra gli uomini la percentuale sale al 21% e tra le donne scende al 12%). Il 39% invece protesterebbe, in quanto pacifista. Il 26% preferirebbe appaltare le operazioni militari e la difesa del territorio a soldati di professione e a contingenti di mercenari stranieri, da reclutare e stipendiare. Il 19% diserterebbe: si darebbe alla fuga pur di evitare il fronte. Per affrontare i pericoli, l’81% cercherebbe informazioni su un rifugio dove ripararsi dai bombardamenti, il 78% stoccherebbe provviste alimentari, il 66% si procurerebbe un kit di sopravvivenza, il 59% si trasferirebbe in una località lontana dalle zone dei combattimenti, il 27% si procaccerebbe un’arma per difendersi”.

Si tralascia per stile, per motivi di sanità mentale – in quanto lo scrivente è nato e cresciuto nelle caserme di Carabinieri, un passato da ufficiale di Artiglieria, da sempre nel mondo dell’associazionismo militare, una vita tra armi e qualcos’altro – di approfondire le singole parti della inchiesta perchè a leggere il report di Censis sembra ritornare la frase di Churchill che affermava che “gli italiani fanno le guerre come quando giocano le partite di calcio e giocano le partite di calcio come fanno le guerre”.

Una Storia, quella degli italiani al fronte, fatta di viltà, tradimenti, rese incondizionate, consegna di intere flotte, poco dignitosa per un Paese che per cultura ha sempre preferito gli accomodamenti, gli accordi sottobanco, il cerchiobottismo.

Sarà così. Anzi è così. Ma non è così.

Non è così perchè nella famiglia di chi scrive il nonno paterno, bracciante agricolo della Capitanata, ricevette la Croce di Vittorio Veneto in quanto sul fronte del Carso quando tutti scappavano con la sua Compagnia decimata, fermava da solo con la sua mitragliatrice Saint Etiene un assalto austriaco, e quella Croce, mai esibita pubblicamente, ha avuto solo un posto in un cassetto di legno.

Non è cosi per il padre è stato un “Maresciallone dell’Arma” che ha combattuto mafie e terrorismo.

Non è cosi, perchè malgrado tutte le infamie ricevute da una p.a. di incapaci e corrotti, che offendono la dignità della Bandiera verso cui mai e poi mai si verrà meno al giuramento di Fedeltà, si deve ricordare, al Censis in primis, che noi abbiamo avuto Uomini come Teseo Tesei, Fecia di Cossato, Todaro e Durant De La Penne.

Abbiamo avuto i “Leoni della Folgore” ad El Alamein. Abbiamo avuto gli Eroi dell’Amba Alagi, i Carabinieri di Culquaber, gli impavidi della Aqui a Cefalonia. Abbiamo Salvo D’Acquisto.

Potremmo continuare all’infinito e basta il cenno a questi nomi per far scomparire i Badoglio, i Maugeri, i Iachino e tutti i felloni che hanno guidato i nostri fanti, marinai ed avieri.

Basta. Basta con la solita narrazione di un popolo di servi e camerieri.

Basta con la storiella che non siamo capaci, perchè a voler scrivere di Enrico Mattei, figlio dell’Arma, comandante partigiano, fondatore dell’ENI, dovremmo tutti levarci il cappello e rimanere sugli attenti.

Si sa. In questi giorni tutti al mare. Ministeri chiusi, fancazzisti a cantare “..finchè la barca và lasciala andare..”-

Basta con nani e ballerine. Siamo un grande popolo quando lo vogliamo ricordare.

Quando camminate per le nostre strade, attraversate le nostre piazze, salutate i nostri soldati, i nostri giovani con una divisa addosso. Siamo noi a dar loro la forza di essere “ITALIANI”.

E’ tutto da dimostrare che gli altri siano più capaci. E’ tutto da dimostrare che i cosiddetti alleati non tradiscano anche loro. E’ tutto da dimostrare che non ci siano Italiani disposti a morire per questo disgraziato Paese.

Quindi.. alle elitè radical chic che pontificano sul nulla, ai convegnisti e conferenzieri del niente, a chi fa carriera con l’aiuto dello “straniero”, a chi si fa pagare per tradire si scrive solo una piccola cosa: “noi ci batteremo per l’Italia”

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  • Redazione

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