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L’ATLANTISTA ABBANDONATO

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di Paolo Falconio*

L’incubo di Brezinsky di un blocco Sino Russo è realtà. La Russia non si fermerà fino a quando non avrà raggiunto i suoi obiettivi, con l’Ucraina che venderà a caro prezzo ogni pezzo di terra. Lo farà con armi americane, pagate dalla NATO, cioè da noi. Vedremo se l’entità degli aiuti sarà tale da costituire un game changer oppure si limiterà a prolungare il conflitto. Inciso, i russi ritengono che la guerra in Ucraina durerà ancora a lungo. Parole che fanno brillare gli occhi a una certa nomenclatura europa affaristica, mentre crollano le economie.
Possiamo continuare a bere i nostri aperitivi o forse no, perché la guerra ha dinamiche e fattori scatenanti che sfuggono ai piani originali.
Intanto dall’altra parte del mondo in Australia si svolge una grande esercitazione USA, Giappon e Australia che simula un conflitto con la Cina. Fronte compatto? Forse si, anche se il Pentagono fa richiesta ad Australia e Giappone di esplicitare la loro postura in caso di invasione di Taiwan.
Tutti gli analisti sono abbastanza convinti che il confronto militare tra Cina e USA sia una questione di tempo. E non è tanto tempo, perché la Cina invecchia in fretta e di fronte all’inevitabile, dovrà fare la sua mossa massimo fra 10 o 15 anni. Questo sempre che le previsioni tengano e da come va il mondo coltivo alcuni dubbi.
L’Ucraina intanto, oltre a batterie antimissile, che è il suo vero vulnus, ci chiede truppe. Scarseggiano gli uomini. A parte il rischio escalation, in Europa gli uomini scarseggiano anche per ricostruire gli eserciti nazionali.
Un vulnus non da poco. Ad eccezione dell’Europa dell’Est e manco tutta, l’Occidente europeo non ci pensa proprio a fare la guerra. Questa mentalità non muterà tanto presto e dal punto di vista militare è importante quanto e forse più dei sistemi d’ arma.
Intanto la strategia americana,che a me sfugge, è di contenere le minacce con un apporto importante degli alleati, ma al contempo scatena contro di loro un’offensiva economica senza precedenti. Io non sarei così fiducioso nella lealtà di una Germania riarmata, ma neanche del Giappone (che si è già riarmato). È notizia recente che l’ex Primo Ministro giapponese ha avviato una campagna per mandare via i soldati americani. È una campagna che non andrà lontano, ma è un fatto significativo quanto allarmante. La percezione è che l’America di Trump non voglia dare garanzie di sicurezza a nessuno. Quella sicurezza che è il fondamento del suo impero. Se venisse meno dubito che gli assetti geopolitici non muteranno.
Quando riaffermo di sentirmi atlantista, mi sento sempre più isolato e mio malgrado importa poco a Washington. Sul prossimo numero di Limes leggerete un articolo secondo il quale da un’indagine del CENSIS solo il 10% degli italiani è disposto a combattere per difendere la Patria, il 38% prenderebbe le armi per difendere la Groenlandia in caso di invasione americana. Questo mentre in tutta Europa covano forze che sono un terremoto politico e la Russia se la ride.
 
*  Membro Consejo Rector de Honor y Conferenciante presso Siciedad de Estudios Internacionales (SEI)
 

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  • Redazione

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