Home Opinioni NELLA FORESTA DI DARKWOOD, L’ERMENEUTICA DI ZAGOR

NELLA FORESTA DI DARKWOOD, L’ERMENEUTICA DI ZAGOR

0

di Paolo Zanotto

Premessa

È tornata l’estate, con il suo carico di luce abbagliante, brezze salmastre e sospensioni temporali; e con essa riemerge dall’oblio, come un ricordo incastonato nell’ambra, l’immagine di pomeriggi assolati trascorsi sotto l’ombrellone, quando il tempo sembrava dilatarsi all’infinito e, una volta ritemprato il fisico nell’acqua marina, giungeva il sospirato momento d’immergere la mente nei meandri della fantasia. Correva il decennio degli anni Ottanta del secolo scorso e, per un bambino cresciuto fra le pagine illustrate delle edicole italiane, il fumetto rappresentava ben più che un semplice passatempo: era una scuola di valori, una geografia simbolica, una porta segreta verso mondi altri.

In quella biblioteca balneare fatta di carta ruvida e colori saturi, oltre a Tex, Mister No e Martin Mystère, campeggiava una figura inconfondibile, a metà fra il mito e la leggenda: Za-gor-te-nay, “lo Spirito con la Scure”, per gli aficionados semplicemente Zagor. Le sue avventure, lette senza sosta mentre il frinire delle cicale si confondeva con lo sciabordio delle onde, divennero – senza che l’acerbo lettore se ne avvedesse – veri e propri esercizi spirituali camuffati da narrativa popolare. A distanza di anni, quelle letture si rivelano in tutta la loro portata formativa: non semplici svaghi da battigia, ma autentiche matrici filosofiche, capaci di modellare – nel profondo – il senso del giusto, il concetto di eroismo, il rapporto con la natura e con l’altro.

Lo scritto che segue nasce dunque come un atto di riconoscenza: è, insieme, un ritorno alle origini e un’indagine ermeneutica; un omaggio a quella infanzia pensante nutrita di avventure e un tentativo di restituire, coi solidi strumenti della riflessione adulta, il senso profondo di un’esperienza intellettuale che ha avuto inizio, paradossalmente, su una sdraio in riva al mare.

Tra mito popolare e archetipi filosofici

Nell’universo variegato della narrativa a fumetti italiana, Zagor, creato nel 1961 da Guido Nolitta (pseudonimo di Sergio Bonelli) e disegnato da Gallieno Ferri, occupa una posizione singolare, al crocevia fra il romanzo d’avventura, il western, la fantascienza e la speculazione mitica. Lungi dall’essere un mero eroe da intrattenimento, Zagor incarna – in una forma simbolica e transmediale – una vera e propria Weltanschauung: una visione del mondo in cui si condensano istanze etiche, metafisiche e antropologiche di grande rilievo.

Il presente scritto si propone di disvelare le matrici filosofiche sottese a quest’opera longeva, ponendo particolare attenzione alla dialettica fra natura e cultura, al ruolo della violenza giustificata, al sincretismo etico-religioso implicito nelle azioni del protagonista, nonché alla struttura narrativa come via iniziatica. Tali prospettive verranno analizzate con l’ausilio di riferimenti puntuali a pensatori classici e contemporanei, nella convinzione che Zagor, sotto l’ingannevole superficie del fumetto popolare, custodisca un’autentica saggezza perenne.

L’eroe liminale: Zagor come figura del meticciato simbolico

Il vero nome di Zagor è Patrick Wilding, i cui genitori vengono trucidati da un gruppo di pellerossa Abenachi. Rimasto orfano, il piccolo viene adottato da uno strano trapper di nome Nathaniel Fitzgeraldson (detto “Wandering” Fitzy), il quale vive come una sorta di eremita nella foresta. Patrick cresce cercando di vendicare la morte dei genitori; in seguito, tuttavia, egli scopre che il padre Mike, ufficiale dell’esercito, era “un militarista e un massacratore di indiani”, che a sua volta si era reso responsabile di stragi nei confronti di nativi innocenti. Tale fatto lo induce a comprendere come il bene e il male non stiano mai da un’unica parte e pertanto decide di redimere la colpa del genitore facendosi protettore dei deboli e degli oppressi, appartenenti a qualunque etnia. Già in tale genealogia si può cogliere un elemento fondamentale della sua filosofia implicita: l’eroe zagoriano non è un vendicatore cieco, bensì un agente di catarsi storica e personale.

Egli è dunque “liminale”, come lo avrebbe definito Victor Turner: un uomo ai margini delle categorie identitarie – non pienamente bianco, né indigeno, né civilizzato, né selvaggio – e in quanto tale, capace di mediare fra mondi in conflitto. Tale liminalità è rafforzata dalla sua collocazione geografica nella foresta di Darkwood, letteralmente una “selva oscura”, simbolo del locus mitico per eccellenza, assimilabile al “bosco sacro” dei misteri eleusini, ma anche al “selvaggio” del De rerum natura lucreziano, dove natura e cultura si affrontano senza mai risolversi.

L’etica dell’equilibrio: fra giustizia naturale e logos universale

Zagor si comporta come un legislatore simbolico, che non applica una legge positiva bensì una lex naturae che egli interpreta istintivamente. Come afferma più volte nei suoi dialoghi, la giustizia non è prerogativa dei tribunali, ma si trova custodita nel cuore degli uomini. In ciò, la sua posizione rievoca l’etica stoica, in particolare la concezione di Cicerone nel De legibus, secondo cui esiste un diritto innato, inscritto nell’anima razionale, valido al di sopra delle consuetudini umane.

Un simile logos etico, d’altronde, non appare mai astratto né normativo: esso s’incarna nella concreta prassi dell’azione, spesso violenta ma mai gratuita o fine a se stessa. La sua scure – arma ancestrale, primitiva, “arcaica” – rappresenta l’emblema della forza non distruttiva, ma ordinatrice. In tal senso, Zagor richiama la figura dell’eroe-guerriero della Bhagavad Gītā: proprio come Arjuna, in effetti, egli combatte solo quando l’equilibrio cosmico lo esige; non per mera sete di potere o vendetta.

Lo spirito con la scure: simbolismo e funzione iniziatica

La maglia rossa di fattura indigena, che all’interno di un cerchio giallo sul petto raffigura l’Uccello del Tuono, il grido di battaglia (“Aahhyaaaakk!”), il rifugio nella capanna presso il lago, costituiscono tutti elementi che, interpretati in chiave simbolica, restituiscono a Zagor una dimensione iniziatica. Il thunderbird richiama alla mente l’aquila, poi simbolo della nazione americana, un animale solare, regale, legato al volo e dunque allo spiritus, alla dimensione trascendente. La scure, strumento di guerra ma anche di apertura dei sentieri nella foresta, rappresenta un simbolo di discernimento: divide, separa, apre.

Il viaggio dell’eroe zagoriano – affrontare minacce ignote, risolvere misteri arcani, sconfiggere il caos – segue la medesima struttura del percorso iniziatico delineato da Mircea Eliade nei suoi studi sulla religiosità primitiva: separazione, prova, reintegrazione. Di volta in volta, Zagor discende negli abissi della condizione umana (e, talvolta, perfino subumana), per poi risalire portando con sé un nuovo equilibrio, una nuova armonia tra le forze in lotta.

Razionalità e mistero: la dialettica fra scienza e soprannaturale

Uno degli aspetti più affascinanti della saga di Zagor è il suo continuo oscillare fra il realismo storico e l’irruzione dell’irreale. Non mancano infatti episodi in cui il protagonista affronta scienziati folli, creature di altri mondi, antichi dèi venerati in culti ancestrali risvegliati dall’azione teurgica compiuta tramite segreti riti magici. L’universo zagoriano si configura così come un cosmos ampliato, in cui il razionale e l’irrazionale coesistono senza annullarsi reciprocamente.

Tale visione rievoca la philosophia perennis, in cui la conoscenza umana non si riduce al sapere empirico, ma accoglie anche la dimensione del sacro e dell’invisibile. Zagor si pone quale mediatore fra questi due mondi, in ciò ricordando la figura dello sciamano, il cui ruolo è proprio quello di traghettare le comunità fra il noto e l’ignoto, mantenendo l’equilibrio tra forze divergenti. In questo senso, è possibile leggere l’opera anche alla luce della distinzione guénoniana fra scienza sacra e scienza profana, in cui la prima è un sapere simbolico, volto alla reintegrazione dell’uomo nell’ordine cosmico.

Lo specchio comico: il ruolo filosofico di Cico

Compagno di avventure di Zagor è il messicano Don Cico Felipe Cayetano Lopez Martinez y Gonzales. Il “piccolo uomo dal grande ventre” rappresenta una figura comica per eccellenza, ma come ogni fool nella tradizione shakespeariana o bachtiniana, egli incarna una funzione ben più profonda. Cico è archetipo del trickster positivo, il “mistificatore e imbroglione”, il doppio umano, una sorta di alter ego fallibile, ridicolo e affamato dell’eroe, ma che proprio per tale ragione ne rivela l’umanità. Nella sua figura si concentra il principio della catabasi comica, la discesa nella corporeità e nella finitudine, che impedisce alla figura di Zagor di elevarsi al rango di mito gelido o sovrumano.

Al pari di quanto avveniva nella commedia antica, la presenza del buffone consente una lettura a più livelli, dove l’umorismo smaschera le false grandezze e riporta l’eroe al cuore dell’umano. Cico, in fondo, è il Sancho Panza di un Don Chisciotte della giustizia fondata sul diritto di natura e, senza di lui, l’intera impalcatura filosofico-morale dell’opera rischierebbe di collassare sotto il peso della sua stessa serietà.

Conclusione: un pensiero per immagini

La filosofia di Zagor non si articola in forma sistematica, ma per immagini vive, azioni esemplari e simboli pregnanti. Essa si esprime nella forma narrativa e sequenziale del fumetto, in cui il tempo mitico e quello cronologico s’intrecciano; e dove il protagonista diviene specchio delle tensioni antropologiche dell’uomo moderno: desiderio di giustizia, nostalgia dell’armonia perduta, apertura al mistero.

Come tutte le grandi narrazioni popolari, Zagor non istruisce, ma inizia. Non argomenta, ma mostra. E ciò che mostra è una via di mezzo fra la spada e il logos, tra la selva e la civiltà, fra la scure e l’aquila. In simile tensione irrisolta risiede il suo fascino; e la sua verità.

Autore

  • Redazione

    Nuovo Giornale Nazionale è una testata Online totalmente indipendente, di proprietà dell’associazione Libera Stampa e Libera Comunicazione LIBERCOM.

Ricevi i nostri articoli via mail!

Ogni giorno i contenuti del Nuovo Giornale Nazionale sulla tua casella di posta elettronica

Non inviamo spam! Leggi la nostra Informativa sulla privacy per avere maggiori informazioni.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui