
Il dramma di Macron è che, in fondo, è un bambino viziato. Appena applaudito per aver declamato bene una poesia, pretende di avere caramelle a volontà e un teatro tutto per lui. Infatti.
La novità: il passaggio dalla dichiarazione congiunta di “Chequers” del 1995 a quella del 9 luglio scorso di “Northwood”, fa passare il mutuo sostegno di deterrenza atomica tra Francia e Inghilterra ad una “protezione nucleare” per l’intera Europa. Un eventuale attacco atomico contro un qualsiasi Paese europeo scatenerebbe una uguale reazione da parte di francesi e britannici.
Un passo importante: non perché – per dirla con franchezza – sia più rassicurante per chiunque di noi, ma perché stronca sul nascere le richieste della Germania di avere anch’essa l’atomica. Diffidenza verso i tedeschi? No, absit iniura verbis. Ma evitare di aumentare il numero di Paesi con l’atomica è sempre cosa buona e giusta. Dunque un applauso a Macron e Starmer.
Ringalluzzito, dopo gli infiniti ceffoni ricevuti in questo periodo, Macron pensa bene di anticipare al mondo che si vuole ampliare fino a 50.000 uomini l’attuale “forza di spedizione franco – britannica” (CJEF, istituita nel 2012 per molti scenari di crisi, ma soprattutto per operazioni di combattimento ad alta intensità) al fine di mobilitarli per un “possibile impegno a sostegno di un futuro cessate il fuoco in Ucraina”. “Questa espansione, dal livello di brigata a quello di corpo d’armata, permetterà di riunire la forza con altri partner europei e di metterla a disposizione della NATO”.
Dunque, un numero di soldati pronti all’azione che non lascia spazio ad interpretazioni. Putin, il cattivo che però non è scemo, l’ha presa a male. Ed ha avviato le “prove generali” del suo nucleare tattico e non solo tattico. Il dispiegamento di missili nucleari mobili e una specifica unità che ha iniziato esercitazioni su rotte di pattugliamento fino a 100 chilometri. I militari sono impegnati in simulazioni di lancio, installazione di postazioni, operazioni di mimetizzazione, sorveglianza e sicurezza.
Bravo Macron: un passo avanti verso un tentativo di soluzione diplomatica per la pace giusta. Perché se non si battono i pugni sul tavolo e non si fa la voce grossa, Putin potrebbe addirittura pensare di non perdere.
Dite che non è così? Vero. Ma non sia mai detto che Macron non sia in primo piano. Il teatro deve essere suo, non solo la scena.
Noblesse oblige, dicono dalle sue parti.





