di Lucio Leante
Mentre Donald Trump sembra determinato ad uscire dalla logica neocon che tanti lutti, sconfitte e sprechi di risorse ha provocato agli USA (per sostituirla però con una logica mercantile tutta americana) gli europei (che in passato, fino a Joe Biden, la hanno subita) oggi perseverano nella linea neocon ed anzi la riscoprono e la fanno propria. Lo fanno un po’ per inerzia e un po’ per mancanza di immaginazione strategica. Ma lo fanno soprattutto perché inseguono obbiettivi nazionali di ripresa economica attraverso il riarmo presentandolo come necessario per una presunta “minaccia russa” alle porte (“entro il 2030” – hanno sentenziato i servizi di intelligence tedeschi). Si tratta di una balla colossale inventata dopo la guerra fredda dai neocon americani con l’intento di proiettare nell’area post-sovietica la super-potenza americana sotto la maschera dell’esportazione della democrazia), ma che oggi serve soprattutto alla Germania, per riconvertire le sue industrie automobilistiche in fabbriche di armi e al presidente francese Emmanuel Macron e al premier britannico Keir Starmer anche per riguadagnare consensi interni periclitanti.
È alla luce di questa chiave di lettura che si possono spiegare gli aspetti paradossali e grotteschi che hanno caratterizzato i due eventi-spettacolo svoltisi nello stesso giorno di giovedì 10 luglio: la Conferenza di Roma “per la ricostruzione dell’Ucraina” e l’ennesima riunione (in teleconferenza) della “coalizione dei volenterosi”, coordinata da Parigi dal presidente francese Emmanuiel Macron e dal premier britannico Keir Starmer.
La prima è stata una vera kermesse (una fiera con stand e postazioni di 2000 aziende accreditate), in cui si parlava di “ricostruzione” dell’Ucraina mentre si prevedeva apertamente la continuazione delle distruzioni belliche in di quel paese devastato. La kermesse si concludeva poi con il parto del proverbiale topolino di 10 miliardi di euro in impegni. Basti pensare che secondo la Banca mondiale servirebbero 540 miliardi dollari solo per ripristinare le infrastrutture essenziali (le reti elettriche, i trasporti, gli ospedali) senza contare cioé il grosso dei danni: le case distrutte. Roba da fantastiliardi.
Nel frattempo, Volodymir Zelensky a Roma si sgolava per fare capire che nell’immediato gli serve tutt’altro: vorrebbe almeno 10 batterie antimissile Patriot. Solo gli americani ne dispongono e in quantità molto limitate, e Trump non è disposto a regalarle agli ucraini, ma semmai a venderle a chi voglia comprarle per loro. Il cancelliere tedesco Friederich Merz sembra disposto a pagare per due batterie; una cordata guidata dalla Norvegia addirittura per quattro; per le altre si vedrà.
L’Unione europea si prepara a varare un diciottesimo pacchetto di sanzioni. I primi 17 non hanno funzionato. Della serie: “Provaci ancora Sam”.
Nel pomeriggio dello stesso giovedì Starmer e Macron nel corso di una video-conferenza annunciavano da Parigi un loro accordo per “mettere a disposizione di tutti gli europei” il loro deterrente nucleare (consistente in alcune centinaia di ordigni atomici). Davanti ad una “minaccia estrema” all’Europa vi sarebbe – hanno assicurato- una “rapida risposta” di entrambe le nazioni. “I due deterrenti nucleari nazionali restano indipendenti, ma verranno d’ora in avanti coordinati in sostegno dell’Europa e della Nato” – hanno dichiarato. Cosa voglia dire in pratica questo ossimoro lo sanno solo loro.
In pratica, Londra e Parigi si assumerebbero la responsabilità della difesa dell’Europa continuando a fingere che Trump avrebbe già abbandonato la Nato e sottratto l’ombrello nucleare USA agli europei previsto come estrema possibilità dall’Articolo 5 della Nato. Adesso di quell’impegno si farebbero carico direttamente britannici e francesi perché, come ha detto Macron, le due nazioni condividono una “responsabilità speciale” per la sicurezza del Continente. La difesa europea congiunta verrebbe garantita anche sul piano convenzionale, con la costruzione assieme di missili anti-nave di nuova generazione e tutta una serie di armi avanzate, incluse quelle basate sulla intelligenza artificiale.
È previsto anche un rafforzamento – fino a 50 mila uomini- della forza di reazione rapida franco-britannica, che viene rifocalizzata sulla difesa della Europa e resa “pronta a combattere”. Esso potrebbe servire, secondo l’Eliseo, come “nucleo per pianificare le forze di rassicurazione da eventualmente impiegare in Ucraina come parte di un futuro cessate il fuoco”.
Si tratta in gran parte di rodomontate. E spiego perché. L’articolo 5 del trattato istitutivo della Nato, pur prevedendo che un attacco contro uno dei paesi contraenti debba essere considerato “un attacco contro ciascuno dei paesi membri”, non prevede un automatismo nell’obbligo della risposta militare e tanto meno nucleare. Gli altri membri sono tenuti a “fornire assistenza e a prendere le misure che ritengono necessarie, compreso l’uso della forza, per ristabilire e mantenere la sicurezza dell’area nord-atlantica”. Tuttavia, pur non garantendo in maniera certa l’intervento degli altri membri quell’art.5 è stato sufficiente per decenni a creare un dubbio nel potenziale aggressore (allora era l’URSS) che gli USA avrebbero reagito (forse anche con le armi nucleari) ad una aggressione verso uno dei paesi membri.
Il dubbio però esisteva anche per gli europei, i quali hanno sempre dubitato che, alla prova del fuoco, gli americani avrebbero messo davvero a repentaglio New York e Washington per rispondere ad un attacco ad un paese europeo.
Tuttavia, la deterrenza Nato e il cosiddetto ombrello nucleare americano erano stati resi più credibili (e lo sono ancora) per due fattori rafforzativi dell’art. 5: il primo è la presenza in Europa di basi americane o Nato con numerosi militari americani (che erano e sono in pratica ostaggi garanti col proprio corpo della risposta militare americana a protezione dell’Europa) e la seconda – non meno importante- è la distanza geografica del protettore americano dal teatro europeo. Gli americani avrebbero potuto rispondere ad un attacco (allora sovietico) limitato all’Europa con armi convenzionali e nucleari intermedie (“di teatro”) dispiegate in Europa, senza lanciare, cioè, immediatamente i loro missili intercontinentali e quindi senza rischiare subito una rappresaglia massiccia sulle loro città.
Ecco perché quelle di Starmer e Macron sono definibili rodomontate. Non si tratta solo del fatto che Gran Bretagna e Francia dispongono di poche centinaia di testate nucleari a fronte delle migliaia di cui dispongono la Russia o la Cina. Il punto vero è che l’ombrello nucleare franco-inglese non è credibile. Nessuno può credere sul serio che Macron o Starmer rischierebbero Parigi o Londra per rispondere ad un attacco a Tallin o a Helsinki o a Bucarest. In primo luogo – ed è persino banale notarlo- il loro presunto “ombrello nucleare” non viene garantito da un trattato ma solo da dichiarazioni estemporanee in video-conferenza; in secondo luogo, esso non viene garantito -e ci mancherebbe- dalla presenza di soldati francesi e inglesi (come ce ne sono di americani) e, in terzo luogo, Francia e Gran Bretagna per la loro vicinanza geografica non possono sperare in nessun modo di restare immuni dopo un loro intervento di qualsiasi genere in difesa di un altro paese europeo attaccato. Se ne deve trarre la conclusione che l’ombrello americano convenzionale e nucleare è e resterà a lungo insostituibile. Macron e Starmer fingono che con Trump esso sia oggi meno credibile di ieri, ma la verità è che esso è ancora pienamente credibile, specie dopo l’ultimo vertice dell’Aja, in cui Trump ha ottenuto quello che voleva: l’impegno degli altri soci della Nato ad aumentare le spese militari fino al 3,5% del loro PIL (5% se si includono le “infrastrutture critiche”) entro il 2035.
La verità è anche che è l’ombrello franco-inglese ad essere assolutamente incredibile e pieno di buchi logici e strategici. E’ un ombrellino di carta e di chiacchiere buono solo per fare ombra e nascondere le loro ambizioni personali. Macron e Starmer si possono permettere quelle fanfaronate perché sanno di essere al riparo dell’ombrello americano. Per questo quasi nessuno, prende sul serio il loro “storico” annuncio.
In realtà mentre Trump sembra dare per scontato il fatto che la guerra di Biden e di Zelenski, (provocata o almeno non evitata nell’ambito di una logica neocon) è già stata persa, gli europei non vogliono ammetterlo. Continuano a a credere – o meglio a fingere di credere- che si possa ancora restaurare l’integrità territoriale dell’Ucraina (come ha auspicato ancora pochi giorni fa il presidente italiano Sergio Mattarella); e, cioè, che sia ancora possibile (se mai lo sia stato in passato) una vittoria militare della Nato (con armi e sanzioni europee e con vite ucraine) sulla Russia di Putin. Quest’ultima viene descritta, a giorni alterni, ora come estremamente fragile da essere battuta con una guerra per procura, ora come una temibile “minaccia di lungo termine” per la sicurezza dell’Europa intera. È una pura finzione ed una grottesca doppiezza. Non lo fanno affatto -come dicono- per “solidarietà con l’eroico popolo ucraino”. Rappresentare la Russia di Putin come fragile serve loro a prolungare la guerra per dimostrare che possono vincere una guerra senza gli americani, mentre gridare ad una presunta minaccia di una Russia superpotente serve loro per giustificare un inutile riarmo (soprattutto della Germania). Quest’ultimo serve soprattutto alla Germania per uscire dalla recessione con la droga della spesa pubblica finalizzata ad una riconversione industriale delle industrie automobilistiche falcidiate dalla transizione verde. Ma serve anche a ristabilire nell’Unione europea un’egemonia franco tedesca (in realtà soprattutto tedesca) con l’appoggio esterno della Gran Bretagna.
Sono queste alcune delle “ragioni” per le quali le politiche neocon di guerra ibrida alla Russia, in via di sepoltura negli Usa ad opera di Donald Trump, stanno avendo, pur dopo la sconfitta del loro ultimo epigono Joe Biden, una inattesa reviviscenza in Europa ad opera di Francia, Germania e Gran Bretagna.




