
La settimana è iniziata con le dimissioni di Elisabetta Belloni da consigliere diplomatico della presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen. Dimissioni confermate dalla portavoce della Commissione europea, Arianna Podestà.
L’ex direttrice del Dis, Elisabetta Belloni, era stata nominata chief diplomatic adviser – di fatto consigliere diplomatico – della presidente della Commissione Ursula von der Leyen nell’ambito del servizio di consulenza di Palazzo Berlaymont denominato “Idea”.
Per l’ex responsabile delle agenzie d’intelligence della Repubblica italiana si era parlato di un contratto iniziale di due anni, rinnovabile, per un massimo di 220 giorni di lavoro all’anno e con «nessun ruolo» del governo italiano nella sua nomina.
Sempre lunedì nel Parlamento europeo si è consumata una sceneggiata degna di Mario Merola.
In una seduta preparatoria del voto di sfiducia che si terrà oggi, la baronessa ha attaccato a muso duro: “I partiti estremisti sono una minaccia, siete burattini di Putin e complottisti”, accolta da una salva di fischi e da urla.
Fischi e urla della destra, mentre i socialisti non applaudono e rimangono a braccia conserte.
La von der Leyen si è presentata in aula con la squadra dei commissari quasi al completo e subito ha tracciato i due campi: con noi o contro di noi, con gli europeisti o con i “complottisti” e gli “estremisti” alla Piperea, “finanziati dalla Russia”.
“Vediamo la minaccia allarmante dei partiti estremisti che vogliono polarizzare le nostre società con la disinformazione – ha detto la von der Leyen nel suo intervento – Non ci sono prove che abbiano delle risposte, ma ci sono ampie prove che molti sono sostenuti dai nostri nemici e dai loro burattinai in Russia o altrove. Questi sono movimenti alimentati da teorie del complotto, dagli anti-vaccinisti agli apologeti di Putin”.
Per la presidente della Commissione Ue è in atto “un tentativo becero di portare avanti la caccia alle streghe contro le istituzioni europee. Noi non lasceremo che accada. Dovremmo essere orgogliosi di come abbiamo gestito la pandemia e non lasciare che gli estremisti riscrivano la storia”, ha sottolineato in riferimento alla mozione che accusa la presidente di mancanza di trasparenza nell’acquisto dei vaccini anti-covid per conto degli Stati membri 5 anni fa. “L’affermazione che gli Stati membri non conoscevano il prezzo dei vaccini e i dettagli dei contratti – ha detto la von der Leyen – è semplicemente una bugia”.
Per Gheorghe Piperea, l’eurodeputato del partito di estrema destra Alleanza per l’unità dei romeni che è riuscito a ottenere le 72 firme per presentare la mozione di sfiducia, «la Commissione europea ha ignorato le decisioni del Parlamento e abusato del suo potere, creando una retorica della paura durante la pandemia da cui alcuni si sono arricchiti».
Rimane il fatto che il Tribunale dell’Unione Europea ha accolto un ricorso del New York Times che aveva chiesto di vedere i messaggi che la presidente della Commissione Ue aveva scambiato con Albert Burla (ceo di Pfizer) tra gennaio 2021 e maggio 2022, relativi all’acquisto di vaccini anti-Covid.
Il Tribunale dell’Unione Europea accogliendo il ricorso del New Jork Times, che voleva visionare i messaggi tra Burla e la von der Leyen ha stabilito che il giornale americano potrà accedere ai messaggi che la presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, ha scambiato con l’amministratore delegato di Pfizer, Albert Bourla, tra gennaio 2021 e maggio 2022.
La giornalista del quotidiano americano Matina Stevis-Gridneff aveva chiesto l’accesso – negato dalla Commissione – ai messaggi relativi ai negoziati per l’acquisto di vaccini contro il Covid-19.
Il Tribunale ha stabilito che le spiegazioni fornite dalla Commissione sono imprecise e mutevoli. L’esecutivo europeo ha rigettato la richiesta della reporter, sostenendo di non essere in possesso dei documenti, senza chiarire se i messaggi in oggetto fossero stati eliminati o fossero ancora disponibili.
Sarà nazista, complottista, putiniano anche il New York Times? E che dire del Tribunale europeo, anche quello pagato da Mosca? Il delirio della baronessa von der Leyen è totale e inquietante, sintomo della profonda crisi di un’Europa che non esiste se non nelle follie burocratiche e nella pervicacia con la quale interpreta il copione neocon, green e guerrafondaio.
Nel Parlamento europeo il veleno scorre a fiotti.
Per la sfiducia ci vogliono i due terzi dei voti. Traguardo difficilmente raggiungibile, ma in ogni caso, sfiduciata o meno dai voti, la baronessa Ursula esce a pezzi.
Il presidente dei Popolari Manfred Weber ha annunciato il no del suo gruppo.
“Noi – ha detto Weber – siamo l’unica chance per fermare i populismi in Europa” per poi prendersela con i socialisti: “Non abbiamo bisogno di lezioni – ha detto Webwer rivolgendosi ai socialisti – La presidenza di turno danese, a guida socialista, sta programmando leggi più dure sui migranti”.
La presidente del gruppo dei Socialisti e democratici al Parlamento europeo, la spagnola Iratxe Garcia Perez ha assicurato il no del suo gruppo, ma lo dice con una coda velenosa:”Come presidente del gruppo socialdemocratico, voglio chiarire fin da subito che questa mozione, promossa dall’estrema destra, non riceverà il sostegno del mio gruppo, non perché difendiamo l’intera linea della Commissione, ma perché non daremo un solo voto a coloro che, come Orbán, Le Pen e Abascal, vogliono distruggere l’Unione europea”.
Espresso il motivo del voto, ossia la barriera alle destre, non il sostegno alla linea della Commissione, Iratxe Garcia Perez, ha attaccato il Ppe: “Signor Weber, trovo a dir poco paradossale che lei abbia dedicato un anno a convincere i gruppi europei che la Commissione Europea è un gruppo filoeuropeo, e oggi un membro dell’Ecr abbia preso la parola per difendere la mozione di censura contro la Commissione Europea. Come si può costruire l’Europa con chi nega il cambiamento climatico, con chi attacca l’Agenda 2030, con chi disprezza la scienza, con chi relega le donne al silenzio o elogia il nazismo, con chi smantella i servizi pubblici o si allea con Putin e Netanyahu per distruggere il diritto internazionale e annientare l’Ucraina e Gaza? L’estrema destra non vuole un’Europa migliore; non vuole alcuna Europa – ha continuato in crescendo Garcia Perez – La socialdemocrazia, d’altra parte, è riuscita a costruire l’Unione Europea pietra su pietra. Signor Weber, mi permetta di essere molto chiara: questa mozione è anche il risultato diretto della sua strategia fallimentare al Parlamento europeo. Ci chiedete di essere responsabili, mentre negoziate le politiche con l’estrema destra. Non è stato lei a votare con l’estrema destra per smantellare il Green Deal, lanciare una caccia alle streghe contro le ong ambientaliste, eliminare il diritto alla protezione dei minori?”.
Palate in faccia anche alla baronessa: “Non si giri dall’altra parte – attacca Garcia Perez – Perché ha annunciato la sua intenzione di ritirare la direttiva sulle rivendicazioni verdi il giorno dopo che il Partito Popolare e i gruppi di estrema destra le avevano scritto? A chi deve il suo sostegno? Dov’è l’impegno assunto dalla maggioranza europeista? Signore e signori del Partito Popolare, oggi esigo una risposta chiara. Con chi volete governare? Con chi volete distruggere l’Europa, o con chi lottiamo ogni giorno per costruirla? Rispettate l’accordo legislativo, rispettate la parola data e, se la tradite di nuovo, la socialdemocrazia guiderà la resistenza”.
La presidente di Renew Europe Valerie Hayer, ha chiesto anche lei un chiarimento a von der Leyen: “Signora presidente, nulla può essere dato per scontato. Riporti l’ordine nella sua famiglia politica. Aspettiamo che lei riprenda in mano le redini affinché l’agenda politica che sosteniamo in linea di principio e con lei possa finalmente vedere la luce”.
Renew Europe ha dichiarato chiaramente di opporsi alla mozione di censura.
Il gruppo dei Verdi/Efa è destinato a respingere la mozione di censura
Il co-presidente della Sinistra Martin Schirdewa ha dichiarato che il suo gruppo si oppone alla mozione di censura
Fonti dei socialisti fanno trapelare l’ipotesi di astenersi.
“Se non si vota a favore della mozione di censura restano due opzioni: o l’astensione o votare contro, e noi valuteremo”.
La presidente dei socialisti in Parlamento europeo (S&D), Iratxe Garcia Pérez tocca un punto un fondamentale: la fiducia nella sfiducia. Per i socialisti il vaso è colmo: non si vuole affossare l’esecutivo comunitario per almeno due ragioni, una è dovuta alla necessità di avere un’Ue pienamente operativa in un momento di grande incertezza e instabilità, l’altra è il non voler votare con la destra. Ed è su questi due punti che si insiste per spiegare la linea di gruppo: “Non voteremo contro la Commissione, ma non perché siamo convinti al 100 per cento”.
Ecr ha dato libertà di volto ai suoi.
Voteranno a favore della sfiducia gli eurodeputati del Movimento Cinquestelle e il loro gruppo The Left. “Von der Leyen ha dimostrato di fare peggio dei nostri più cupi presagi – dicono in una nota – un disastro su riarmo, migranti, ambiente, fondi di coesione e sugli aiuti all’industria europea. E ancora: l’estromissione del Parlamento, unica Istituzione democraticamente eletta, dall’approvazione del piano di riarmo europeo e, non ultimo, l’assordante silenzio sul genocidio a Gaza. Per tutte queste ragioni, pur non condividendo i valori politici della maggioranza dei firmatari della mozione, giovedì prossimo confermeremo il nostro voto di sfiducia al Parlamento europeo”.
A favore del testo Piperea anche i Patrioti di Orbán.






