Home Politica estera ELIMINARE HAMAS DA GAZA È ESIGENZA INELUDIBILE

ELIMINARE HAMAS DA GAZA È ESIGENZA INELUDIBILE

0

Hamas, come al solito, gioca alle tre carte al fine di rimandare quanto è ormai ineludibile, necessario, non rinviabile: la sua esclusione totale dalla striscia di Gaza.

Lo chiedono gli israeliani, lo vogliono i palestinesi della striscia, che si sono persino organizzati in una milizia anti Hamas, lo vogliono gli sceicchi di Ebron, lo chiedono gli Stati arabi sunniti per chiudere una vicenda ormai non più sostenibile e ostativa agli Accordi di Abramo, ossia alla pacificazione del Medio Oriente.

Gli unici a volere che Hamas rimanga nella striscia sono i pro-pal della sedicente sinistra europea, passati dall’antifascismo, al gretinismo,  all’antiptriarcalismo, al propalestinismo, ossia a qualsia “ismo” purché sia un’occasione per scendere in piazza, o ballare sui carri dei gay pride, contro chi non piace al progressismo, che della sinistra ha persino rubato il brand.

Hamas se ne deve andare dalla striscia di Gaza, con le buone (trattativa) o con le cattive (eliminazione fisica).

Questo è il punto della questione.

Domenica in Qatar si sono svolti negoziati indiretti tra Israele e Hamas. Due fonti palestinesi a conoscenza della vicenda hanno riferito a Reuters ieri mattina che la prima sessione di colloqui indiretti tra Hamas e Israele si è conclusa senza risultati. Le fonti sostengono che la delegazione israeliana non aveva un mandato sufficiente per raggiungere un accordo con Hamas. “Dopo la prima sessione di negoziati indiretti a Doha, la delegazione israeliana non è sufficientemente autorizzata… a raggiungere un accordo con Hamas, poiché non ha poteri reali”.

Hamas e Israele hanno ripreso ieri i colloqui, ma il gioco delle tre carte nasconde la verità e la verità l’ha fornita un “colonnello” di Hamas alla BBC.

Secondo l’ufficiale, come si legge in quanto riferisce la BBC, Hamas ha tentato di riorganizzarsi durante il cessate il fuoco di 57 giorni con Israele all’inizio di quest’anno, riorganizzando i suoi consigli politici, militari e di sicurezza. Ma da quando Israele ha posto fine alla tregua a marzo, ha preso di mira le restanti strutture di comando di Hamas, lasciando il gruppo nel caos.

Se la tregua di 60 giorni serve allo stesso scopo, la tregua non ci sarà, questo è evidente. La chiave del problema è tutta qui. Hamas deve solo arrendersi e andarsene da Gaza.

Dalle esternazioni del “colonnello” di Hamas alla BBC si apprende che l’organizzazione terroristica ammette di aver perso l’80% di Gaza. 

Come riferisce la BBC,  (https://www.bbc.com/news/articles/c4gk79xlzwjo), un alto ufficiale delle forze di sicurezza di Hamas ha dichiarato al servizio pubblico radiofonico e televisivo del Regno Unito che il gruppo armato palestinese ha perso circa l’80% del controllo sulla Striscia di Gaza e che i clan armati stanno colmando il vuoto. Il tenente colonnello ha affermato che il sistema di comando e controllo di Hamas è crollato a causa di mesi di attacchi israeliani che hanno devastato la leadership politica, militare e di sicurezza del gruppo.

L’ufficiale è rimasto ferito nella prima settimana di guerra, iniziata dopo l’attacco di Hamas contro Israele il 7 ottobre 2023, e da allora ha abbandonato i suoi incarichi per motivi di salute. Ha condiviso diversi messaggi vocali con la BBC, a condizione di mantenere l’anonimato.

Nei messaggi, l’ufficiale ha dipinto un quadro della disintegrazione interna di Hamas e del collasso quasi totale della sicurezza a Gaza, che il gruppo governava prima del conflitto.

“Siamo realistici: non è rimasto quasi nulla della struttura di sicurezza. La maggior parte dei leader, circa il 95%, è ormai morta… Le figure attive sono state tutte uccise”, ha detto. “Quindi, cosa impedisce a Israele di continuare questa guerra?”

“Logicamente – commenta la BBC -, deve continuare fino alla fine. Tutte le condizioni sono allineate: Israele ha il sopravvento, il mondo è silenzioso, i regimi arabi sono silenziosi, le bande criminali sono ovunque, la società è al collasso”.

Lo scorso settembre, l’allora ministro della Difesa israeliano dichiarò che “Hamas come formazione militare non esiste più” e che era impegnata in una guerriglia.

Secondo l’ufficiale, come afferma la BBC, Hamas ha tentato di riorganizzarsi durante il cessate il fuoco di 57 giorni con Israele all’inizio di quest’anno, riorganizzando i suoi consigli politici, militari e di sicurezza. Ma da quando Israele ha posto fine alla tregua a marzo, ha preso di mira le restanti strutture di comando di Hamas, lasciando il gruppo nel caos.

“Per quanto riguarda la sicurezza, voglio essere chiaro: è completamente crollata. Completamente distrutta. Non c’è più alcun controllo da nessuna parte”, ha detto. “La gente ha saccheggiato il più potente apparato di sicurezza di Hamas (Ansar), il complesso che Hamas utilizzava per governare Gaza. “Hanno saccheggiato tutto, gli uffici, materassi, persino pannelli di zinco, e nessuno è intervenuto. Niente polizia, niente sicurezza”.

Non rimane che una soluzione: la resa incondizionata di Hamas e la fine del gioco delle tre carte.

Per quanto riguarda i pro-pal europei, dovrebbero farci sapere se vanno in piazza per stare con gli sceicchi e con la resistenza palestinese anti Hamas o se stanno con i terroristi del 7 ottobre.

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

Ricevi i nostri articoli via mail!

Ogni giorno i contenuti del Nuovo Giornale Nazionale sulla tua casella di posta elettronica

Non inviamo spam! Leggi la nostra Informativa sulla privacy per avere maggiori informazioni.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui