
L’Agenzia Ansa del giorno 6 luglio delle ore 10,16 riporta la seguente notizia a sua volta ripresa dal WSJ di cui in epigrafe per estratto: un gruppo di cinque importanti sceicchi del distretto di Hebron, in Cisgiordania, ha inviato una lettera al governo israeliano esprimendo il desiderio di aderire agli Accordi di Abramo e di raggiungere la pace con Israele. La missiva esprime il desiderio degli sceicchi di staccarsi dall’Autorità nazionale palestinese (Anp) e di costituire Hebron come Emirato che “riconosca Israele Stato del popolo ebraico, quindi Israele riconoscerà l’Emirato come rappresentante dei residenti arabi”.
L’obiettivo è quello di coinvolgere alla fine altri sei “emirati” palestinesi (secondo il modello degli Emirati Arabi Uniti), che comprendono le aree di Betlemme, Gerico, Nablus, Tulkarem, Jenin, Qalqilya e infine Ramallah.
Lo riporta il Wall Street Journal.
La notizia è di estrema importanza, ed il fine di un articolo giornalistico non è una mera rappresentazione di “erudizione” tanto inutile quanto dannosa in quanto significherebbe solo un “copia ed incolla” noioso, bensì offrire una interpretazione di fatti in relazione alle esperienze e culture di appartenenza lontani ed estranei ad ogni asserzione di “verità” lasciando questa agli intellettuali della sinistra.
Nella sostanza 5 sceicchi della Cisgiordania , chiamata anche “West Bank” o “Sponda Occidentale” da non confonderla con una presunta Banca dell’Occidente solo per chiarirlo ai plurilaureati nostrani , hanno manifestato la volontà di creare un Emirato sul modello degli Emirati Arabi ed aderire agli “Accordi di Abramo”.
Scrivere che gli “Accordi di Abramo” sono un disegno politico economico che renderà tutto il Medio Oriente una potenza mondiale per chi scrive, e lo si scrive da anni, è pura ripetizione, e sarà l’accordo che renderà stabile una regione dal meraviglioso ed amatissimo Libano sino al Golfo di Oman passando per il Mar Rosso ed il Golfo Persico.
Ma è sulla “Antropologia culturale e religiosa” che si vuole scrivere.
Partiamo da qualche piccola domanda. Ma perchè “Accordi di Abramo”?
Abramo in ebraico אַבְרָהָם, da cui il significato “Padre di molti”; in arabo ابراهيم, Ibrāhīm, è un patriarca dell’ebraismo, del cristianesimo e dell’islam.
Abramo lo troviamo nell’Antico Testamento, nel Libro della Genesi ove Dio mutò il Suo nome da Abram in Abraham, ma lo troviamo anche nel Corano dove viene citato in 25 sure e la sura 14 ha il Suo nome nominato Ibrahim.
Abramo è il Profeta di Dio, del Dio delle 3 Grandi Religioni Monoteiste, che “Unisce” e nel Suo nome, nel nome di Dio, quelle Terre da millenni terre di guerre e massacri, stanno cercando una unione.
Indubbiamente esistono palesi e dichiarati interessi economici legati al petrolio e si pensi all’Arabia Saudita ed agli Emirati Arabi Uniti, al gas e si pensi al Qatar, al commercio nel Mediterraneo e si pensi al Libano terra dei Fenici ed ultima enclave Cristiana, ed alla sicurezza per tutti, ed a questo ci pensa Israele con Mossad ed IDF,
Nodi ancora irrisolti, come Gaza ed i Palestinesi con le loro autorità come Hamas o l’Autorità Palestinese erede di ciò che fece Arafat come ha brillantemente ricordato Silvano Danesi in un un Suo straordinario articolo pubblicato recentemente.
L’aspetto antropologico è rilevante. In un mondo di idioti lobotizzati dai social andrebbe riscoperta e studiata con particolare cura l’antropologia culturale per comprendere che le parole, i nomi, le frasi, gli scritti, non sono riverberi di stupidità bensì contenuti di principi e valori. A tal uopo si potrebbe citare Ludwig Wittgenstein, un genio della storia al pari di Alan Turing, ma poi si esagera nell’offendere i ciucci.
Ma, perché esiste sempre un ma, vi è sempre “qualcuno” che alla fine si interessa anche all’antropologia. E scopriamo, con vivo stupore ma non più di tanto, che l’attuale direttore del MI6 Blaise Metreweli è una antropologa di Cambridge, a significato che la politica, di cui i servizi segreti sono il braccio operativo, deve avere visione e persone in grado di attuare tale visione.
Come se è vero, come è vero, che gli “Accordi di Abramo” sono collettori di interessi economici, finanziari ed energetici, basta leggere la vita di David Barnea, direttore del Mossad, ed apprendere che oltre ad avere militato nelle forze di elité dell’IDF , è stato anche un manager di banche di affari con studi al New York Istitute of Tecnology.
Siamo alle conclusioni.
Il nome “Abramo” è “segno di unione, unità, concordia”, riconosciuto da tutti e per tutti, e solo Dio sa se si riuscirà nell’impresa di dare pace ad una terra ricchissima ma da sempre travagliatissima.
Ed arriviamo alle “cose di casa nostra”.
Emmanuell Todd nel Suo “La sconfitta dell’Occidente”, a pagina 19 della prefazione all’edizione italiana scrive che a Mosca come a Washington gli europei vengono considerati vassalli e servitori che hanno perso ogni capacità di azione autonoma..
Come commentare tale affermazione.
Nel Medio Oriente nel nome di Abramo, il Patriarca dei Patriarchi si cerca di costruire una difficilissima pace ed in Europa , da Bruxelles a tutte le cosiddette capitali di questo Continente tra i più ricchi di ogni cosa al mondo , ci si inventa la “lotta al patriarcato” come nuova frontiera politica dei radical chic che se restano per tutti i loro giorni sulle loro lussuose imbarcazioni dal nome “Bella Ciao” o “Bandiera Rossa” o “Magistratura democratica” rendono un prezioso piacere all’umanità intera.
Ma può essere credibile una classe dirigente che è capace di litigare pure sul significato della Bandiera Europea?
A proposito di barche, l’avviso ai naviganti è che in Libia da vari anni i russi, sempre loro, hanno aperto lidi e postazioni balneari da Tobruk fino alla Tunisia, tanto che capita anche che salta per aria qualche loro petroliera, ma sono dettagli con cui si divertono a Langley.
Ai nostri vacanzieri basta il pensiero dei “granchi blu” che dicono sono indigesti nella zuppa di pesce…..





