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ALCUNE PRECISAZIONI III

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Questo terzo intervento deve necessariamente iniziare con le mie scuse a Roberto Pecchioli.

Quello che è successo in Europa e in Italia negli ultimi giorni relativamente ad Israele è assolutamente grottesco.

Io ho cercato, spero con il dovuto rispetto, di sottolineare alcuni argomenti dialettici relativamente ad un articolo di Pecchioli, ma mentre mi dedicavo a questo piccolo e civile confronto è scoppiato l’inferno.

Ho fatto la figura della vecchia prozia che discute amabilmente con una vecchia amica dei propri lavori all’uncinetto mentre il mondo brucia.

Nel frattempo, tra le altre cose, Roma è tappezzata di manifesti che offrono un’equiparazione completa tra i nazisti e gli israeliani (in realtà la cosa è rivolta agli ebrei nascosti sotto una sottilissima foglia di fico).

Poi, sempre a Roma, si è svolto l’evento convocato dall’associazione “Schierarsi” che, secondo la stampa, avrebbe tacciato la comunità ebraica di fare “un uso strumentale dell’antisemitismo per coprire le nefandezze del sionismo.”

Nello speciale girone infernale dedicato ai nazisti si sono spellati le mani a furia di applaudire.

Una piazza nella quale Moni Ovadia avrebbe brillantemente dichiarato: “Se essere antisemita è essere al fianco del popolo palestinese, io sono antisemita.”

Come riporta il quotidiano “Il Tempo” l’artista, supportato da un nutrito gruppo di colleghi, avrebbe denunciato “il genocidio” nella Striscia di Gaza, che a suo dire nascerebbe da “un’ideologia sionista”, e affermato che “c’è una sola soluzione possibile: uno Stato laico per tutti coloro che abitano il territorio della Palestina”.

Presenti e vocianti, tra gli altri, Alessandro Di Battista, Peter Gomez, Greta Scarano, Rula Jebreal e Sigfrido Ranucci.

Moni Ovadia ha un record invidiabile di dichiarazioni contro Israele e ha reso veritiera la profezia di un mio caro amico che pochi giorni fa mi ha confidato di aver più paura di certi ebrei che degli antisemiti palesi. Aveva ragione.

Non capisco, poi, la richiesta di uno stato laico per la Palestina, che non è mai esistita, come sa chiunque abbia aperto un libro di storia almeno una volta.

Israele è già uno stato laico come hanno dimostrato le mazzate di Bibi sui vecchi che volevano pregare durante il COVID, ovvero come mi dimostrò un evento vissuto personalmente: l’essere vestito da religioso all’aeroporto Ben Gurion mi costò anni fa una piccola persecuzione per mano di una guardia di sicurezza, con la quale quasi venni alle mani. Per mia fortuna fui salvato dal suo superiore, un religioso anche lui, che mi sottrasse alle angherie del “laico.”

Non ho mai visto angherie dei religiosi nei confronti dei laici però, a meno che costituisca un’angheria il subire le conseguenze della pretesa di andare tra i religiosi a violare palesemente ciò che hanno di più sacro.

Mi spiego meglio, se un laico vuole guidare attraverso Mea Shearim di Shabbat malgrado tutti i cartelli di avvertimento, ne sopporterà le conseguenze, ma al contrario nessuno cerca di imporre un comportamento religioso agli altri, neppure a Gerusalemme, a parte pochi esaltati che esistono in ogni contesto.

Le cose da dire sarebbero tante … cominciamo da una verità sottaciuta da tutti.

Come disse un bobby londinese ad un ebreo fermandolo per strada ed impedendogli di avvicinarsi ad una oceanica manifestazione di pazzi che urlavano non solo free Palestine, ma anche morte agli ebrei e morte ad Israele, in Europa non devi apparire indubitabilmente “ebreo” per strada, perché l’aspetto palesemente ebraico costituirebbe una sorta di provocazione.

Alla faccia della libertà di religione e di tutto il resto …

Tutto ciò sta avvenendo per colpa del comportamento di Israele a Gaza? Ma manco per niente.

Ci sono diversi video in rete che mostrano il trattamento che da anni ed anni viene riservato a Parigi o a Londra, per fare un esempio, a chi si mostri palesemente ebreo.

Una notte a Venezia mi toccò scortare a casa due giovani ragazzi chassidici, quindi molto riconoscibili per l’abito, il cappello, la barba, che erano stati pesantemente menati ed insultati da un gruppo di teppisti di sinistra.

Episodi frequenti, quasi mai denunziati per non infastidire le autorità, che queste cose le sanno benissimo.

Vorrei poi sottolineare che nelle reti sociali, tutta l’area diciamo “filorussa” consente che nelle proprie chat si dica di tutto e di più contro gli ebrei, non solo contro Israele.

Ma nessuno persegue questi veri e propri reati motivati dall’odio antisemita; al massimo ci si lamenta dell’eccesso di filo-putiniani, ma mai del fatto che molti di questi siano schifosamente antisemiti.

Quello dei filorussi è un fenomeno che, comunque, comprendo di più.

Ho letto per anni la stampa internazionale russa in lingua inglese e l’antisemitismo di certi articoli aveva poco da invidiare a quello nazista.

Pur essendoci milioni di ebrei di lingua russa, agli ebrei stessi vengono addossate colpe enormi, non ultima quella di aver espresso molti fra gli uomini peggiori del potere comunista.

Ma già l’Impero Zarista si era particolarmente distinto nella repressione antisemita, da cui proviene la parola pogrom, che molti conoscono.

Pochissimi invece hanno mai udito la parola “cantoniere” in relazione agli ebrei.

Venivano chiamati cantonieri (propriamente cantonieri militari) i figli minorenni dei coscritti dell’Impero russo. Con un decreto dello zar Pietro il Grande del 1721, vennero create le scuole cantonali ed ogni reggimento era tenuto a mantenere una scuola per 50 ragazzi. Nel 1732 il numero degli iscritti fu aumentato e la durata del corso fu fissata da 7 a 15 anni. Il programma di studi comprendeva grammatica e aritmetica, mentre a coloro che dimostravano attitudine venivano insegnate artiglieria, fortificazione, musica e canto, scrittura, veterinaria equina o meccanica. A chi non possedeva tali doti venivano insegnati la falegnameria, l’arte del fabbro, del calzolaio e altri mestieri applicabili all’esercito. Tutti erano obbligati a svolgere il servizio militare dopo gli studi. Il decreto del 1758 imponeva che tutti i figli maschi del personale militare fossero istruiti nelle scuole cantonali. Nel 1798 fu istituito a San Pietroburgo un “orfanotrofio militare” e tutte le scuole reggimentali furono rinominate in onore dello Zar Pietro, raggiungendo un totale di 16.400 iscritti.

Le scuole cantonali e il relativo sistema furono infine aboliti nel 1857, a seguito delle critiche dell’opinione pubblica e della comunità internazionale, nonché della sconfitta russa nella guerra di Crimea.

Ma da cosa nascevano le critiche?

Dal 1805 vi fu una coscrizione forzata di reclute minorenni tra le popolazioni indigene dei territori conquistati, tra i cosiddetti “vecchi credenti”, i rom e i vagabondi comuni, seguiti dagli ebrei nel 1827 e dai polacchi nel 1831.

C’erano alcune differenze significative nel trattamento riservato agli ebrei e ai non ebrei: tutti gli altri erano tenuti a fornire coscritti di età compresa tra i 18 e i 35 anni, mentre per gli ebrei il limite di età era di 12-25 anni e la scelta dei coscritti era lasciata alla discrezione delle stesse autorità ebraiche. In pratica, quindi, i bambini ebrei venivano spesso forzosamente arruolati all’età di otto o nove anni.

La grande maggioranza di questi bambini non parlavano russo ma yiddish, erano appositamente tenuti in stato di malnutrizione ed incoraggiati a rubare il cibo come a Sparta.

Ovviamente erano costretti ad una alimentazione non kosher e subivano pressioni enormi affinché si convertissero. Ad essere onesti analoghe pressioni vennero dirette nei confronti dei polacchi, di fede cattolica.

I cantonisti ebrei erano discriminati rispetto agli Ortodossi e senza conversione non potevano diventare ufficiali.

Il loro servizio militare obbligatorio era lunghissimo: 25 anni dal compimento del diciottesimo anno d’età.

Si stima che tra i 30.000 e i 70.000 ragazzi ebrei abbiano prestato servizio come cantonieri; il loro numero era sproporzionato rispetto al numero totale di cantonieri. I ragazzi ebrei costituivano circa il 20% dei cantonieri nelle scuole di Riga e Vitebsk, e addirittura il 50% nelle scuole di Kazan e Kiev. Una stima generale per gli anni 1840-1850 sembra essere di circa il 15%. In generale gli ebrei costituivano un numero sproporzionato di reclute (dieci ogni mille della popolazione maschile contro sette su mille), il numero fu triplicato durante la guerra di Crimea (1853-1856).

Orbene, invece di chiedere scusa, l’Unione Sovietica mantenne molti aspetti dell’antisemitismo zarista e, giudicando dalle pubblicazioni recenti, questa situazione non è migliorata nella Russia post-comunista.

Ecco perché non mi sorprendono le mute di cani rabbiosi antisemiti che frequentano le chat dei filorussi.

Un altro fronte di attacco antisemita è quello che proviene da una certa parte del mondo cristiano occidentale ed in particolare da quello americano.

Personaggi di spicco come il giornalista Tucker Carlson ovvero come il cattolico tradizionalista Michael Matt di “The Remnant” stanno combattendo una battaglia intestina nel campo repubblicano contro i potentissimi evangelici e battisti filoisraeliani, tra cui spicca il neonominato ambasciatore americano a Gerusalemme Mike Huckabee.

Tucker Carlson non ha fatto mistero nel suo viaggio a Mosca della sua ammirazione per gli Ortodossi e non credo che si facesse illusioni sull’antisemitismo di quella Chiesa.

La lotta è attuale e durissima e trascende il campo politico per diventare scontro teologico nel quale giocherà una parte importantissima il Papa americano, che appare quantomeno “freddino” nei confronti dell’ebraismo.

La fazione scettica sullo stato ebraico ha posizioni critiche non solo nei confronti di Israele, ma anche dell’ebraismo, considerato una religione come un’altra, superata dal cristianesimo che, quindi, non possiede obbligazioni particolari nei confronti degli ebrei e che considera questi settant’anni di appoggio ad Israele sufficienti a cancellare oltre 1600 anni di persecuzioni aperte, culminate con la Shoa.

Come osservavo nel mio precedente intervento, ci volevano i “miti” seguaci del Cristo per passare dalla Constitutio Antoniniana del 212 alle leggi fasciste …

Comunque, contenti loro, contenti tutti; trattasi della vecchia teologia della “sostituzione” che i Cristiani hanno sostenuto per quasi duemila anni, finchè è arrivato l’immenso teologo Benedetto XVI a farne strame.

E fa veramente impressione (e un po’ ribrezzo) vedere tutti questi grandissimi ammiratori di Papa Ratzinger obliare la sua più grande conquista teologica.

Quanto gli brucia ancora ai tradizionalisti quel “fratelli maggiori” che l’allora cardinale teologo suggerì al Santo Papa Giovanni Paolo II, convincendolo a fare un passo più grande di quello di Armstrong sulla Luna.

Comunque sia, in USA è scontro aperto tra conservatori filoebraici e quelli che vorrebbero una politica estera nella quale Israele fosse trattato senza privilegi.

In questo quadro desolante la plebaglia fa quello che ha sempre fatto nei secoli: si scaglia contro gli ebrei dai social e, qualche volta anche nella vita reale, come dimostra l’aumento esponenziale degli atti di antisemitismo.

Per concludere, parliamo e riparliamo delle reciproche interazioni tra ebraismo e cristianesimo in occidente … mentre il convitato di pietra, l’elefante nella stanza sorride soddisfatto.

Una donna intellettualmente onesta, Oriana Fallaci, lo scrisse tanti anni fa.

Ma l’Islam s’incazza, protesta, mena e talvolta uccide.

Meglio parlare di Gaza che di tutto il resto.

Scusate questa terza interruzione e un bacione a tutti!

Autore

  • Redazione

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