
di Gianfranco Costa
Quando cominciai ad occuparmi di divulgazione, anche se a livello molto elementare ormai undici anni fa, tentavo di barcamenarmi piacevolmente tra semplici concetti di fisica e corrispondenti letture o interpretazioni di quegli stessi concetti dal punto di vista filosofico (credo che alcuni tra i lettori di questo articolo parteciparono a quelle esperienze passate, spero gradevolmente). Uno dei miei riferimenti più importanti è sempre stato Il Tao della Fisica, di Fritjof Capra: una fantastica dimostrazione di come fisica e filosofia si possano sposare armoniosamente a livello concettuale.
Il mio obiettivo è sempre stato comunque quello di stimolare la capacità che tutti noi possediamo, purtroppo spesso sopita quanto latente, di farci delle domande e di tentare di trovare strade per giungere a possibili approfondimenti. Da sempre curioso come una scimmia ed anche persino di più, persevero cocciutamente nel dubbio per poter dipanare possibilità, chiedendomi il perché delle cose.
E così ad esempio, in quanto all’epoca membro attivo di un’associazione astronomica canaria, utilizzai lì in Spagna gli elementi di base dell’osservazione del cielo notturno, per poi usare quei concetti elementari puntando l’attenzione sull’idea di “illusione”: ciò se sembra ma in realtà non è.
In seguito mi concentrai sul concetto di “percezione” e per far questo partivo da alcune semplici considerazioni sulla definizione di “realtà”, termine questo dalla moltitudine utilizzato ma quasi mai compreso, navigando tra alcune caratteristiche peculiari della fisiologia umana rispetto ad alcuni nostri organi interni, ma parlando anche in generale del mondo animale e di quello vegetale.
Infine, per chiudere questo ciclo di tre cerchi tra loro intersecati (illusione, percezione, vibrazione), partendo dalle interpretazioni di alcuni tra i simboli più noti dei testi degli antichi egizi, terminavo parlando dei più recenti progressi della ricerca scientifica circa le cellule staminali, con l’obiettivo di far risuonare tra loro termini come “vita” e “vibrazione”.
Perché?
Perché la cosa più importante per me è riaccendere la scintilla dello stimolo necessario per porsi delle domande in chi ha perso il gusto di farlo, in questa nostra evoluta (presuntuosa?) civiltà, fatta spesso di grigio tram-tram quotidiano, ognuno pesantemente offuscato dal routinario svolgersi uniforme dei prevedibilissimi, consueti eventi.
Non farsi stordire dalle illusioni, non credere ciecamente in qualcosa credendo di percepire l’ovvio e non perdere di vista l’essenza della vita che vibra in ciascuno. Ammetto, un programmino un po’ ambizioso ma è stato piacevole portare in giro questo breve programma in ambiti diversi durante questi anni, in nazioni diverse, parlando idiomi differenti, soprattutto tra persone non tronfie e saccenti, pronte piuttosto ad accogliere la proposta con semplicità. L’elogio proattivo del dubbio.
Parlando di astronomia e illusioni, inevitabilmente si finiva col tentare di rispondere alle interessanti domande finali circa la composizione dell’universo (una cosetta da nulla). Quelle domande scaturivano sempre dall’esposizione che facevo di quello che a livello divulgativo è ben noto da molti decenni: poco meno del 5% di tutta la materia (barionica) visibile (noi stessi, pianeti, stelle, galassie, nebulose, etc.) è quanto misurabile; la enorme percentuale di quanto deve esistere è costituita da quella che la scienza ufficiale descrive come energia oscura e materia oscura. Sono due cose assolutamente diverse tra loro, che in comune hanno solo l’aggettivo “oscuro”. Perché oscuro? Perché invisibile o non misurabile, oltre ad essere soprattutto incomprensibile.
Di fatto poi tutto il cielo che possiamo osservare è solo una piccolissima parte di tutto ciò che esiste probabilmente, infatti ci riferiamo a quello come l’Universo osservabile, perché tutto il resto non potrà mai essere osservato da noi (vedi Relatività Generale e proprietà della luce).
Per quanto riguarda l’energia oscura, questo pare però abbastanza descrivibile all’osservazione, nel senso che consisterebbe in quella energia responsabile dell’espansione dello spaziotempo che fa sì che le galassie più lontane ci appaiano dal nostro punto di vista – il pianeta Terra – allontanarsi sempre più velocemente, mentre la Gravità Universale di Newton dice il contrario, ovvero gli oggetti più lontani orbitano più lentamente, come ad esempio i pianeti del nostro sistema solare: la gravità diminuisce col quadrato della distanza, o meglio dovrebbe farlo. Insomma questa oscura energia, che constatiamo osservando il cielo, non la capiamo: non sappiamo in cosa consista, da cosa è provocata né perché esiste. Sappiamo solo che c’è e che possiamo più o meno quantificarla, osservando che la legge di Hubble stabilisce a che “tasso” di espansione si muove. Per banalizzare, è come se il nostro universo fosse un palloncino che si sta gonfiando, in modo che i punti sulla superficie (galassie) si allontanino tra loro guardandoli dall’interno. Solo che nessuno sa chi o che cosa sta “gonfiando” il palloncino universo, né perché, né in base a quale legge fisica, né come. Comunque questa energia oscura proprio perché incomprensibile, la possiamo vedere nei suoi effetti ogni volta che guardiamo il cielo con un telescopio abbastanza potente. Non la capiamo ma è evidente che c’è.
Diverso invece è il caso della materia oscura, cosa che da anni descrivo come un qualcosa di assurdo e che secondo me non esiste se intesa come materia.
Praticamente il concetto universalmente riconosciuto è che, osservando come ruotano (o in genere si muovono) le galassie, le stelle periferiche che le compongono dovrebbero schizzare via per la tangente ma invece continuano a ruotare attorno ai relativi centri di gravita e, per giunta, tutte alla stessa velocità, cosa che anche questo contraddice la gravità universale di Newton e anche la Relatività Generale di Einstein. Allora, qual’è stato il ragionamento di tipo elementarmente deduttivo, direi banale, che ha mosso la comunità accademica a far finanziare miliardi di dollari nel mondo per la ricerca di questa fantomatica cosa che nessuno ha mai potuto vedere né misurare?
Mi permetto un breve passo indietro. Alla fine del 1800 i fisici ed astronomi di tutto il mondo accademico credevano fermamente nell’esistenza di un pianeta estremamente difficile da vedere, responsabile della precessione del perielio (il punto dell’orbita più vicino al sole) di Mercurio. Da molti secoli si osservava questo punto dell’orbita di Mercurio che si spostava di pochissimo lungo i vari secoli e che non avrebbe dovuto farlo. Si arrivò ad ipotizzare l’esistenza di un pianeta dotato della massa sufficiente, capace di far spostare, di “spingere” un po’ più in là l’orbita di Mercurio. Il mondo accademico credeva fermamente in questo ragionamento deduttivo, direi semplicistico, tanto da credere fermamente all’esistenza del pianeta Vulcano (… lunga vita e prosperità…?!?). Furono pubblicati molti articoli di eminenti scienziati che affermavano di averlo visto: “ho trovato Vulcano!”, avvalorando la tesi dominante.
Tutto questo clamorosamente si spense nel 1905, quando un certo Einstein calcolò grazie alle equazioni della sua Relatività che l’orbita del pianeta Mercurio dipende dal fatto che nessuno prima aveva capito che poteva esserci un’altra ragione, piuttosto che usare la banale logica deduttiva. Anzi, certi delle certe certezze allora dominanti e assodate per fede, nessuno se l’era mai davvero chiesto prima. Era semplicistico ma facile pensare che doveva per forza esistere una massa, anche se invisibile, che invece però di fatto non esiste.
Credo da sempre che si stia usando la medesima, banale logica deduttiva rispetto alla bizzarra idea di materia oscura, vediamo perché.
Se per giustificare quello che non capiamo della rotazione delle galassie abbiamo bisogno di credere che esista questa materia oscura, stiamo usando la stessa logica banalmente deduttiva per continuare ad utilizzare le nostre formule alle quali invece, secondo me a quelle equazioni manca un termine, semplicemente perché non capiamo il perché (come accadde con il perielio di Mercurio). Questi miliardi di dollari in ricerca della fantomatica materia oscura in cosa consistono: cerchiamo materia, ovvero un qualcosa fatta di particelle che:
– sono invisibili, dunque non emettono o assorbono fotoni, altrimenti sarebbe visibile;
– non hanno carica elettrica, altrimenti sarebbero attratte o respinte interagendo con l’intorno;
– non decadono, dunque devono essere eterne, altrimenti i loro effetti farebbero variare l’attrazione gravitazionale che invece è sempre la stessa;
– però devono avere massa, quindi dovrebbero interagire col campo di Higgs in maniera attualmente incomprensibile.
Davvero cerchiamo qualcosa che non è mai stata vista nemmeno al CERN? Davvero non possiamo vederla perché servono energie talmente alte che sarebbe impossibile produrre sul nostro pianeta?
Dunque mi chiedo, non è che per caso stiamo cercando qualcosa che non esiste solo perché utilizziamo un ragionamento deduttivo, che ci porta a dire “deve esistere questa invisibile massa che giustifica quello che non capiamo”?
Mi permetto un’altra breve parentesi circa l’illustre Faraday, uno degli scienziati del passato che più ammiro tra tutti (che arrivò a gestire una cattedra universitaria). Fu lui che intuì la relazione tra campo magnetico e campo elettrico e la constatò semplicemente sperimentando, notando che facendo variare un campo elettrico, questo era capace di generare un campo magnetico a lui ortogonale e che un campo magnetico fatto variare opportunamente era capace di creare un campo elettrico ortogonale. Un genio dell’intuizione, al quale non mi sento degno di allacciare nemmeno lontanamente i suoi calzari, parafrasando frasi note.
Era un grande, lavorava solo d’intuito, ragionamento e sperimentazione.
Tornando alle mie presentazioni e alle domande tra il pubblico che queste generavano, vorrei far notare che provai a rivolgermi (ingenuamente) a diversi affermati fisici teorici illustrando le mie ipotesi relative alla non esistenza della cosiddetta materia oscura, anche sapendo che il 99,9% di tutti i fisici teorici del mondo credono (una specie di “fede”) nella cosiddetto materia oscura. Ero convinto che fosse sbagliato, perché impreciso, solo il modo di quantificare la materia a noi “invisibile” perché siamo incapaci al momento di farlo in maniera differente, prendendo per buona un’approssimazione; invece di provare a cercare esotiche particelle impossibili da vedere dovremmo dedicare quegli investimenti a migliorare i nostri metodi di studio della luce emessa dai corpi galattici dei quali in sostanza non capiamo il movimento.
Nessuno di loro mi disse “vediamo se può avere senso il ragionamento”. Tutti invece mi risposero “caro signore, prima si prenda una bella laurea in fisica, poi – forse – ne possiamo parlare”.
Ok, incassato il colpo basso. Sono anni che incasso il colpo.
Però mi permetto di far notare che, secondo quanto afferma questo autorevole studio pubblicato pochi giorni fa sulla rivista Nature afferma che avevo ragione: trovato il 76% della materia finorainvisibile. Per i più curiosi ecco il link allo studio originale pubblicato.
Concludo facendo notare che Faraday non era laureato.





