

È sempre più evidente che tra Donald Trump e Vladimir Putin c’è un’intesa di fondo che si riverbera sull’insieme dei rapporti internazionali, in quadro pentagonale delle aree di influenza nel mondo che si va delineando con sempre maggiore precisione.

È altrettanto evidente che la vicenda Iran-Israele ha visto attive le diplomazie dei due Paesi in un concerto di azioni tese a portare al più presto la fine del conflitto.
Va infatti inquadrato in questo contesto l’insieme delle azioni Usa nei confronti dell’Iran e di Israele, evidentemente concordate con il Cremlino.
Al di là del bailamme scomposto dei media occidentali filo neocon e filo dem su quanto siano penetrate le bombe, su quanto siano stati danneggiati i siti, sul ciuffo di The Donald, con l’evidente intento di dimostrare che Trump ha fallito, guardare a come è vissuta la relazione Usa Russia con la lente del Cremlino.
Il 26 giugno, la Tass (agenzia ufficiale russa) scrive che “il presidente russo Vladimir Putin ha sottolineato al Forum economico eurasiatico che il conflitto israelo-iraniano è ormai un ricordo del passato e che l’UEE [Unione economica tra Russia, Bielorussia, Kazakistan, Armenia e Kirghizistanha, ndr] ha la possibilità di promuovere relazioni con tutte le nazioni del Medio Oriente «A maggio è entrato in vigore un accordo di libero scambio con l’Iran- ha osservato Putin -. Fortunatamente, la situazione in Medio Oriente si sta stabilizzando. Il conflitto di lunga data tra Israele e Iran è ormai alle nostre spalle, grazie alla grazia di Dio». Putin ha concluso affermando: «Questo sviluppo apre la strada alla coltivazione di legami più stretti con tutti i paesi della regione»”.
Ancora la Tass (27 giugno). “Il presidente russo Vladimir Putin ha dichiarato venerdì di essere sempre pronto a contatti e incontri internazionali, in particolare con il presidente statunitense Donald Trump. «Sono sempre aperto a contatti e incontri. So che anche il signor Trump ha parlato della possibilità di incontri – ha detto Putin ai giornalisti -. Beh, proprio come lui, credo che tali incontri debbano essere organizzati»”.
Putin e Trump, ricorda la Tass, “hanno avuto una telefonata, la quinta di quest’anno e la terza nell’ultimo mese, il 14 giugno, durante la quale hanno discusso della situazione in Medio Oriente, prima che gli Stati Uniti lanciassero attacchi contro l’Iran. Nei loro precedenti colloqui, i due leader si sono concentrati principalmente su come normalizzare le relazioni bilaterali e sugli aspetti della risoluzione della crisi ucraina”.
Normalizzazione delle relazioni bilaterali che, a quanto si può dedurre dalle dinamiche evidenziate dalla realtà, è in atto con risultati positivi.
Non a caso sempre la Tass (28 giugno) rilancia da Washington la risposta di Trump.
“Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump – scrive la Tass – ha apprezzato le dichiarazioni rilasciate venerdì dal presidente russo Vladimir Putin in un colloquio con i giornalisti in merito ai rapporti tra Mosca e Washington. «Vladimir Putin ha rilasciato oggi [27 giugno, ndr] alcune dichiarazioni molto belle», ha dichiarato Trump più tardi ai giornalisti alla Casa Bianca. «Rispetta di nuovo il nostro Paese. Non lo rispettava un anno fa [quando Joe Biden era presidente degli Stati Uniti, Tass], posso dirvelo subito – ha aggiunto Trump – Ma Putin rispetta il nostro Paese, e il presidente cinese Xi [Jinping, Tass] rispetta il nostro Paese. Kim Jong Un [il leader della Corea del Nord, Tass] rispetta il nostro Paese. Loro rispettano di nuovo il nostro Paese». “Non eravamo – dice ancora Trump – un Paese rispettato solo un anno fa. Avevamo un presidente incompetente. Avevamo persone cattive che circolavano attorno a questa scrivania, questa scrivania bella e risoluta. Avevano, immagino, intenzioni malvagie. Il mondo rispetta di nuovo il nostro Paese»”.
“Putin – aggiunge la Tass – aveva affermato in precedenza che le relazioni tra Russia e Stati Uniti stavano iniziando a stabilizzarsi grazie a Trump, definendo sinceri i suoi sforzi per contribuire a risolvere il conflitto in Ucraina e osservando di nutrire grande rispetto per il leader americano, considerandolo una persona coraggiosa. Il presidente russo ha inoltre osservato che sono stati stabiliti contatti di lavoro tra le principali agenzie e che sono stati aperti canali di comunicazione tra il Dipartimento di Stato e il Ministero degli Affari Esteri, nonché tra i servizi speciali”.
Più chiaro di così. Ovviamente il dialogo aperto e la collaborazione in atto riguarda l’insieme dei teatri mondiali e non a caso la Tass dà conto, con evidenza, il 27 giugno, che “la Repubblica Democratica del Congo e il Ruanda hanno firmato un trattato di pace. La cerimonia della firma si è tenuta a Washington ed è stata trasmessa sul canale YouTube del Dipartimento di Stato americano.
Il documento è stato firmato dai ministri degli Esteri Therese Kayikwamba della Repubblica Democratica del Congo e Olivier Nduhungirehe del Ruanda alla presenza del segretario di Stato americano Marco Rubio. L’accordo, mediato da Stati Uniti e Qatar, mira a porre fine alle ostilità nella Repubblica Democratica del Congo orientale e apre la strada a una più stretta cooperazione economica tra i due Paesi. Contiene disposizioni sul rispetto reciproco dell’integrità territoriale, sul disarmo e sull’integrazione dei gruppi paramilitari, nonché sull’istituzione di un meccanismo congiunto per il coordinamento delle questioni di sicurezza. Le parti hanno inoltre concordato di promuovere il ritorno di rifugiati e sfollati, di garantire l’accesso umanitario e di istituire una struttura di integrazione economica regionale. L’accordo è entrato in vigore subito dopo la firma”.
Le partite aperte sono molte.
Putin a Minsk ha detto che il futuro della Russia passa anche attraverso lo sviluppo dell’Artico, che riceve grande attenzione.

Particolare di una cartina di Limes
Non a caso l’Artico è oggetto di grande attenzione da parte degli Usa, con la questione Groenlandia aperta in chiave strategica.
C’è poi il Mediterraneo, con l’assicurazione delle basi russe in Siria, dopo che Putin ha consentito, senza battere ciglio, la caduta di Assad e ora che il nuovo leader siriano sunnita è invitato pressantemente (a suon di dollari) da Trump a riconoscere Israele. In discussione c’è la Libia, possibile base russa sul Mediterraneo in contestuale posizione sul Mediterraneo dell’Arabia saudita, in funzione di protettrice dell’Autorità palestinese e con la costruzione di un porto a Gaza.
Se Donald Trump fa la voce grossa su Gaza e su Israele, tocca a Putin fare in modo che l’Iran chiuda i rapporti con Hamas.
L’amministrazione americana ed il Qatar, infatti, stanno spingendo per raggiungere una tregua a Gaza, convinti che si debba sfruttare lo slancio del cessate il fuoco di questa settimana con l’Iran per lavorare ad uno stop delle ostilità anche nella Striscia.
L’imperativo è cogliere l’attimo: “Se non sfruttiamo questa finestra di opportunità e questo slancio, sarà un’opportunità persa, come già accaduto di recente. Non vogliamo che accada di nuovo”, ha dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri del Qatar Majed al-Ansari in un’intervista rilasciata alla France Press.
Ma a raffreddare gli entusiasmi sono scesi in campo alti funzionari israeliani coinvolti nei colloqui per un accordo sugli ostaggi, che affermano di non comprendere i motivi dell’ottimismo del presidente Donald Trump, secondo cui un cessate il fuoco a Gaza potrebbe essere raggiunto già la prossima settimana.
Netanyahu si trova a fare ci conti con la parte delle forze politiche che sostengono il suo governo che sono contrarie a chiudere la partita. Inoltre il presidente israeliano è sottoposto alla pressione del processo in atto nei suoi confronti per corruzione.
Da qui le affermazioni di Trump, tese a difendere Natanyahu, ma, soprattutto, il processo i8n atto di mediazione. “È terribile – ha detto Trump – ciò che stanno facendo in Israele a Bibi Netanyahu. È un eroe di guerra e un primo ministro che ha fatto un lavoro favoloso collaborando con gli Stati Uniti per ottenere un grande successo nell’eliminazione della pericolosa minaccia nucleare in Iran”. “È importante sottolineare – ha aggiunto Trump – che in questo momento sta negoziando un accordo con Hamas, che includerà la restituzione degli ostaggi. Com’è possibile che il primo ministro di Israele possa essere costretto a sedere in un’aula di tribunale tutto il giorno, per nulla? È una caccia alle streghe politica, molto simile a quella che sono stato costretto a sopportare. Questa parodia della giustizia interferirà con i negoziati sia con l’Iran che con Hamas. In altre parole, è una follia fare ciò che i procuratori fuori controllo stanno facendo a Bibi Netanyahu. Gli Usa spendono miliardi di dollari all’anno, molto più che in qualsiasi altra nazione, per proteggere e sostenere Israele. Non tollereremo questo. Abbiamo appena ottenuto una grande vittoria con il primo ministro al timone, e questo offusca notevolmente la nostra vittoria. lasciate andare Bibi, ha un gran lavoro da fare!”.
Il messaggio è chiaro: cari israeliano di destra e di sinistra che volete affossare Netanyahu, sappiate che vi stiamo dando molti soldi e che se potete difendervi è perché gli Usa pagano. Ergo, piantatela di mettere i bastoni tra le ruote al processo di pace in atto.
Il lavorio diplomatico, comunque, procede però a ritmi serrati considerato che il ministro per gli Affari strategici e principale negoziatore israeliano Ron Dermer dovrebbe recarsi a Washington per colloqui con alti funzionari di Trump già oggi per discutere in merito a Gaza e all’Iran, mentre un nuovo faccia a faccia Trump-Netanyahu dovrebbe invece tenersi a metà luglio proprio nella capitale americana. I colloqui indiretti tra Israele e Hamas si sono intensificati e interrotti da quando Israele ha violato l’ultimo cessate il fuoco a marzo, proseguendo la sua campagna militare a Gaza e aggravando la grave crisi umanitaria del territorio. Il tavolo negoziale è strettamente legato al dossier sugli ostaggi: una cinquantina gli israeliani ancora prigionieri a Gaza, e si ritiene che meno della metà di loro sia ancora viva.
Le partite aperte sono molte, ma una cosa sembra essere sempre più evidente: Trump e Putin sono al tavolo pentagonale e giocano dalla stessa parte.





