
Potremmo trasformare questa riflessione nella solita risata da barzelletta, dove il povero Joe Biden, ormai evidentemente assiso in altra dimensione, si esercita nel fornirci l’immagine sfasciata, decadente, fatiscente di un Occidente ridotto alla sua finitezza dalle follie della finanza e di un “Club di miliardari” che sembra sempre più ad un manicomio.
Il fatto è che non siamo di fronte ad un film di Hollywood e nemmeno ad una seduta psichiatrica, siamo nel pieno della politica e della geopolitica, ormai nelle mani, letteralmente, perché la testa è andata, di leader che andrebbero depositati in una residenza protetta, in quanto incapaci di intendere e di volere.
La nuova gaffe per il presidente degli Stati Uniti è allarmante.
Joe Biden, parlando della guerra in Ucraina, fa nuovamente riferimento all’Iraq. Parlando con i giornalisti alla Casa Bianca, il presidente Usa risponde ad una domanda sulle conseguenze della breve insurrezione organizzata lo scorso fine settimana in Russia dal leader della compagnia paramilitare Wagner, Evgenij Prigozhin. Biden afferma che il presidente russo, Vladimir Putin, è stato “sicuramente indebolito” dagli avvenimenti dello scorso fine settimana, e che “sta perdendo la guerra in Iraq”.
Biden non è nuovo a gaffe.
Al termine di un comizio in Connecticut il presidente Usa ha esclamato senza apparente motivo, tra l’incredulità della folla: “Dio salvi la regina”.
Qui non siamo più di fronte ad un gaffeur seriale, ma ad una preoccupante mancanza progressiva di lucidità, che si accompagna ad una inefficienza fisica, più volte dimostrata.
Quanto ancora gli Usa ci vorranno proporre come comandante in capo delle loro forze armate uno che ormai è chiaramente non in possesso delle facoltà mentali richieste ad un leader politico di una grande potenza?
Siamo precipitati direttamente in un manicomio?
La questione si pone anche per la visita del cardinale Zuppi al Cremlino.
A marzo la Corte penale internazionale ha emesso un mandato di arresto contro il presidente russo Vladimir Putin perché sarebbe “responsabile del crimine di guerra di deportazione illegale di popolazione (bambini) e di trasferimento illegale di popolazione (bambini) dalle zone occupate dell’Ucraina alla Russia”.
Premesso che la Corte non è riconosciuta dalla Russia, dalla Cina e nemmeno dall’America e, conseguentemente, conta più o meno niente, sarebbe interessante capire come si concilia la visita del cardinale Zuppi alla corte del criminale di guerra Vladimir Putin.
In buona sostanza, il rappresentante di quella che dovrebbe essere la più alta autorità morale dell’Occidente, ossia la Chiesa cattolica, va a parlamentare con un criminale di guerra così definito della Corte internazionale?
C’è qualcuno che vede in questa azione del Vaticano una contraddizione?
Oppure, c’è qualcuno che vede nelle decisioni della Corte un atteggiamento ideologico che nulla ha a che fare con le dinamiche della realtà politica?
Se c’è qualcuno si faccia avanti, perché siamo alla ricerca di qualcuno che abbia conservato come criterio la logica.





