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LA VIA DEL PETROLIO DELLO STRETTO DI ORMUZ

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Competere con gli analisti italici è sempre una opera inutile ed immane. E’ più forte di loro. Scrivono di tutto e di più con il “copia ed incolla” e difficilmente scrivono di luoghi, persone e scenari di cui trattano nelle loro conferenze e convegni, sia che si scriva di pinguini artici o di cammelli sahariani, che conoscono direttamente o quasi.

Ciò premesso, chi scrive da più giorni, in “anteprima nazionale”, aveva posto l’attenzione sullo Stretto di Hormuz come punto geografico di assoluto interesse economico, sempre volendo aggiungere che sempre chi scrive circa 8 anni di una carriera di circa 40 anni a livello professionale li ha passati tra Beirut e Dubai.

Entriamo nel merito dei fatti.

Dopo l’operazione statunitense “Martello di Mezzanotte” verso i siti nucleari iraniani, la preoccupazione di molti è stata quella di vedere chiuso lo Stretto di Hormuz come ritorsione iraniana, aspetto questo sempre sul tavolo diplomatico.

Vediamo le forze in campo.

Il sito Euronews https://it.euronews.com/2025/06/22/sottomarini-avanzati-e-basi-strategiche- ci illustra le forze navali iraniane (IRIN) disponibili a favore della teocrazia sciita di Teheran.

Leggiamo di 18.500 uomini, 100 tra navi e sottomarini. Scrivendo di sottomarini accenniamo a natanti della classe Kilo (Tareq) di progettazione russa, pari a 3 a cui aggiungere sottomarini di classe Fateh e Ghadir ma trattasi di mezzi navali costieri per quasi 20 unità totali.

Navi di altura Cacciatorpediniere come Zulfiqar, Sahand e Zagros,, Fregate di classe Alphand e Moj, ed altre bagnarole a supporto.

Dall’altra parte abbiamo la V Flotta USA con base in Bahrein  con portaerei e sommergibili di attacco come quello che ha lanciato 20 missili Tomahawak sul sito di Isfahan.

Scriviamo di una contesa tra un canotto a forma di paperella verso una corazzata.

Parliamo ora di petrolio.

Il Financial Times di oggi, https://www.ft.com/content/67430fac-2d47-4b3b-9928-920ec640638a  ci aggiorna con il seguente prezzo “Brent crude rises to more than $80 a barrel after US strikes on Iran”.

Il sito nostrano borsaitaliana.it https://www.borsaitaliana.it/borsa/notizie/teleborsa/finanza/petrolio-apre-in-rialzo-ma-senza-strappi-ipotesi-catenaccio-hormuz- ci aggiorna dicendoci che “La settimana prende il via con un rialzo del prezzo del greggio contenuto in misura. Il nuovo contratto di settembre sul Brent scambia a 76,02 dollari al barile, in rialzo di 0,54 dollari (+0,7%) rispetto alla chiusura precedente, mentre il contratto per consegna agosto sul WTI scambia a 74,40 dollari al barile, in aumento di 0,54 dollari (+0,7%) rispetto al precedente. Sinora, la reazione del petrolio è stata molto contenuta: nella settimana di bombardamenti incrociati Israele-Iran c’è stato un aumento delle quotazioni nell’ordine del 4-6%, mentre da inizio anni la differenza è del +3-5%”.

Come è evidente un aumento indiscriminato del prezzo del greggio al momento non è in atto, e sempre gli “scienziati” non ritengono seria l’ipotesi di una chiusura dello Stretto di Hormuz.

Non volendo aggiungere ulteriormente altre cifre, possiamo scrivere che oltre il 60% del trasporto del greggio sullo Stretto di Hormuz ha come destinazione la Cina, primario importatore dell’Iran.

I famosi 33 Km di distanza tra Iran e Oman della penisola che incide sugli Emirati è la più sorvegliata al mondo e la base navale iraniana di Bandar Abbas è la prima della lista sia del Mossad che del servizio segreto cinese.

Leggiamo sui giornali di tutto di più, si viaggia senza freni, ed ognuno ha titolo per scrivere tutto quello che gli passa sull’autostrada vuota del cervello dove si notano solo un paio di neuroni all’uscita del casello autostradale.

Si legge del “principio della forza” come sovvertitore dello stato di diritto, ad esempio.

Lo vogliamo ricordare che tutti i trattati internazionali, trattati redatti e firmati per essere sempre violati da chi li ha sottoscritti, sono il risultato dell’esito di un conflitto armato, e che a parte Tucidite e Polibio con in forse Tacito, tutti gli storici hanno scritto sotto dettatura/dittatura di chi le guerre le vince.

La domanda semplice è sempre la stessa. Perchè le guerre? Per i diritti umani? Per i diritti sociali? Per le Costituzioni liberali o socialiste? Fesserie.

Le guerre si facevano, si fanno e si faranno solo per un motivo: il denaro.

La guerra è l’altra faccia della medaglia del commercio, e ciò che stà accadendo nell’area considerata tra le più turbolente al mondo ha un nome solo  “Via del  Cotone” con oltre 330 miliardi di dollari di investimenti, e gli “Accordi di Abramo” sono e saranno la legittimazione politica di un territorio che avrà il più imponente sviluppo economico del secolo.

Sempre a proposito di guerre, ma è stata mai posta la domanda di come mai una delle città più sicure al mondo, si ripete sicure al mondo, è Abu Dabhi?

Siamo alle conclusioni, che come solito è un invito ad andare al mare ma ciò non è possibile fare in quanto già “tutti al mare”-

Per la voce insulti malgrado solleciti alla Treccani non si dispone di ulteriori termini da indicare.

Autore

  • Redazione

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