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L’INUTILE AIEA

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Non ho voluto e non voglio partecipare allo scontro, tenuto da dietro le scrivanie o seduti in poltrona o al bar, tra chi ritiene Israele assassino e chi difende le sue ragioni alla esistenza. Con il corollario dei litigi sull’etimologia del termine “genocidio”. Il mio pensiero, anche io dalla sedia comoda, l’ho già espresso e credo inutile tornarci su.
Così come non condivido la astiosa discussione sulle “colpe”, dibattito che chiede prese di posizioni “morali” e di “giustizia” e di “valori”, che pretende l’uso di alcuni termini “obbligati” senza i quali il giudizio sarebbe incompleto: tutto ciò che non serve a nulla perché, in ogni caso, termini e giudizi non fermano e neanche attenuano il dramma in corso. La guerra è sempre una sconfitta, è sempre strage, è sempre immorale. E se non si prende atto che, per come stanno le cose, nessun giudizio di condanna la fermerà – perché sono gli istinti di conservazione a guidare le azioni, ed una volta messi in moto essi non si fermano con le parole – non si andrà mai oltre i titoloni dei giornali e qualche post di scandalizzati.
Condividerei invece la discussione sul cosa fare, sulle iniziative da intraprendere. Ma segnalo la incapacità di trovare una seppur minima soluzione affidandosi agli organismi internazionali, tanto decantati quanto inutili. Cosa si possa fare sinceramente non lo so. Certo l’armamentario di Enti sovranazionali di cui ci siamo dotati è del tutto inefficace: è il momento di prenderne atto.
La follia di mantenere in piedi il “due popoli due Stati” pur non essendoci più nessuna delle condizioni a suo tempo esaminate – e rilevando che gli arabi hanno rigettato soluzioni di questo tipo almeno 4 volte nel 1937, 1947, 2000 e 2008 e che c’è un pezzo di estremismo israeliano che la vede come fumo negli occhi – dice della inutilità di proseguire su questa strada per Gaza. Pensiamo che la si possa imporre? Prendere le distanze serve? Ricorrere all’ONU si è visto quanto vale: dire nulla è solo un modo caritatevole per non infierire. Occorrono “volenterosi” di proposte diplomatiche efficaci, non solo condanne. Attendendo.
Il vuoto di efficacia dell’ AIEA nei confronti del programma nucleare iraniano è eclatante. Dal 2019 Teheran impedisce agli ispettori dell’Agenzia di verificare l’avanzamento del suo programma atomico. Per questo, il Consiglio aveva approvato una risoluzione – presentata da Paesi Europei e Stati Uniti – in cui si affermava formalmente che “l’Iran non sta rispettando i suoi obblighi”; tre si sono opposti (Russia, Cina e Burkina Faso). Tutto caduto nel vuoto. Nel febbraio 2023, l’Aiea ha rilevato nel sito tracce di uranio arricchito all’84 per cento, vicino alla soglia militare del 90 per cento. Ma gli analisti avevano dichiarato sin dal 2022 che “europei e americani chiudono gli occhi sull’Iran e non hanno il coraggio di affrontarli” ed anche “Nel nuovo mondo post-occidentale la finestra di opportunità rischia di chiudersi a breve”. A novembre 2024 I Paesi europei e gli Stati Uniti hanno presentato al consiglio dei governatori AIEA una risoluzione che condannava la mancanza di cooperazione dell’Iran sulla questione nucleare: si “ribadisce che è essenziale e urgente” che il Paese fornisca “risposte tecniche credibili” riguardo alla presenza di tracce inspiegabili di uranio su due siti non dichiarati vicino a Teheran, Turquzabad e Varamin. La risposta è stata: L’Iran risponderà “a tempo debito e in modo proporzionato”. Insomma, una pernacchia. Due giorni dopo la voce di Teheran: “Presto un nuovo sito di arricchimento dell’uranio”. Oltre i danno le beffe. E tutti zitti. Di più: tutti distratti da “grandi” dibattiti. Anche i media di informazione: i gossip vendono di più.
Non accenno neanche alla questione Ucraina: Mentana, scandalizzato dalle parole di Trump che invita Putin ad una mediazione sull’Iran, è la espressione chiara di qualcosa che è vera sul piano della giustizia e della morale ma assolutamente fuori del mondo nel concreto. La Russia c’è ora perché c’era anche prima dell’Ucraina: ma era conveniente non vederla. Ed è inutile ancora non vederla. Putin è un dittatore: ma c’è ed è forte.
Gli organismi internazionali come alibi: ci pensino loro. Non è così. La disattenzione del mondo è colpevole, l’inazione anche. Se è favorita da analisi fuori della realtà, per quanto si appellino correttamente alla “giustizia”, ancora peggio. Perché quando una guerra comincia, con queste premesse è ancora più probabile che venga fermata solo con un’altra guerra.
E Dio non voglia che sia così anche ora.

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  • Redazione

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