
IAEA: di contaminazione alpha a Natanz compatibili con Plutonio. Si riaccendono i timori sul programma nucleare iraniano
L’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (IAEA) ha confermato nelle ultime ore la presenza di una contaminazione alpha presso il sito nucleare iraniano di Natanz. Secondo fonti vicine all’organismo di Vienna, la natura di tale contaminazione risulterebbe compatibile con la presenza di Plutonio, un elemento che apre scenari radicalmente differenti rispetto a quelli finora ufficialmente dichiarati da Teheran.
Finora il programma atomico iraniano era stato incentrato – almeno a livello formale – sull’arricchimento dell’uranio, con livelli oscillanti tra il 3,67% (limite imposto dal JCPOA) e il 60% (come più volte ammesso dallo stesso Iran dopo il ritiro unilaterale degli Stati Uniti dall’accordo nel 2018). L’eventuale presenza di Plutonio, tuttavia, configura un quadro ben più preoccupante: significa che Teheran potrebbe essere in possesso – o stare tentando di sviluppare – una seconda via all’arma nucleare, quella del reattore e del riprocessamento del combustibile.
L’IAEA non ha ancora confermato in modo definitivo la presenza di Plutonio, ma ha parlato di “tracce alpha che non possono essere escluse come residui di materiali nucleari sensibili”, lasciando intendere che un’analisi più approfondita sia in corso. Se le indagini dovessero confermare l’origine plutonica della contaminazione, sarebbe un fatto dirompente:
• violerebbe lo spirito, se non la lettera, del Trattato di Non Proliferazione (TNP);
• aprirebbe un nuovo fronte diplomatico e militare in Medio Oriente;
• offrirebbe nuovo fiato a chi, come Israele, denuncia da anni la doppiezza del programma nucleare iraniano.
Dal punto di vista tecnico, la produzione di Plutonio richiede infrastrutture e capacità molto diverse da quelle impiegate per l’arricchimento dell’uranio. In particolare, servono reattori ad acqua pesante o impianti di riprocessamento del combustibile irradiato, entrambi elementi che l’Iran ha sempre ufficialmente negato di voler sviluppare.
Ma a questo punto la narrazione ufficiale scricchiola. Una contaminazione da Plutonio non è un errore da laboratorio. È la spia, forse, di un percorso parallelo, clandestino, e potenzialmente irreversibile.
Implicazioni strategiche
Se confermata, questa svolta spingerebbe inevitabilmente a una revisione delle valutazioni di intelligence dei principali attori occidentali. Non solo Israele, da tempo in allerta, ma anche Stati Uniti ed Europa sarebbero costretti a riconsiderare tempi, capacità e intenzioni del programma nucleare iraniano.
Le reazioni internazionali non si sono fatte attendere:
• Tel Aviv ha parlato di “smoking gun” e chiesto un’azione immediata del Consiglio di Sicurezza;
• Washington ha convocato una riunione straordinaria con gli alleati europei;
• la diplomazia russa e cinese, più cauta, ha chiesto “chiarezza tecnica e non allarmismo politico”.
Intanto, cresce l’incertezza.





