
di Paolo Falconio*
In molti mi chiedono se la risposta allo schiaffo ucraino alla Russia, costituita dall’ operazione
Spiderweb, vi sia stata o se ci sarà. La pioggia di Iskander e droni su Kiev e Lutsk non so se possa
essere considerata una risposta, perché non conosciamo gli obiettivi e soprattutto se questi
obiettivi possano aver coinvolto il personale NATO necessario per i sistemi a lungo raggio forniti
all’Ucraina (non lo sapremo mai).
Rimane molto plausibile come ipotesi per una possibile
rappresaglia, anche perché è atterrato in Polonia un aereo per l’ evacuazione sanitaria
d’urgenza. Il punto però è che bisogna uscire dalla logica dei bulli. Se mi dai un pugno te lo
restituisco. Una risposta russa ci sarà, ma nei tempi e nei modi che la Russia riterrà di mettere
in atto. Ricordo a chi legge che la Russia è in guerra e la guerra non viene gestita come le risse
da bar.
Molto più interessante, dal punto di vista dell’ analisi, potrebbe essere la frase di Putin che
definisce terrorista il governo ucraino (tra l’altro negli attacchi ai civili russi che si sono avuti,
anche gli Stati Uniti hanno espresso con una nota cordoglio per i morti e questo nel linguaggio
diplomatico vuol dire che anche gli USA ritengono quegli attacchi “terrorismo”).
Bisogna capire che l’ Ucraina, dal fallimento dell’ offensiva del 2023 e per le difficoltà crescenti sul terreno si
sta spostando verso una strategia di guerra asimmetrica e completare le operazioni sul
campo. Una strategia che lo stesso Zelenski definì come l’esigenza di far sentire la guerra ai
russi.
La ratio di questa strategia starebbe nel fatto che l’ attuale leadership russa sia sempre
più provata dalla guerra e mancherebbe poco al collasso interno.
A prescindere cosa io ne pensi, questo è il quadro dal punto di vista ucraino e in questo quadro
vanno ascritti gli attacchi degli ultimi giorni, soprattutto quello al treno.
Questa veloce ricognizione serve a capire perché, a mio avviso, potrebbero essere rilevanti le
parole “Governo illegittimo e terrorista” usate da Putin all’ indomani degli attacchi. Infatti il
Cremlino fino ad oggi non aveva mai preso di mira la dirigenza ucraina, ma definendola
terrorista potrebbe intendere che si ritiene libero di colpirla al pari di una qualsiasi
organizzazione terroristica.
È solo un’ ipotesi, anche se condivisa anche da altri analisti, che va
ben oltre il discorso della rappresaglia, ma che si potrebbe tradurre in una escalation del
conflitto in termini civili oltre che militari e che mette a rischio i vertici ucraini. È una frase che rende
molto difficile una qualsiasi pace e ovviamente apre scenari inquietanti per una guerra che
potrebbe perdere ogni parvenza di regole di condotta.
* Member of the Consejo Rector de Honor and lecturer at the Sociedad de Estudios
Internacionales (SEI)





