A cura di Agenzia Nova
Israele sequestra la nave dell’Ong Freedom Flotilla, a Gaza ancora disordini nei centri aiuti
A bordo dell’imbarcazione – diretta verso l’enclave palestinese per consegnare aiuti umanitari – vi erano 12 attivisti, tra cui Greta Thunberg e l’eurodeputata francese Rima Hassan
Il sequestro da parte di Israele della nave Madleen dell’organizzazione non governativa internazionale Freedom Flotilla mantiene alta l’attenzione sulla questione della consegna degli aiuti umanitari alla popolazione palestinese della Striscia di Gaza. Al momento dell’intercettazione, a bordo dell’imbarcazione – diretta verso l’enclave palestinese per consegnare aiuti umanitari – vi erano 12 attivisti, tra cui Greta Thunberg e l’eurodeputata francese Rima Hassan. Secondo quanto confermato dal ministero degli Esteri israeliano, la Madleen “è stata rimorchiata dalla Marina” la scorsa notte e trasportava “meno di un camion di aiuti”. Nelle prossime ore, la nave è attesa al porto di Ashdod, in Israele, mentre gli attivisti saranno consegnati alla polizia dello Stato ebraico. In base a quanto spiegato su X dal ministero degli Esteri israeliano, “saranno prese disposizioni per il loro rientro nei rispettivi Paesi di origine”. Secondo quanto riferito dal quotidiano “Israel Hayom”, per gli attivisti sono state predisposte celle di isolamento nel carcere di Givon, situato a Ramla, nel centro di Israele.
“La nave è stata abbordata illegalmente, il suo equipaggio civile disarmato è stato rapito e il suo carico salvavita, tra cui latte in polvere, cibo e forniture mediche, è stato confiscato”, si legge in una nota di Freedom Flotilla. Secondo l’Ong, “Israele non ha l’autorità legale per trattenere i volontari internazionali a bordo della Madleen”, ha dichiarato Huwaida Arraf, avvocata per i diritti umani e organizzatrice della Freedom Flotilla. “Questo sequestro viola palesemente il diritto internazionale e gli ordini vincolanti della Corte internazionale di giustizia che impongono il libero accesso umanitario a Gaza. Questi volontari non sono soggetti alla giurisdizione israeliana e non possono essere criminalizzati per aver consegnato aiuti o contestato un blocco illegale: la loro detenzione è arbitraria, illegittima e deve cessare immediatamente”, ha aggiunto Arraf. Sui canali social, l’Ong ha pubblicato una serie di video preregistrati delle persone a bordo della Madleen che chiedono aiuto ai loro Paesi d’origine. Secondo il ministero degli Esteri israeliano, gli attivisti filo-palestinesi “hanno tentato di organizzare una provocazione mediatica il cui unico scopo era quello di ottenere pubblicità”. “Esistono modi per consegnare aiuti alla Striscia di Gaza che non prevedono selfie su Instagram. La piccola quantità di aiuti che si trovava sullo ‘yacht’ verrà trasferita a Gaza attraverso canali umanitari autentici”, ha affermato il dicastero.
Dopo il fermo della nave Madleen, il ministro della Difesa israeliano, Israel Katz, ha ordinato alle Forze di difesa israeliane di far vedere agli attivisti il video dell’attacco del movimento islamista palestinese Hamas del 7 ottobre 2023 contro lo Stato ebraico, prodotto dall’ufficio del portavoce delle Idf. Il filmato, della durata di circa 40 minuti, mostra riprese non censurate di persone uccise e corpi mutilati durante l’attacco, molte delle quali riprese dalle bodycam dei miliziani islamisti. “È giusto che Greta (Thunberg) l’antisemita e i suoi amici sostenitori di Hamas vedano esattamente chi è il gruppo terroristico Hamas che sostengono e per conto del quale agiscono, quali atti atroci hanno compiuto su donne, anziani e bambini, e contro chi Israele sta lottando per difendersi”, ha affermato Katz. Inoltre, in base a quanto reso noto da “Israel Hayom”, il ministro della Sicurezza nazionale israeliano, Itamar Ben Gvir, ha ordinato di non introdurre emittenti radiofoniche né televisive nelle celle in cui dovrebbero essere detenuti, oltre che qualsiasi simbolo dell’Autorità nazionale palestinese (con sede a Ramallah, in Cisgiordania).
Nel frattempo, il quotidiano “The Telegraph” ha fatto sapere che Zaher Birawi, cittadino palestinese-britannico con base a Londra, descritto nel Parlamento britannico come un “operativo di Hamas”, sarebbe una figura chiave che ha organizzato la missione della Madleen. Secondo “The Telegraph”, Birawi si definisce “membro fondatore” della Freedom Flotilla International Coalition. Nel 2013 Israele ha designato Birawi come un operativo di Hamas attivo in Europa e nel 2021 ha inserito l’organizzazione da lui presieduta, l’Europal Forum, nella lista delle organizzazioni terroristiche. Il Forum ha sempre negato ogni legame con il terrorismo e nel 2021 Birawi ha ottenuto un risarcimento dopo aver intentato causa contro una banca dati finanziaria che lo aveva inserito erroneamente in una lista di monitoraggio antiterrorismo. Birawi ha negato qualsiasi coinvolgimento in attività illegali legate al terrorismo.
Sono state numerose le reazioni al sequestro della nave Madleen. In una nota, Hamas ha affermato che l’episodio equivale a “terrorismo di Stato” e che i convogli umanitari diretti a Gaza sono la “testimonianza vivente del fallimento” della “macchina propagandistica” di Israele. Il movimento ha chiesto il rilascio degli attivisti fermati, sottolineando che “il sequestro della Madleen non metterà a tacere la voce di chi è libero, né fermerà la crescente solidarietà globale per Gaza”. Dal canto suo, il presidente francese, Emmanuel Macron, ha chiesto che ai sei concittadini presenti a bordo dell’imbarcazione sia consentito di rientrare in Francia il più presto possibile. Non appena la nave è stata intercettata “abbiamo chiesto di poter esercitare la nostra protezione consolare su di loro”, ha spiegato in una nota il ministro degli Esteri, Jean Noel Barrot. “Il nostro consolato ha chiesto di poterli visitare non appena giunti al porto di Ashdod, per accertare la loro situazione e agevolare il loro rapido rientro in Francia”, ha aggiunto. Il governo francese ha affermato di aver “avvertito” e tentato di dissuadere i cittadini a bordo dell’imbarcazione.
Da parte sua, il governo spagnolo ha convocato l’incaricato d’affari di Israele a Madrid, Dan Poraz, per protestare contro la detenzione di un connazionale che viaggiava a bordo dell’imbarcazione. Fonti del ministero degli Affari esteri consultate dall’agenzia di stampa “Europa Press”, hanno informato di essere in contatto con l’attivista Sergio Toribio, con la sua famiglia e con il ministero degli Esteri israeliano, “esercitando la relativa protezione consolare” sul cittadino spagnolo. È la seconda volta in meno di un mese che l’incaricato d’affari israeliano a Madrid viene convocato. L’ultima volta è stata il 22 maggio per comunicare la condanna del governo per l’apertura del fuoco su diplomatici in visita in Cisgiordania, tra cui uno spagnolo. Israele non ha un ambasciatore a Madrid da un anno, quando il governo di Benjamin Netanyahu ha richiamato Rodica Radian Gordon per consultazioni, in segno di protesta contro la decisione del governo di riconoscere lo Stato palestinese. Anche il governo del Brasile ha esortato Israele a rilasciare i membri dell’equipaggio a bordo della nave Madleen, tra i quali c’è anche il cittadino brasiliano Thiago Avila. L’emittente panaraba satellitare di proprietà qatariota “Al Jazeera” ha condannato l’intervento delle forze israeliane sulla Madleen, denunciando la detenzione del suo inviato, Omar Fayyad, che si trovava sulla nave per documentare la missione.
A livello internazionale, il ministero del ministero degli Esteri della Turchia ha definito il sequestro della nave “una chiara violazione del diritto internazionale”, precisando che è stata fermata in acque internazionali. “Questo odioso attacco del governo Netanyahu, che minaccia anche la libertà di navigazione e la sicurezza marittima, ha dimostrato ancora una volta che Israele è uno Stato terrorista”, si legge nella nota del ministero turco. Da parte sua, il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmail Baghaei, ha affermato che l’attacco alla nave Madleen “che trasportava cibo e medicine per Gaza è stato effettuato in acque internazionali da droni armati e ha causato un incendio e danni alla nave”. Baghaei ha quindi chiesto “un’indagine sulle violazioni del diritto internazionale, tra cui il blocco illegale di Gaza e l’attacco a una nave civile”, esortando le Nazioni Unite, il Comitato internazionale della Croce rossa, il Consiglio per i diritti umani e, in particolare, il Consiglio di sicurezza, a “intervenire con urgenza per rompere l’assedio di Gaza e impedire il continuo massacro di civili, in particolare bambini e donne”. Il portavoce ha poi affermato che le azioni israeliane sono “una forma di pirateria, ovvero un esempio di crimine grave perché mira a colpire gli aiuti a persone a rischio di genocidio, massacri e crimini di guerra”.
Nel frattempo, nell’enclave palestinese non si placano i disordini nei centri di distribuzione delle forniture gestiti dall’ente statunitense Gaza Humanitarian Foundation (Ghf), che opera nella Striscia in base a un meccanismo sostenuto da Stati Uniti e Israele. I metodi di consegna degli aiuti della Ghf sono stati ampiamente criticati a livello internazionale, soprattutto dalle agenzie delle Nazioni Unite e dalle organizzazioni umanitarie. In base a quanto riferito questa mattina dalla diplomazia israeliana, “più di 1.200 camion di aiuti sono entrati a Gaza da Israele nelle ultime due settimane e, inoltre, la Gaza Humanitarian Foundation ha distribuito quasi 11 milioni di pasti direttamente ai civili” della Striscia. Tuttavia, secondo quanto reso noto dalla stessa Ghf, oggi il centro di distribuzione degli aiuti di Tel al Sultan, situato a Rafah, nel sud di Gaza, è stato chiuso a causa di “disordini” scoppiati tra la folla radunata sul posto. “La folla ha impedito la consegna sicura degli aiuti. La vostra sicurezza è la nostra massima priorità”, ha riferito la Ghf. Questa mattina, inoltre, l’agenzia di stampa palestinese “Wafa” aveva riferito di otto palestinesi uccisi dalle Forze di difesa israeliane (Idf) a Rafah, sottolineando che esse avrebbero aperto il fuoco sulle persone in attesa di aiuti alimentari nell’area.
-
Nuovo Giornale Nazionale è una testata Online totalmente indipendente, di proprietà dell’associazione Libera Stampa e Libera Comunicazione LIBERCOM.