
di Marco Rocchi
Che l’Italia, a partire dal 1929, non sia un paese laico è cosa ben nota a tutti. Ma, paradossalmente, se dovessi indicare il periodo, all’interno di questi quasi cento anni in cui la laicità è stata totalmente dimenticata, indicherei proprio questo primo quarto del XXI secolo.
Durante il governo Conte II stigmatizzai, proprio su queste pagine, la totale assenza di laicità in un ministro con un passato comunista, Roberto Speranza. In quella circostanza, sotto il titolo “La laicità? È senza Speranza” segnalai la nomina di alti esponenti della chiesa in commissione di interesse nazionale. Ma in fin dei conti, come sosteneva Bertrand Russell, i comunisti erano solo di un’altra religione.
Oggi, con un governo di destra, la cosa si è fatta più subdola, ma non certamente meno invasiva.
E vengo ai fatti in questione. Per mio aggiornamento, seguo quotidianamente la pagina ANSA sul social media Instagram.
Ebbene, nel primo mese di pontificato di Prevost, i post che riguardano la chiesa sono stati ventisei. Un numero ragionevole, si potrebbe pensare, nel primo mese di attività di un neoeletto pontefice. Meno comunque – molto meno – di quelli dedicati al Presidente Matterella, al Presidente del Consiglio Meloni, o al capo dell’opposizione Schlein.
E tuttavia, segnalo in particolare due post estremamente significativi.
Il primo concerne l’ordinazione sacerdotale di undici preti avvenuta a Milano.
Il lettore potrebbe aspettarsi in buona fede che si sia trattato di un’ordinazione sacerdotale particolare: magari qualche nome eccellente, magari persone che si sono distinte nella vita laica prima che in quella consacrata. E invece no. Undici preti come ce ne sono a migliaia in Italia e nel mondo. Ma magari li ha consacrati personalmente il nuovo Pontefice? No, neppure questo.
Il post, datato 7 giugno, recita: “Festa all’esterno del Duomo di Milano dopo l’ordinazione di 11 nuovi sacerdoti della Chiesa ambrosiana”. Nient’altro. Dunque dov’è la notizia? Perché, se dovessimo comunicare, all’Italia al mondo, una semplice consacrazione di sacerdoti, non si capisce perché, a maggior ragione, non dovremmo comunicare, che so, la laurea di fisici, veterinari, medici, ingegneri, farmacisti, filosofi, letterati, biologi, psicologi e così via, oppure la nomina di colonnelli o generali, o la presa di servizio di professori ordinari all’università, o di magistrati nei vari tribunali.
Nessun significato insomma, se non quello di una pubblicità gratuita, e diffusa in mondovisione, a favore di santa romana chiesa.
Il secondo post su cui voglio soffermarmi è quello – datato 8 giugno – che riferisce dell’invio al papa, in occasione del primo mese di pontificato, di disegnini fatti da bambini di tutto il mondo che ritraggono il papa stesso. La notizia ANSA riprende parola per parola un intervento sui social di padre Enzo Fortunato, responsabile del Pontificio Consiglio per la giornata mondiale dei bambini. Roba che manco le veline del Min Cul Pop.
E senza volere minimamente indagare sulla spontaneità di questi disegni, mi preme ricordare che al termine di ogni anno scolastico migliaia di disegni ritraggono maestre e insegnanti, spontaneamente prodotti da bambini come gesto di rispetto e di riconoscenza per persone che svolgono un lavoro che è, o dovrebbe essere, altrettanto e forse più vocazionale di quello di un sacerdote. Ma non mi risulta che l’ANSA ne abbia mai dato notizia.
E allora dobbiamo dirlo con chiarezza: la morte per inedia della Balena Bianca ha generato una corsa al voto cattolico mai vista in precedenza. Quando la Democrazia Cristiana esisteva, essa era il contenitore obbligato di tale voto, senza che ci fosse bisogno di particolari richieste o di particolari regalie. È triste da dire, ma la maggiore laicità in Italia l’abbiamo vissuta nel quarantennio democristiano. Allora si diceva, da parte delle opposizioni, “Non moriremo democristiani”.
Oggi, almeno dal punto di vista della laicità, siamo costretti a completare con un “Non moriremo democristiani, purtroppo”.





