
Ieri l’altro alla manifestazione dei propal di Roma, Gad Lerner è stato sonoramente fischiato dalla piazza, Come mai? Riferendosi al 7 ottobre Lerner ha detto, fra le altre cose:
“la responsabilità di quel disastro è del governo di Netanyahu, un governo di esproprio e annessione. Il massacro e la deportazione di uno dei due popoli oltre che criminale è inverosimile. La convivenza è l’unica ipotesi possibile. Noi sentiamo la responsabilità anche di difendere Israele da se stesso, dal male che sta facendo a se stesso oltre che agli altri”.
Lerner ha criticato con parole di fuoco il governo Netanyahu, ma lo ha fatto anche in nome della sicurezza di Israele che, a suo parere, deve ”difendersi da se stesso”. Tanto è bastato per scatenare la piazza contro di lui.
La cosa non deve assolutamente, stupire, ci sarebbe anzi da stupirsi del contrario. Quello che Lernar, e altri come lui, non capiscono, meglio, fingono di non capire è che il problema non è Netanyahu e il suo governo di “estrema destra”, non sono i “territori”, i “due popoli due stati” (quelli ci sarebbero dal 1948 se gli arabi avessero accettato la risoluzione ONU 181) no, i problemi non sono questi.
Il problema vero è uno solo e si chiama Israele. Il problema è il diritto di Israele a esistere e difendersi se aggredito, è questo a essere contestato dai propal, tutto il resto: Netanyahu, la destra israeliana, i territori, i due popoli due stati, la difesa di Israele da “se stesso”, sono solo dettagli utili per la propaganda ma del tutto secondari.
Israele non deve esistere, non ha diritto di esistere, meno che mai ha diritto di difendersi, neppure da se stesso: questo, solo questo è in gioco: lo è oggi con Netanyahu come lo era ieri con qualsiasi altro leader israeliano.
Nei loro cortei in mezzo mondo i propal abbaiano “Palestina libera!”, e per i duri di comprendonio spesso aggiungono: dal fiume al mare: “Free Palestine from the River to the Sea”.
Ma “fra fiume e il mare” c’è Israele, c’è lo stato degli ebrei, l’unico che abbia dato rifugio e protezione al popolo più perseguitato della storia, quello a cui anche Lerner appartiene.
“Palestina libera dal fiume al mare” vuol dire distruzione dello stato di Israele. E I suoi abitanti? Che fine faranno? Semplice: possono emigrare in massa per non si sa dove, accettare di diventare cittadini di serie Z in una teocrazia islamica oppure essere massacrati. Il 7 ottobre ha dimostrato che questa è l’ipotesi più probabile.
Israele è una democrazia, alla sua guida si alternano governi diversi che perseguono politiche diverse, spesso molto diverse, ma ciò non cambia di una virgola l’obiettivo di fondo dei suoi nemici. A costoro non interessa chi governa Israele, li interessa solo la distruzione di quella che definiscono “entità sionista”:
Solo persone in assoluta cattiva fede o molto diversamente intelligenti possono far finta di non capirlo.
Fermo restando che i poveri popoli e i cittadini inermi non debbono essere vittime di teribili ideologie sanguinarie, che non meritano sostegno (ndr).





