
Data aggiornamento: 2 giugno 2025
Fonte primaria: analisi Osint e materiale visivo geolocalizzato (foto, video FPV, immagini satellitari)
Contesto operativo
L’operazione “Spiderweb” è stata condotta dallo SBU (Servizio di Sicurezza ucraino) con obiettivo di colpire le capacità strategiche della Long-Range Aviation (DA) russa, in particolare la flotta di bombardieri strategici, attraverso droni FPV lanciati dall’interno del territorio russo.
Dettagli operativi noti
Droni coinvolti: 150 FPV droni preposizionati in container camuffati da unità abitative.
Modalità d’azione: lanci simultanei da camion civili russi, telecomandati tramite rete russa.
Totale droni lanciati: 116
Basi coinvolte: Olenya, Ivanovo, Daghilevo, Belaya, Voskresensk, e tentato attacco a Ukrainka (fallito).
Perdite confermate (via Osint):
1. Olenya AB (Penisola di Kola):
2 Tu-95MS distrutti (colpiti al wing-root, esplosione con perdita totale)
1 Tu-95MS danneggiato (incendio localizzato, contenuto da mezzi antincendio)
1 aereo da trasporto An-22 o An-12 distrutto (visibile in fiamme)
Note: I Tu-95 erano parzialmente protetti da pneumatici dismessi sulle ali per confondere i sensori ottici dei droni – misura risultata inefficace.
2. Belaya AB (Siberia):
3 Tu-95MS distrutti (uno dei quali visibile colpito in diretta da FPV)
3 Tu-22M3 distrutti (due in area esterna, uno presumibilmente all’interno di blast pen)
Ulteriori 2–3 Tu-95MS probabilmente danneggiati (presenza di incendi localizzati e detriti visibili su immagini satellitari)
3. Ivanovo (Russia centrale):
Presunto danneggiamento di un aereo radar A-50, ma assenza di conferme visive al momento.
4. Daghilevo AB (Ryazan):
Attacco confermato da segnalazioni locali e colonne di fumo.
Nessuna perdita visiva confermata.
5. Voskresenk AB:
Incendi isolati visibili da distanza.
Danni non confermati.
6. Ukrainka AB (Estremo Oriente):
Tentativo fallito: il camion con i droni esplode prima del lancio.
Nessun danno alla base.
Valutazione Osint finale
Totale perdite confermate:
Tu-95MS: minimo 5 distrutti, fino a 8 danneggiati
Tu-22M3: 3 distrutti
An-22/An-12: 1 distrutto
Totale piattaforme distrutte confermate: 9 aerei
Totale danni probabili: fino a 6–7 ulteriori aerei danneggiati
Considerazioni strategiche
Le piattaforme colpite sono aerei di difficile sostituzione, data la loro età e la lentezza industriale russa.
Le perdite toccano una percentuale stimata tra il 15% e il 20% della flotta strategica operativa russa.
ATTENZIONE : La stima “15–20%” non si riferisce all’intera flotta nominale, ma alla quota operativa realmente disponibile, ovvero i Fully Mission Capable (FMC). Questo vuol dire che la Russia può rendere FMC altri veivoli però ogni velivolo richiede tra 24 e 168 ore di manutenzione intensa per tornare FMC, se ci sono i pezzi di ricambio. Il problema è che molti pezzi non ci sono o arrivano tardi, a causa delle sanzioni, del blocco tecnologico e della burocrazia interna russa.
L’attacco ha dimostrato vulnerabilità logistica interna e scarsa reattività della difesa antiaerea russa a minacce non convenzionali in orario diurno.
La modalità d’attacco (container, telecomando via rete russa) rappresenta una nuova frontiera nelle operazioni clandestine UAV a lungo raggio.
Commento
Leggere i commenti sui social e certi titoli dei media dopo l’Operazione Spiderweb è come trovarsi in una curva da stadio durante una partita tra invasati ucrainomani e erectorus: da una parte chi grida “Russia in ginocchio!”, “Putin ha finito le bombe!”, dall’altra chi parla di “regie NATO anglosassoni” come se ogni volta che un russo inciampa sia colpa della CIA o di James Bond.
E poi la solita “scorreggia” atomica: “Useranno missili nucleari per rappresaglia”.
Ma rappresaglia verso chi, esattamente? Un attacco con droni FPV da 30.000 euro l’uno, lanciati da camion dentro il tuo stesso territorio, e tu tiri fuori l’arsenale strategico come se ti avessero colpito Mosca con i B-52? È come se uno ti buca le gomme e tu rispondi bombardando il condominio. In realtà, lo sanno anche loro: nessuno lancerà nulla, e le minacce servono solo a far tremare le ginocchia a qualche opinionista occidentale già in preda all’incontinenza.
Nel mezzo, il solito piagnisteo isterico da parte di chi, con faccia stravolta, urla all’illegalità: “Ma come! Colpire basi militari in tempo di guerra! Orrore!”. Già, perché bombardare città ucraine andava bene, ma se tocchi gli hangar dei Tu-95 parcheggiati a migliaia di chilometri… allora si passa il segno. Ridicoli.
Poi ci sono i numeri sparati come coriandoli: 41 bombardieri distrutti, 7 miliardi di danni, la Russia senza più aerei. Basta guardare due foto e ci si accorge che sono molto probabilmente dati gonfiati come le labbra di certi opinionisti televisivi. Ma non è quello il punto.
Il punto vero – che sfugge a tutti gli ultras in servizio permanente effettivo – è che questa è la prima volta nella storia militare che droni FPV artigianali vengono infilati clandestinamente in uno Stato nucleare per colpire assetti strategici in profondità, da terra, senza sorvoli, senza missili, senza aerei. Altro che film di spionaggio: questa è innovazione applicata alla guerra asimmetrica.
E qui casca l’asino: non è che i russi siano scemi o gli ucraini siano dei burattini con le pile della NATO. Sono entrambi esseri umani, in guerra, che imparano. Adattamento, ingegno, necessità. Vale oggi per l’Ucraina, varrà domani per Mosca, e dopodomani per noi, quando ci renderemo conto che anche il nostro hangar pieno di F-35 può diventare un bersaglio con 15.000 sterline e un carico su un Iveco Daily.
Il futuro? Non saranno solo i russi a dover rivedere in fretta difese antidrone, rilevamento territoriale, sicurezza perimetrale. Tutti dovranno farlo. Anche quelli che oggi si limitano a fare i commentatori da tastiera.





