Home Politica estera PRIGOZHIN, MISSIONE PREVEDIBILE. FORSE.

PRIGOZHIN, MISSIONE PREVEDIBILE. FORSE.

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di Piero Di Nepi

I mulini del Signore macinano con lentezza, però macinano molto finemente. La diplomazia vaticana, forse compassionevole perfino verso la memoria di Giuseppe Stalin —Ma quante divisioni ha il papa di Roma?— dispone tuttora di parecchi mezzi, benché non corazzati, e di una saggezza antica.

Tanto più efficace quanto più lontana dalle assertive scelte di campo dei tempi di Pio XII. E così è dal cardinale Matteo Zuppi, e quindi da papa Francesco, che arriva la controprova operativa delle lucide dimostrazioni davvero blindate in termini di tattica, strategia e geopolitica che quasi quotidianamente ci propone Andrea Gaiani con i suoi editoriali su “Analisi Difesa”. Il presidente della Conferenza Episcopale italiana nei giorni mercoledì 28 e giovedì 29 incontra a Mosca i massimi dirigenti della Federazione Russa, svuotando con affabilità ecclesiastica le damigianate di banalità distillate da cremlinologi sempre in ritardo, ma poi rovesciate da telegiornali e prime pagine su pubblico e lettori. Se nelle segretissime stanze del potere putiniano fosse in corso una crisi vera questo viaggio non avrebbe ragion d’essere. Tuttavia resta tuttora valida la celebre affermazione di Winston Churchill circa la struttura profonda del potere in Russia, ovvero che sempre ci si trova di fronte a un rebus avvolto in un mistero il quale però sta dentro un enigma. Se quella di Prigozhin sia stata una sceneggiata in qualche modo a copione già scritto per riportare Wagner sotto le ali dell’esercito, oppure un tentativo di golpe vero, modello 25 luglio 1943 (tutto nostro) o per imitazione di Klaus von Stauffenberg alla Tana del Lupo hitleriano, ebbene non lo sapremo mai. Sappiamo soltanto che il Pentagono era informato (le talpe sono una specie molto prolifica) però nessuno aveva avvertito coloro che sono morti interpretando senza paura un dramma che invece si andava trasformando in farsa. Non ne conosciamo il numero, ma ormai abbiamo tutti ben compreso che sui molteplici fronti di questo conflitto la vita dei soldati ha lo stesso valore che nelle trincee della Grande Guerra, cioè meno di zero. Gli appassionati di fantapolitica e distopie possono confrontarsi con questi tentativi di analisi che propongo. 1. L’azione, teatrale nel senso planetario che ormai investe il termine, era necessaria per far apparire di fronte al mondo un Putin confuso e indebolito, creare un diversivo/trappola sul fronte dell’offensiva ucraina per la riconquista e indurre i media occidentali (certo non gli Stati Maggiori) a credere che lo zar ormai non governa e non controlla. 2. Prigozhin viene inviato in Bielorussia per tenere sotto controllo –in qualità di Legatus Augusti pro praetore— l’enigmatico Lukashenko e soprattutto le armi nucleari appena dislocate da Putin a un passo dalla NATO e da Zelensky. Dunque, se e quando si decidesse sciaguratamente di ricorrere a un impiego effettivo delle testate, la responsabilità verrebbe attribuita a due rogue chieftains già molto impopolari presso i governi europei.

 

 

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  • Redazione

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