
di Marco Pugliese
Dai deserti del Sahel alle banchine italiane, passando per i compound segreti in Libia: il traffico di esseri umani è la nuova economia della guerra. Un business da 150 miliardi di dollari all’anno
Il traffico di esseri umani è oggi il terzo mercato criminale globale, dopo droga e armi. Secondo l’ONU, circa 40 milioni di persone sono vittime della tratta in forme diverse (sfruttamento sessuale, lavoro forzato, accattonaggio organizzato, riduzione in schiavitù), con rotte che attraversano Africa, Medio Oriente, Asia e Sudamerica, convergendo sull’Europa.
La Procura di Palermo e quella di Catania hanno smantellato intere cellule di trafficanti somali ed eritrei, attive in Libia. Il caso più noto è quello di Mered Medhanie, detto Il Generale, arrestato in Sudan nel 2016 e oggi detenuto in Italia.
Ma i numeri parlano chiaro: oltre 500 mila migranti irregolari sono entrati via mare in Italia tra il 2014 e il 2023, una parte dei quali tramite reti criminali.
Il contributo delle forze speciali italiane è stato spesso sottovalutato, è concreto:
• nel 2017, un’operazione congiunta tra AISE (intelligence estera), carabinieri del ROS e unità speciali ha permesso l’arresto, in Niger, di un facilitatore nigeriano attivo nel reclutamento di ragazze per prostituzione in Europa;
• la Task Force 45, con base a Djibouti e presente anche in Libia, ha più volte fornito supporto operativo a operazioni di esfiltrazione di vittime di tratta;
• il Comando interforze per le operazioni coperte ha collaborato con Frontex per individuare rotte navali sospette.
EUNAVFOR MED IRINI (dal 2020) ha come obiettivo principale l’embargo sulle armi in Libia. Oltre 2.000 imbarcazioni monitorate e centinaia di interventi d’intercettazione. (Ho collaborato con Irini come comunicazione)
Il traffico di esseri umani non è solo una tragedia umanitaria. È una minaccia strategica. Finanzia reti terroristiche (come al-Shabaab e Boko Haram), destabilizza Paesi fragili, corrompe istituzioni locali, e genera pressione sociale ed economica nei Paesi di arrivo. Secondo il Ministero dell’Interno, nel 2023 circa il 23% dei migranti irregolari in Italia risultava coinvolto in reti di sfruttamento lavorativo o sessuale entro sei mesi dall’ingresso.
Pertanto appare necessario quanto segue:
– l’istituzione di una “Unità Speciale Tratta” interforze, con membri di ROS, GIS, AISE e Marina Militare, pronta a operare anche fuori area sotto mandato parlamentare;
– l’espansione del Piano Mattei per includere “blocchi di cooperazione operativa” su sicurezza, intelligence e contrasto al traffico umano;
– l’uso sistematico di droni, AI predittiva e sorveglianza satellitare per identificare i movimenti sospetti nei deserti libici e saheliani;
– la diplomazia muscolare con i Paesi africani, non solo accordi economici, prevedendo che chi non collabora a smantellare i trafficanti, perde accesso ai fondi.





