
di Giuseppe Augieri
La più cattiva e la più severa delle agenzie di rating, Moody’s, segna un piccolo “più” sulla valutazione dell’Italia. Dunque il giudizio di positività è unanime. Per tutte le agenzie vi sono segnali positivi e di miglioramento. Possibile che ignorino che qui da noi le situazioni sono difficili, anzi difficilissime? E chi protesta, allora, protesta sul nulla?
Se riusciamo a mettere da parte la “pancia” nel ragionare, la spiegazione è possibile. Ed è che noi continuiamo a sparare fuori bersaglio, dopo averlo fatto per mesi addirittura su una parete diversa da quella del bersaglio.
Dopo mesi di messaggi disperati del tipo “Meloni ci porterà a sbattere” ci si è resi conto che è difficile sostenere questa tesi. Tutto il mondo economico e finanziario dice diversamente: non solo le agenzie ma i “sacri testi” dell’economia e la stampa specializzata.
Si è passati allora ad elencare le cose che non vanno – sono molte e alcune gravi – e contestare la loro mancata soluzione. Un passo avanti ma la mira resta strabica ed il bersaglio non colto.
Il “le cose vanno bene” che ci dicono dal mondo si riferisce al “macro” dell’economia. Ma bisogna mettere in evidenza che la politica di prudenza sul nostro bilancio è ispirata alla stessa logica che ha sorretto l’azione dei conservatori da sempre. Oggi abbiamo dinanzi agli occhi l’Argentina di Javier Milei, con ripresa di PIL eccezionale fondata su una azione di bilancio che dà però luogo ad un consumo interno “lento” a causa della perdita del potere d’acquisto delle famiglie; e da una “prudenza” che sta interessando il mercato del lavoro. Ricorda qualcosa? E si potrebbe parlare anche del metodo di “risanamento” della Grecia… Se si vuole affrontare quello di cui oggi soffriamo – salari bassi, welfare alla frutta soprattutto sulla sanità, mondo del lavoro segnato da nero e precarietà, evasione, fuga dei giovani e dei cervelli – dobbiamo chiedere di cambiare “modello di crescita”. Quello ispirato alle logiche conservatrici va sostituito con un tutto diverso modello ispirato a ..… ma chi e a cosa?
E qui casca l’asino.
Il primo passo da fare è convincerci che il problema non è quanta è la ricchezza prodotta (parametro migliorabile, comunque oggi non negativo e molto dipendente dai mercati e politiche internazionali) ma come essa si distribuisce. Solo che “come si distribuisce” è legato a “come si produce”. Ispirarsi a Keynes piuttosto che a Friedman o a Dahrendorf ovvero avviare politiche che realizzino gli sviluppi economici – industriali, artigianali, commerciali, turistici …. con azioni più o meno dirette, oppure con controlli, oppure inducendo scelte con azioni statali mirate, è qualcosa che oggi, per l’attuale opposizione, è difficile. Tanto che non ci si prova neanche a mettere giù un progetto.
Il problema è antico ma costantemente attuale. La Malfa e Giolitti ed il fallimento della loro programmazione; Martelli e la messa in soffitta del suo “Merito e bisogno”; le vendite di aziende statali di Prodi e le “lenzuolate” di privatizzazione di Bersani; i bonus edilizi di Conte e amici: flop colossali – gli ultimi due con riflessi pesantissimi sul nostro futuro – dicono di quante variabili e quante differenze – non solo ideologiche – vi sono nel predisporre un sistema economico «terza via» tra statalismo e mercatismo selvaggio. E con focus puntato sulla distribuzione della ricchezza. Sull’accumulo sarebbe impossibile: Bonelli e soci si rassegnino. Ma il bersaglio è quello. Il sistema, le sue distorsioni, le sue pecche non sanate, i suoi mancati aggiornamenti, questo sistema malato è la malattia.
Draghi lo ha detto per l’Europa: avesse parlato dell’Italia avrebbe detto le stesse cose con un di più di allarmi e di inviti a fare e fare presto. Il mio più modesto “Adesso” è tutto qui.
Elencare i problemi da risolvere non è fare politica: lo può fare un qualsiasi cittadino. Criticare perché le soluzioni definitive non vi sono è demagogia: neanche con una bacchetta magica ci si riuscirebbe. Dribblare l’esigenza di mettere mano ad un programma vero e completo non risolve nulla: si dovesse andare al Governo domani, che cosa si proporrebbe agli Italiani?
Mi sembra vi sia difficoltà ad accettare questa realtà. L’agone partitico (cosa diversa dall’agone politico) e l’opposizione pregiudiziale prevalgono su tutto. Ogni critica viene vissuta come appoggio al Governo. Discutere diventa difficile.
Allora non meravigliamoci se i rating migliorano e la vita di tutti i giorni peggiora.





