
Intorno alla acciaieria ex ILVA di Taranto, per salvare quella che va considerata la Cattedrale della produzione storica dell’acciaio italiano, serve come priorità creare una barriera sanitaria, una sorta di presidio di garanzie istituzionali quasi manu militari.
Quello stabilimento non è più solo una questione nazionale, ma una vera e propria questione di sovranità nazionale : lo sarà sempre più nel prossimo futuro .
La collocazione geopolitica nel cuore del Mediterraneo lo rende strategicamente un punto di sviluppo produttivo di acciaio da potenziare utilizzando tutte le innovazioni tecnologiche: gasdotti e oleodotti e politiche energetiche . Il che vuol dire mettere all’ordine del giorno non solo la trattativa con Baku Steel, ma prendere in considerazione un progetto di nazionalizzazione di questo grande impianto siderurgico strategico per l’economia del bacino mediterraneo .
Un atto di nazionalizzazione della British Steel lo ha imposto con decisione improvvisa il governo inglese: un segnale dirompente rispetto al passato in linea con la revisione energetica proposta da Tony Blair. Un segnale che indica l’importanza di avere a disposizione acciaio di qualità sul proprio territorio, essendo ben consapevoli che il futuro si giocherà molto su una strategia in grado fornire in modo stabile e duraturo una politica energetica strutturata sullo sviluppo di infrastrutture come un grande potenziamento gasdotti e oleodotti .
Tutti elementi, questi, in grado di progettare una politica energetica stabile nelle stagioni e garantire efficienza nelle punte alte di consumo industriale, nei servizi così come nelle abitazioni civili.
La difficoltà di sviluppare una politica di nazionalizzazione riguarda specialmente la debolezza di una cultura politica che l’Italia pratica da troppo tempo: la ricerca del consenso attraverso percorsi di congiuntura di stampo marcatamente clientelare, mentre per affrontare la congiuntura economica attuale servirebbe di una visione progettuale di lungo periodo .
Carenze, queste, che trovano riscontro pure nell’insieme della rete di strutture sociali, associazioni imprenditoriali, sindacati, enti locali, per non dire di un mondo della comunicazione appiattito sul vecchiume di ideologie e pratiche di scambio corporativo.
Ecco perché serve come il pane cambiare registro.
Va sottolineato con forza che un grande investimento sull’impianto siderurgico di Taranto presuppone una accettazione convinta di tutti i soggetti attivi, a partire dal sindacato, poiché una simile struttura deve avere come obbiettivo prioritario per tutti la “messa a mille” dell’utilizzo degli impianti : investimenti e redditività devono tenere la stessa bussola di riferimento.
Lo stesso dicasi per la doverosa copertura della cokeria – questione centrale della tutela dell’ambiente- come per il potenziamento di tecnologie energetiche sullo stesso schema della storica acciaieria Nippon Steel. Va ricordato che l’azienda Giapponese utilizza le tecnologie innovative italiane della Danieli e di Tenova per realizzare il primo impianto di produzione di DRI alimentato ad idrogeno .
Ecco perché è più che mai opportuno tener puntata “la bussola “ su un Made in Italy che all’estero ha una significativo e apprezzato riconoscimento .
Purtroppo “il tifo “in politica annebbia le menti dei troppi cooptati nelle istituzioni pubbliche, ma specialmente nei vari partiti .
Ecco perché serve oggi un “esame di realtà “per poi avere la forza di cambiare rotta velocemente. Il green deal ha annebbiato molte menti e incentivato la scuola degli illusionisti e l’incidenza di questo dettame ha avuto effetti tremendi. Basterebbe avere l’umiltà di soffermarsi a leggere la bolletta di luce e gas, nelle sue straripanti voci di pura e assurda giustificazione.
Nessun centro studi – se mai esistesse- di Confindustria e sindacati ha affrontato la questione con studi e dati certi sul quale tipo di effetti e di ricadute possa produrre un blocco di acciaio, semilavorati e materie prime nel Donbass.
Forse solo la storica galassia Duferco In Italia potrebbe dare un contributo all’elaborazione di una strategia collaborativa sugli sviluppi che vedono il paese incanalato nel perseguire sul Mediterraneo la volontà di individuare tutte le opportunità che si presenteranno.
Serve essere con la dovuta razionalità essere ottimisti: il cambio di scenario si prepara non lo si subisce. L’evolversi nel tempo della “via del cotone “ è un orizzonte e quasi un dato di fatto ed è un elemento strategico fondamentale per un paese geopolitico rilevante come l’Italia.
Una questione rilevante, va sottolineato, riguarda la capacità di considerare l’evolversi in positivo della soluzione del conflitto tra Ucraina e Russia con un ruolo determinante degli USA del presidente Trump.
Il 28 di aprile 2022 scrivevo sul Nuovo Giornale Nazionale le seguenti osservazioni: “La ricchezza di riserve di minerale ferroso ha, da sempre, rappresentato un propulsore per lo sviluppo della siderurgia ucraina. Il Paese, secondo le stime contenute in una ricerca effettuata dall’US Geological, possiede depositi per circa 30 miliardi di tonnellate di minerale ferroso, comandando la classifica mondiale del settore e superando il Brasile (29 miliardi di tonnellate), Russia (25), Australia (24) e Cina (23).”
Questo dato sicuramente, si presume oggettivamente allo stato dell’arte, avrà un cambiamento di riferimenti geopolitici ma, molte di queste risorse minerarie o di acciaio avrà obbligatoriamente uno sbocco nel Mediterraneo.
Se gli interessi del gas sono al primo posto, la siderurgia si colloca subito al secondo posto.
Certo i conti con maggiore attendibilità si faranno quando le guerre troveranno saggiamente una soluzione.
I grandi fondi finanziari sanno cogliere le opportunità e sanno bene che chi controlla il Mediterraneo controlla l’Europa, il Nord Africa e la parte occidentale del medio oriente: cuore centrale della geopolitica di lungo periodo.
Storia e radici sono importanti specialmente nei Paesi del Mediterraneo.
Come ben ha sottolineato Papa Leone XIV, oggi per perseguire una politica che vada verso la pace “ serve disarmare le parole “ anche per attrezzare in futuro i cantieri finalizzandoli verso un orizzonte di sviluppo.





