Home Politica estera UN MONDO IN GRANDE TRASFORMAZIONE RICHIEDE PARTECIPAZIONE E UNA ADEGUATA CLASSE POLITICA

UN MONDO IN GRANDE TRASFORMAZIONE RICHIEDE PARTECIPAZIONE E UNA ADEGUATA CLASSE POLITICA

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Mondo

di Antonio Foccillo

La Unione Europea, la globalizzazione scientifica, tecnologica ed economica, la finanziarizzazione dell’economia, la dimensione intercontinentale, quando non planetaria, di ogni problema ambientale, demografico, energetico, la ricerca disordinata e cruenta di nuovi equilibri geopolitici tra le maggiori potenze del mondo hanno privato il mondo dell’essenza dell’umanità quella della sua centralità e delle tutele e dei diritti, che era già contenuta nella Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino, del 1789, e che si erano consolidati nel novecento e codificati nelle costituzioni. 

Due eventi diversi stanno, forse cambiando le cose. Prima l’elezione del Presidente Trump, che al di là dei giudizi sul suo operato, comunque ha riproposto la sovranità degli Stati e il ritorno alla economia produttiva. Adesso l’elezione del nuovo Pontefice Leone XIV, che rifacendosi al Leone XIII, l’autore dell’enciclica Rerum Novarum, ed essendo stato missionario, potrebbe rilanciare le questioni sociali e la difesa dei più umili e poveri.

Oggi nel mondo esistono tante situazioni di disuguaglianze, ampliatesi, sia per le crisi economiche sia per le guerre che ormai toccano tantissimi paesi. Pensiamo alle tante povertà, non solo economiche; pensiamo alle emarginazioni delle minoranze, alla condizione femminile, che ancora è segnata da troppa violenza; oppure pensiamo ai rapporti fra cittadini e giustizia o ancora alla condizione del lavoro, alla disoccupazione, alla precarietà, ai bassi salari e alle continue morti sul lavoro; ai molteplici luoghi dove viene consumata la violenza, dai ghetti alle periferie delle grandi città, etc.

Certo qualcuno potrebbe obiettare che le ineguaglianze sono sempre esistite in tutte le società umane. Purtroppo oggi stanno toccando apici mai riscontrati. In un sistema democratico, come è il nostro, non dovrebbe essere così ampie.

Lungo tutto il secolo XIX, la discussione e la concreta esperienza politica attorno alla democrazia riguardava l’opportunità di ancorarla principalmente all’idea di libertà e di rappresentanza, come volevano Tocqueville o Mill, oppure all’idea di uguaglianza, come preferivano Rousseau o Marx.

Prevalse la prima ipotesi e la libertà politica, benché concettualmente diversa dalle libertà civili (in quanto contenente un elemento di positività partecipativa estranea alle prime) venne affiancata a esse.

La democrazia, fornendo a tutti l’opportunità di partecipare attivamente alla vita politica, economica e sociale, promuove, più di ogni altro sistema politico, l’autonomia personale, il senso critico e tutte le qualità personali migliori. In ultima analisi, come diceva J. S. Mill, anche gli interessi personali sono meglio tutelati in un ordinamento democratico, dato che gli individui hanno la forza e gli strumenti per proteggerli direttamente.

Nel momento in cui le regole e i valori democratici definiti nella teoria vengono applicati al mondo reale, è evidente che si determina un livello di approssimazione più o meno soddisfacente.

Il governo ai governati è nelle democrazie contemporanee una metafora ideologica, perché il governo è neppure dei rappresentanti ma della loro maggioranza, che oggi per effetto dell’astensionismo è quella dei votanti che non arriva al 50%.

Il principio di maggioranza guadagna una sua assolutezza, dal momento che la consultazione elettorale si risolve in un’operazione aritmetica, essendo il voto un’unità astratta in cui si traduce la volontà politica del cittadino e che sia almeno la maggioranza dei votanti.

La causa profonda del processo storico che ha tentato di destrutturare la democrazia nella sua ispirazione fondamentale sta nel fatto che la democrazia classica è restata soccombente dinanzi a un processo di mondializzazione del potere, così come quella contemporanea, nata negli stati-nazione, è stata insidiata dalla globalizzazione e soprattutto dalla finanziarizzazione dell’economia.

La stessa Europa che nella sua costituzione, si era data un motto: «Unità nella diversità» ha dimostrato che non è riuscita a coniugare forze e valori in grado di rendere reale, e non utopica, una tale coppia dialettica.

Mai come in questo momento la democrazia appare, nelle sue diverse tipologie costituzionali, vulnerabile e inclinante verso oligarchie, strutturate in poteri anche non politici bensì economici, sociali, mediatici, o verso governi personali.

Per far sopravvivere la democrazia occorre riattualizzare gli antichi valori, quelli che hanno reso civile, democratico e libero il mondo occidentale.

Cerchiamo di definire quali possono essere questi valori: il primo non può che essere il rifiuto della guerra e il ripristino della Pace.

In Europa si viveva in pace da circa sessant’anni e il Trattato costituente impegnava l’Unione Europea per la causa della pace nel mondo. Cosa che da qualche decennio non è stato più cosi. La guerra ha toccato prepotentemente l’Europa.

Il valore della pace si rapporta con il valore della vita dell’uomo e se una democrazia si legittima anche per i fini che persegue, ebbene la preservazione della vita umana dalla guerra diventerà valore supremo.

Ne consegue che anche aspetti più marginali rispetto alla guerra come la violenza verbale, la delegittimazione reciproca di maggioranza e opposizione, vanno evitati perché eccitano intolleranza e scontro tra i cittadini. La democrazia è colloquio in ogni luogo sociale se è colloquio nella sua istituzione fondamentale che è il Parlamento.

Il secondo è la partecipazione. La riorganizzazione del mondo in senso globale ha assestato un duro colpo alla democrazia rappresentativa com’è stata consegnata alla tradizione politica europea dall’Illuminismo settecentesco.

La democrazia deve essere rifondata per tenere a bada l’economia di mercato. La “seconda modernità” ha, dunque, bisogno di un secondo Illuminismo.

Lo strumento dell’esercizio della democrazia deve essere funzionale anche al rinnovamento della politica e quindi devono essere i cittadini ad assumersi il compito di risanare i ruolo delle Istituzioni, reinvestendo se stessi entro il sistema politico.

L’impegno di tutti, attraverso la partecipazione è fondamentale, senza di esso il problema di come funziona il potere è reale. Ovviamente il controllo dal basso non trasforma tutti i cittadini in leader politici, ma serve a poter salvaguardare per ognuno di loro la centralità di uomini liberi e di cittadini nel proprio luogo dove vivono.

Questo impegno che bisogna prendere si può concretizzare assumendo una prospettiva politica che rilanci la solidarietà sociale, la partecipazione dei cittadini allo sviluppo delle condizioni che determinano la democrazia, le equità, le tolleranze e le giustizie.

Ciò significa che non è più sufficiente, per quanto essenziale tutelare una parte di cittadini quando devono affrontare una negazione che li coinvolge nei loro rapporti con lo stato sociale, oppure quando si trovano estranei alle scelte che decidano il funzionamento delle istituzioni o del sistema produttivo, oppure quando loro malgrado, sono marginalizzati dalla cultura, dal sapere e dalla conoscenza che si sviluppino nella società, e, infine, la possibilità di riconoscere al cittadino la possibilità di riscuotere i propri diritti, senza che ci siano abusi, soprusi e burocrazie. 

Tutto ciò pone anche un rinnovamento profondo dell’attuale a politica che deve ritornare ad affrontare i temi che riguardano l’intera comunità: da quello della rappresentanza politica e sociale, i cui connotati sono quelli della piena partecipazione, del pluralismo del pensiero, del diritto al lavoro stabile e duraturo, a quello della costruzione di una società più giusta, più equa e più rappresentativa di tutte le realtà.

Tutto questo pone a chi, come tanti di noi, hanno avuto un ruolo importante nell’informazione, nella cultura, nella politica e nel sociale, il problema di come costruire un luogo per la formazione alla politica dei giovani, in modo da poter ritrovare impegno, passione e dedizione, per una nuova gloriosa stagione di rinnovamento ideale.

Autore

  • Redazione

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