di Gianvito Caldararo
IL MES? Una pagina di nanismo di politica estera. Siamo in presenza di una avvilente ” politica domestica ” e non di una dignitosa, autorevole e responsabile scelta di politica estera. Per il MES stiamo assistendo ad un atteggiamento tanto irresponsabile quanto superficiale da parte del Governo ed in particolar modo sia della Meloni che di Salvini.
Il MES è la evoluzione di uno strumento europeo al quale contribuì nel lontano 10/5/2010 il Governo Berlusconi, denominato FESF – Fondo Europeo di Stabilità Finanziaria. E in tale periodo la Meloni, era ministra nel Governo Berlusconi e Salvini, dirigente della Lega, che faceva parte del Governo. Quando nel febbraio 2012 fu approvato l’atto costitutivo del MES eravamo in presenza del Governo Monti, ma le basi del MES furono gettate con il Governo Berlusconi, sostenuto sia dalla ministra Meloni che dalla Lega di Salvini.
Infatti, il primo atto politico e formale di nascita del MES risale all’11 luglio 2011, con l’Italia rappresentata dal ministro Tremonti, che oggi resta trincerato in un religioso silenzio. Il 27 luglio 2011 seguì la conferma da parte del Consiglio Europeo dei capi di Stato e di governo e l’Italia era rappresentata da Silvio Berlusconi, quale presidente del Consiglio dei ministri.
All’epoca non si evidenziarono contrasti ne di Salvini e ne della Meloni. La ratifica del MES, quindi, sarebbe un modo concreto per onorare la memoria di Silvio Berlusconi, quale artefice sia del FESF e poi anche del MES. Il ministro Giorgetti, è impegnato a far approvare il MES e a tal proposito ha diffuso un parere “tecnico del suo capo di gabinetto, che ha creato una certa bufera nella maggioranza. Tale parere nega effetti negativi del MES e sottolinea che con la sua ratifica ci sarebbe un miglioramento del rating per l’Italia.
Quindi, la Meloni e Salvini, farebbero bene ad abbandonare la loro attuale posizione di una politica superficiale e ipocrita, e decidersi a ratificare il MES. Tra l’altro l’Italia ha già corrisposto per il MES la bella cifra di 14,2 miliardi di euro, quale parte della quota di circa 125 miliardi di euro spettante all’Italia, che è del 17,75% del totale del capitale sottoscritto dal MES, pari a 704,8 miliardi di euro.
Ad oggi tutti gli Stati membri hanno versato complessivamente la somma di 80,5 miliardi di euro. L’altra contraddizione è stata quella anche del Governo Conte, che con il ministro Gualtieri, sottoscrisse l’accordo di principio del “Pandemic Crisis Support”, una linea di credito limitata per ogni Paese nella misura del 2% del Pil dell’anno 2019, destinata esclusivamente al contrasto della pandemia e per il sistema sanitario, senza mai utilizzarla.
Per tale linea di credito non vi erano e non vi sono condizioni particolari da sostenere e, nonostante ciò, l’Italia, pur colpita da una pesante pandemia da Covid 19, non ha mai inteso usufruire di circa 36 miliardi di euro che avrebbero potuto sollevare le condizioni della sanità italiana e in particolar modo di quella di molte regioni del Mezzogiorno.
Grazie alla provocazione del ministro Giorgetti, nel corso della seduta del 22 giugno 2023 in Commissione Esteri, è stato dato il via libero al testo base del MES, dove il famoso “campo largo” non ha visto il voto favorevole del M5S di Conte, ma quello del PD insieme ad Azione-Italia Viva.
La verità è che in materia di politica estera, il nostro Paese gioca un ruolo molto marginale e sempre contraddittorio, non da Paese fondatore dell’Unione Europea, ma di un Paese a Sovranità limitata. E per il Governo Meloni, non può costituire la sua assicurazione-vita la netta scelta atlantista, se poi non riesce a darsi un ruolo dignitoso e significativo in politica estera europea, continuando in atteggiamenti superficiali e ipocriti.
In politica estera bisogna avere coraggio e coerenza e non ipocrisia e subalternità. La politica estera è un sistema di scelte strategiche che uno Stato imprime alle sue relazioni internazionali.




