Home Opinioni ANCHE NEL MONDO FINANZIARIO I FURBI GABBANO GLI STUPIDI

ANCHE NEL MONDO FINANZIARIO I FURBI GABBANO GLI STUPIDI

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di Marco Sarli

Nei dieci anni circa in cui sono stato impegnato nella redazione del Diario della crisi finanziaria (diariodellacrisi.blogspot.com) ho avuto due stelle solari: il mai troppo compianto John Maynard Keynes per la teoria e la vis polemica e, per l’azione pratica Warren Buffett, un uomo abituato a cavalcare le onde delle crisi finanziarie sottraendo la sua Berkshire Hataway agli altissimi marosi della Tempesta Perfetta avviatasi il 7 di agosto dell’anno di disgrazia 2007.
Con riferimento al secondo, va detto che simile abilità l’aveva mostrata di fatto nelle numerose altre crisi finanziarie e la sua reputazione, i suoi risultati e i suoi successi sono alla base del recente conseguimento di una capitalizzazione di borsa da un trilione di dollari statunitensi primo caso per una società non tecnologica.

Vi sarebbe poi il caso di George Soros, ma è una storia troppo triste e con molti tratti di ambiguità e merita comunque un trattamento a parte.

Restando a Keynes e Buffett, va detto che entrambi hanno appreso la dura, durissima lezione del mercato, anche se il secondo più che uno speculatore ha mostrato in oltre mezzo secolo di entrare nelle società già molto solide per rivoltarle come un calzino.

Il giovane Keynes fresco laureato in quella Cambridge dove insegnavano entrambi i genitori era convinto che valutando in modo scientifico valute e azioni sarebbe in breve tempo diventato ricco.

Fu con suo sommo disappunto che prese “bagni”, mettendo a repentaglio anche il cospicuo patrimonio dei genitori. Ma fu allora che comprese che quello che contava non era tanto, a volte non era affatto, il valore intrinseco di un titolo azionario o di una valuta ma come gli stessi sarebbero stati valutati dalla prevalenza degli investitori.

Insomma, comprese che il trucco consisteva nell”’imparare dagli stupidi per gabbarli”.

Il suo fu un salutare bagno di umiltà ma gli mise tra le mani un metodo che gli consentì di diventare davvero ricco e di sopperire con generosità alle esigenze delle sue amiche e dei suoi amici del Circolo di Bloomsbury, Virginia Woolf e sorella in testa.

Certo, l’originalità del pensiero del futuro Lord Tilton non si esaurisce qui, in quanto la vera battaglia, sulle rovine del crollo di Wall Street dell’ottobre del 1929 e la successiva Grande Depressione vide da un lato gli economisti che, anche di fronte all’evidenza di decine di milioni di disoccupati disperati, che lo Stato dovesse astenersi dall’ intervenire e che alla fine si sarebbe trovato un equilibrio, poco importa se l’evidenza avesse dimostrato trattarsi di un equilibrio di sottoccupazione.

Gli assertori della scuola neoclassica non indietreggiarono neppure di fronte all’evidenza dei fatti, dei fallimenti a catena, della disoccupazione e della disperazione dilagante, convinti come erano che un equilibrio si sarebbe raggiunto se non subito in quel medio-lungo termine quando, cioè, come sosteneva Keynes, saremo tutti morti.

Per fortuna, dopo una serie di articoli molto polemici, vide la luce la “Teoria generale” e il nuovo Presidente degli Stati Uniti d’America, Roosevelt, con il New Deal abbraccio’ l’idea che non sempre è sufficiente l’iniziativa privata ma che è necessario intervenire con la spesa pubblica per dare uno stimolo alla domanda aggregata.

Per noi che viviamo nell’Europa del benessere e del welfare tutto ciò sembra pacifico ma nella Tempesta Perfetta rifece capolino con prepotenza la disperazione e lo stesso Mario Draghi ha ammesso non più tardi di qualche giorno fa che fu un errore non incrementare i salari e gli stipendi nell’ orribile triennio 2007-2009, così come nel famoso editoriale sul Financial Time del 2020 sostenne che la pandemia era come una guerra e che, quindi, andavano adottate misure del tutto eccezionali senza curarsi delle conseguenze sui conti pubblici.

Ne “Il gran nocchiero”, prima biografia organica del grande economista romano, sostengo che avrà un grande ruolo in Europa e per l’Europa e ogni giorno che passa me ne convinco sempre di più.

Ero al terzo anno della pubblicazione delle “Segnalazioni dalla letteratura economica” e, come a volte capitava, avevo chiesto il parere al Professor Federico Caffè su un numero monografico dedicato ad un convegno internazionale sull’attualità del pensiero di John Maynard Keynes e ricordo che il docente a tempo pieno (aveva fatto da relatore ad oltre mille studenti) mi diede un consiglio paterno, invitandomi alla prudenza nei confronti di un esponente del Servizio Studi della Banca d’Italia in quanto lo stesso aveva carattere vendicativo e che lui stesso aveva sconsigliato il “giovane Laterza” dal pubblicare un libro di questo economista.

Ovviamente non seguii il suo avvertimento e lasciai il testo come era essendogli tuttavia molto grato per il sincero interessamento.
Il convegno era presieduto dal Professor Luigi Spaventa con cui mi trovai anni dopo a fare da correlatore ad un importante convegno sulle conseguenze sociali della tempesta perfetta.

Non è quindi un caso se ho dedicato “Il gran nocchiero”, prima biografia organica di Mario Draghi proprio a Federico Caffè, ovunque egli sia.

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  • Redazione

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