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TRUMP, DAZI O NON DAZI, E’ ANCHE LA FINANZA CHE CONDUCE IL GIOCO

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Io la vedo così.
Il rimbalzo delle borse è avvenuto. Il misfatto si è perpetrato.
Le società che avevano alle spalle solidi finanziatori – finanzieri non capitalisti: e non è la stessa cosa – hanno retto alla burrasca passeggera ed avranno potuto riacquistare le proprie azioni che avevano venduto all’inizio della crisi a prezzi ancora buoni, pagandoli la cifra svalutata di adesso. I finanzieri, quelli con tanti zeri, hanno avuto i loro guadagni, che hanno “arrotondato” con quelli della loro uscita dalle Borse passando dall’azionariato alla liquidità. Rientrando ora. Le medie aziende no: e gli stessi che hanno compiuto il buyback delle “proprie” società hanno potuto – se avranno voluto – fare incetta di azioni con sconti da liquidazione. Per i piccoli risparmiatori non c’è storia: una batosta. Tra parentesi, per la borsa di Milano siamo su questo secondo versante
Non mi bevo la favola che vi sia stato un ripensamento di Trump sui dazi per effetto delle reazioni mondiali e che il conseguente passo indietro abbia aperto la strada al rialzo. Il mondo alle spalle di Trump è fatto di miliardari, ma non tutti della stessa pasta. Vi sono i Musk, i Zuckerberg, i Bezos, ed i tanti altri che devono la loro fortuna ad attività “industriali”. Hanno perso tutti cifre imponenti: Zuckenberg quasi 18 miliardi. E vi sono i miliardari che devono le loro fortune al gioco in borsa: la finanza speculativa che invece ha guadagnato e non poco. Si parla di un trader che ha lanciato la scommessa di “50 cent” effettuata durante il crollo dell’azionario: gli ha permesso di guadagnare circa 200 milioni di dollari nell’arco di una sola settimana, che si sono aggiunti ad altri 400 milioni accumulati nell’arco del mese giocando sulle fluttuazioni di borsa. Buffett, da parte sua, si è mosso in anticipo vendendo azioni e accrescendo la sua liquidità a livelli record: 334 miliardi. Ora da spendere: approfittando della “liquidazione”. Qualche miliardo ora se lo metterà in tasca.
Il conflitto tra queste “potenze” è esploso. Musk e Ackman contro il Segretario al Commercio: “Se il mercato crolla e lui non muove un dito è evidente che ci sta guadagnando”. E Musk bolla Navarro, il teorico dei dazi: “E’ un cretino”. Da tempo si parla di “conflitto di interessi” alla Casa Bianca; fino ad ora, però, nessun investitore era uscito così chiaramente allo scoperto.
La mossa di Trump viene dopo che anche i titoli di Stato americani hanno avviato un viaggio verso una crisi. Ben più spaventosa dei crolli in borsa: porterebbe a far crollare il mondo. Quando cioè anche la finanza speculativa non ha avuto più interesse a spingere ancora su svalutazione del dollaro e un pizzico di inflazione. Il rischio di recessione in USA è aumentato. Dunque si deve firmare un armistizio: farlo tra loro significa perciò anche con il mondo reale, quello nel quale noi viviamo. Armistizio non pace: 90 giorni.
Scusandomi per le semplificazioni fatte, e perciò per le inesattezze, ho voluto solo evidenziare che ancora una volta, come sempre ormai, più di sempre, è la finanza a comandare. Decide della vita di tutti noi. Se non si leggono gli accadimenti con questa lente, si corre il rischio di essere fuori del mondo. Che non è solo “borse”. Esse sono però indicatori non solo di indirizzi economici ma anche di indirizzi politici che altri assumono e che coinvolgono la salute e la vita dei popoli: senza i quali però la finanza non esisterebbe. Dovremmo capire quanto vale questa nostra forza e come usarla.
Certo non con il provincialismo politico. Trump offende, è un despota, non bisogna parlarci, verrà fatto fuori dai suoi elettori. Film già visto con Putin. Ma mettiamolo da parte.
Per questo, quando leggo di Schlein: “Governo imbarazzante, ora i patrioti abbassano la testa”, con riferimento ai “patrioti” l’inquietudine per l’incapacità politica diventa tenerezza. Non capisce. Non è colpa sua.

 

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  • Redazione

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