Home Politica estera LA SITUAZIONE IN UCRAINA NON SEMBRA MIGLIORARE

LA SITUAZIONE IN UCRAINA NON SEMBRA MIGLIORARE

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di Sergio Restelli

La situazione in Ucraina si complica ulteriormente, mentre la speranza per una tregua si affievolisce. Nonostante l’accordo del 18 marzo che prevedeva una pausa di 30 giorni nei combattimenti, i bombardamenti russi contro infrastrutture energetiche e aree civili sono proseguiti senza sosta.

Questo fallimento nell’implementazione di un cessate il fuoco evidenzia come le promesse di Mosca rimangano, nei fatti, disattese. Il Cremlino, da parte sua, afferma che ci sono ancora “un immenso numero di questioni in sospeso”, utilizzando queste ambiguità per mantenere una posizione di vantaggio tattico e dilazionare eventuali concessioni reali.

Trump: il ritorno sulla scena e le ambiguità strategiche

Le dichiarazioni di Donald Trump riportano l’attenzione sulla posizione americana, sempre più ambivalente. Se da un lato l’ex presidente, ora nuovamente alla Casa Bianca, si mostri critico verso l’escalation russa, definendola “una situazione non bella” e ammettendo che i russi “stiano bombardando come pazzi”, dall’altro sottolinea che non ci sono in corso rapporti economici significativi con la Russia, spiegando così la mancanza di nuove sanzioni o dazi. La sua posizione sembra riflettere una strategia basata su una diplomazia opaca, più orientata agli interessi americani nel lungo termine (come lo sfruttamento delle risorse naturali ucraine) che su una chiara condanna della guerra. Il prossimo arrivo a Washington di una delegazione ucraina per discutere di terre rare, petrolio e gas evidenzia come il sostegno statunitense sia condizionato da accordi economici strategici.

Terre rare: il nuovo asse geopolitico USA-Ucraina

Le terre rare rappresentano uno degli elementi più critici dell’industria tecnologica globale: sono fondamentali per la produzione di microchip, batterie, veicoli elettrici, tecnologie militari e satelliti. L’Ucraina è considerata una delle riserve più promettenti d’Europa in questo settore, con giacimenti ancora poco sfruttati ma altamente strategici. Gli Stati Uniti puntano a ridurre la dipendenza dalla Cina, attualmente il principale esportatore mondiale di terre rare e vedono in Kiev un potenziale partner industriale di lungo periodo. La nuova proposta americana, che sarà al centro dei colloqui a Washington, prevede un pacchetto di investimenti e tecnologie in cambio di concessioni sull’estrazione e l’esportazione di questi minerali, oltre che su altri asset energetici. In questo scenario, il sostegno militare diventa leva politica per accedere a risorse vitali per la transizione tecnologica e verde degli Stati Uniti. In altre parole, la pace passa anche per la possibilità di trasformare l’Ucraina in una piattaforma energetico-industriale allineata agli interessi americani.

Macron: pressing diplomatico e denuncia della strategia russa

Nel panorama europeo, Emmanuel Macron si pone come voce critica e pressante. Accusa Mosca di portare avanti “tattiche dilatorie”, atte a guadagnare tempo e mantenere una posizione di forza al tavolo negoziale. Il presidente francese sottolinea che la Russia non solo ha respinto le proposte di cessate il fuoco, ma ha anche intensificato gli attacchi sui civili, come dimostrato dalla strage di Kryvyi Rih, in cui sono morti 20 civili, tra cui nove bambini.

Le parole di Macron fanno eco a una crescente frustrazione nelle capitali europee per l’immobilismo diplomatico e il continuo deterioramento della situazione sul campo. La Francia, in particolare, ha cercato di porsi come mediatrice autorevole nel conflitto, promuovendo un’iniziativa europea per la sicurezza comune e cercando di costruire un fronte diplomatico che non si limiti alla sola logica delle armi. Tuttavia, i suoi appelli sono spesso caduti nel vuoto, sia per la rigidità russa, sia per la difficoltà dell’UE nel trovare una linea comune, anche a causa delle differenti sensibilità interne, basti pensare al maggiore atlantismo di Polonia e Stati baltici, contrapposto a posizioni più caute in Germania e Ungheria.

Mosca: offensiva che rallenta, ma ancora efficace

Sul fronte militare, gli ultimi rapporti, in particolare dell’Institute for the Study of War (ISW), indicano che l’offensiva russa ha rallentato costantemente negli ultimi mesi. Se a novembre 2024 le forze russe avevano conquistato 730 km²,

a dicembre si è scesi a 393 km², a gennaio 2025 a 326, e poi a 195 km² a febbraio. A marzo 2025, il dato è ulteriormente calato a circa 203 km², una contrazione significativa che testimonia le difficoltà operative dell’esercito russo. Questo rallentamento è attribuito non solo all’esaurimento delle capacità logistiche russe, ma anche ai contrattacchi efficaci delle forze ucraine nell’est del paese. Tuttavia, la Russia mantiene ancora una superiore capacità di distruzione: gli attacchi a infrastrutture strategiche, come quelli a Kharkiv, continuano a destabilizzare il sistema energetico ucraino e a colpire duramente la popolazione civile. Inoltre, secondo fonti britanniche e americane, Mosca sta riconfigurando le proprie truppe in vista di un’eventuale escalation nei mesi estivi, un segnale che la guerra potrebbe ancora conoscere fasi di intensificazione.

Un fragile equilibrio internazionale

Il quadro che emerge è quello di una guerra che, pur rallentando nelle sue conquiste territoriali,si fa più feroce sul piano civile ed energetico, in un contesto dove la diplomazia appare impantanata. Gli incontri a Washington e le visite bilaterali, come quella dell’inviato russo Kirill Dmitriev, sembrano più legate a questioni economiche e geopolitiche che a un reale impegno per la pace.

La tregua si allontana, mentre si moltiplicano gli appelli internazionali a Mosca per un cessate il fuoco immediato.  Ma finché la Russia continuerà a considerare la guerra uno strumento di pressione strategica e l’Occidente subordinerà il proprio sostegno a interessi materiali, la pace resterà un obiettivo distante.

La posta in gioco non è solo la fine delle ostilità, ma la definizione di nuovi equilibri energetici, tecnologici e militari che segneranno l’assetto globale dei prossimi decenni.

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  • Redazione

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