Home Politica estera IL CONFRONTO MEARSHEIMER (POLITOLOGO USA) – KARAGANOV (CONSIGLIERE DI PUTIN)

IL CONFRONTO MEARSHEIMER (POLITOLOGO USA) – KARAGANOV (CONSIGLIERE DI PUTIN)

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 di Paolo Falconio*

USA e Russia tornano a parlare la stessa lingua e per questa Europa emerge solo disprezzo (forse qualche ragione la hanno) e una minaccia latente

Ho assistito ad un confronto tra John Joseph Mearsheimer e Sergey Karaganov, il primo un noto politologo americano, il secondo un consigliere stretto di Putin.
L’Europa è molto lontana. Mearsheimer oltre ad ammettere l’aggressività degli USA contro la Russia tanto da averla spinta alla reazione, sostanzialmente assieme a Karaganov hanno disegnato un percorso in cui la guerra in Ucraina o si chiude subito con tutte le garanzie per i russi, oppure continuerà possibilmente prendendo Odessa, ma non sono interessati ad “accollarsi una Nazione fallita”.

Il motivo di questa postura russa è che non hanno più alcuna fiducia negli USA. È lo stesso motivo per il quale Karaganov ha detto molto chiaramente che il rapporto Russia Cina non è sul piatto delle trattative, sebbene si auspichino un rapporto con i nemici americani più amichevole. Un modo per dire che la distensione con gli Stati Uniti farebbe comodo anche alla Russia, proprio come valore aggiunto con i rapporti con la Cina. Mearsheimer annuiva riaffermando che gli USA hanno la Cina nel mirino e l’azione dell’ Amministratore Trump sarà tesa ad aprire uno spiraglio nel blocco sino russo, ma non ad un cambio di fronte.

Particolarmente interessante come i due da fronti opposti guardano all’ Europa. Mearsheimer precisando che l’Europa non esiste, ma esistono nazioni europee, vede per loro (ossia noi) un futuro di litigiosità se l’America dovesse smettere di mediare le varie istanze. La riottosità Europea contro una pace troppo a condiscendente verso Putin, secondo sempre Mearsheimer non è un problema, basterà esercitare una forte pressione per allinearla.

Karaganov, che definisce l’ Europa una discarica, assicura che non hanno alcuna intenzione di invadere un piccolo pezzo di terra ad ovest (Mearsheimer sembrava d’accordo) e precisava che l’obiettivo della Russia è di chiudere l’operazione speciale e di – cito – “spezzare la spina dorsale morale dell’ Europa”. Non ha specificato cosa volesse dire, ma non si parlava di guerra convenzionale (ha affermato di essere legato alle pietre sacre dell’ Europa), ma forse qualcosa di peggio, forse non per gli omuncoli, ma per gli Uomini con la U maiuscola si.

Dovremmo sperare che gli USA rimangano almeno come mediatore dei diversi interessi degli Stati Europei e una piccola presenza militare, perché la minaccia di Karaganov potrebbe trovare ascolto presso Putin.

Di fronte alle due super potenze che tornano a parlare la stessa lingua e hanno in così grande disprezzo la nostra Europa dovremmo stringerci a coorte in un senso di fratellanza, ma se dovessi scommettere punterei sulla nostra litigiosità vittime predestinate dei nostri particolarismi ed egoismi. Non mi rimane che sperare nell’ ultima superpotenza europea. anche se sui generis: il Vaticano.

* Membro del Consejo Rector de Honor e conferenziere de la Sociedad de Estudios Internacionales (SEI)

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