

L’analisi di Roberto Mazzoni è tratta da una conversazione con Money.it ed è visibile per intero sul sito: https://mazzoninews.com/2025/04/02/money-it-trump-e-leuropa-che-verra/
Trump, secondo Roberto Mazzoni, sta seguendo un copione piuttosto preciso.
“Gli Stati Uniti vogliono un reset monetario e lo vogliono subito, vogliono anche l’accesso a determinate risorse strategiche di cui hanno bisogno per poter ricostruire il proprio impianto industriale e anche quello militare, ormai inefficiente. Per gli Stati Uniti, a questo punto, l’Europa è semplicemente un peso morto e vogliono che gli europei si arrangino, ma con moderazione. In altre parole, devono essere in grado di difendersi, ma non possono farlo da soli e quindi quello che vogliono è che aumentino la spesa per l’acquisto di materiale dagli Stati Uniti, anche per alimentare l’industria militare statunitense e per sgravare gli Stati Uniti da un peso notevole della NATO che, a questo punto, anziché essere un ancora di salvezza, è un’ancora che trascina a fondo”.
“Gli Stati Uniti – sostiene Mazzoni – vogliono ridurre il valore del dollaro, vogliono una sua svalutazione drastica, il che faciliterebbe la de-dollarizzazione, obiettivo paradossale, ma strategicamente rilevante per trasferire negli Stati Uniti l’industria che è scomparsa durante il periodo della globalizzazione e per rendere i prodotti statunitensi più competitivi all’estero. Per raggiungere questo obiettivo useranno vari strumenti: le tariffe, i dazi e le varie manovre di guerra economica che gli Stati Uniti stanno preparando e attivando nei confronti di vari fronti”.
“L’idea – secondo Mazzoni – è quella di ridurre progressivamente il ruolo del dollaro come moneta di riserva internazionale, in modo che gli Stati Uniti possano riportare in patria le industrie che hanno delocalizzato. Questo permetterebbe di evitare grandi perdite, creando probabilmente due dollari diversi: uno con circolazione interna affidata direttamente alle banche, secondo un modello antecedente alla formazione della Federal Reserve. Le banche sarebbero quindi in grado di mettere i dollari in modo autonomo. L’idea è quella di avere un dollaro internazionale che funzionerà in modo differente, quindi un impianto simile a quello della Cina, con delle barriere che impediscano gli spostamenti del dollaro a livello internazionale, in modo da avere effetti profondi sull’industria americana”.
“Gli Stati Uniti – secondo Mazzoni – sono tornati o stanno tornando alla modalità operativa che avevano prima di diventare i garanti del cosiddetto ordine internazionale, quindi prima di diventare i poliziotti del mondo e prima delle due grandi guerre. Stiamo parlando della fine dell’Ottocento e dell’inizio del Novecento”.
La Gran Bretagna, che era una potenza industriale importante e ha dato vita alla rivoluzione industriale oggi, vede il proprio ciclo industriale che si è chiuso completamente: stanno per chiudere l’ultima fonderia di acciaio.
“La Gran Bretagna – stando all’analisi di Mazzoni – è in un ciclo post-industriale che la porterà a un declino progressivo, forse anche molto rapido. La stessa cosa vale per la Germania”.
L’Europa è svantaggiata e cercherà delle scusanti per attingere al risparmio privato, perché non ha alternative. Una di queste scusanti potrebbe essere un conflitto potenziale con la Russia, che coinvolgerebbe direttamente alcuni Stati europei, come la Gran Bretagna e la Francia.
Per l’Europa, sostiene Mazzoni, “diventerà difficile sopravvivere in quanto Unione Europea, perché ha la struttura peggiore per affrontare uno scenario di questo genere. Siamo in un regime di dominanza fiscale, le politiche delle banche centrali non hanno più effetto sul mercato e questo vale per tutte le banche centrali, comprese la Federal Reserve e la banca centrale europea. Adesso ciò che conta sono le politiche monetarie attraverso l’emissione di debito di un certo tipo da parte dei singoli governi. Gli Stati Uniti, con la loro massa di popolazione e la massa di stati che sono 50 e potrebbero presto diventare 51, hanno una politica unificata che viene da Washington. Nel caso dell’Unione Europea, invece, la politica non è unificata: c’è una valuta unica, ma le politiche fiscali sono diverse da stato a stato. Quindi, al di là di quello che potrà essere l’Unione Europea in quanto tale, che potrebbe rimanere come una scatola semivuota, il futuro dell’Europa sarà che i singoli paesi dovranno arrangiarsi e dovranno cercare di stringere alleanze specifiche con chi ritengono essere il partner principale. Al momento i russi sembrano piuttosto poco interessati all’Europa, i cinesi sono ancora interessati, quindi sono in giro a fare compere, e gli americani sono pazientemente interessati. Ci sono quindi alcune nazioni con cui potrebbe aver senso fare accordi”.
“Dal punto di vista di Washington – continua Mazzoni – l’Unione Europea è solo un peso e non esiste come interlocutore, mentre esistono i singoli stati. Nell’ambito artico scandinavo ci sarà una politica di un certo tipo, nel centro Europa un’altra politica, con i francesi un’altra ancora e nel Mediterraneo una politica diversa a seconda degli interessi mutevoli degli Stati Uniti in queste specifiche aree”.
Riguardo ai singoli Stati Mazzoni è tranciante.
“Le previsioni per la Germania – afferma Mazzoni – sono decisamente negative per i prossimi dieci anni, non si vedono cambiamenti considerando il trend che hanno seguito finora e che continuano a seguire. Il problema della Francia è serio, perché hanno perso praticamente il loro appoggio in Africa e perderanno anche il poco che resta. I britannici sono in caduta libera e non ci sarà modo di fermare quella caduta. Se togliamo questi tre elementi importanti, direi che tutto il resto dovrà cercare di trovare una propria direzione”.
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L’ascolto è di notevole interesse.





