
di Paolo Falconio*
Siamo in una fase di grande confusione. Se qualcuno mi chiedesse se fra due anni i nostri capisaldi Unione Europea e NATO esisteranno ancora, non saprei dargli una risposta certa.
La mia impressione è che forse rimarranno come nomen, ma di fatto svuotati. L’UE potrebbe ridursi ad un mercato comune e la NATO allacciata ad un respiratore perché a Trump è impossibile sottrarsi, non possedendo i 2/3 dei voti del Congresso necessari ad una formale uscita.
Dobbiamo imparare a smettere di ragionare nei termini delle costruzioni/alleanze sovranazionali che hanno informato la nostra vita per decenni.
È un mondo che non c’è più e i segni di questa trasformazione sono già in atto e diverranno sempre più palesi, almeno credo che questa sia la strada sulla quale camminiamo.
L’azione dei governi sarà sempre più condizionata da allineamenti di interessi nei rapporti europei, mentre l’Alleanza con gli Stati Uniti sarà prioritaria per alcune nazioni, ma in termini bilaterali o quantomeno in un club molto più ristretto e comunque non come NATO. Gli USA sceglieranno i partners strategici per continuare a presidiare le zone di loro interesse, il resto rimarrà fuori.
Più complessa la diminuitio capitis della UE. Temo però che sia un processo irreversibile di fronte alle posizioni molto differenti persino nel suo nucleo fondativo. Se rimarrà in vita, gli equilibri interni saranno alterati. Il riarmo tedesco potrebbe lasciare la Francia priva della sua moneta di scambio e dunque potrebbe dover abbondanare il sogno gollista di porsi a guida dell’Europa e per controbilanciare una Germania che tornerà a guardare ad est, potrebbe essere costretta a trovare una composizione nelle zone di attrito con Italia e Spagna e viceversa. Un processo indispensabile per costituire una massa critica in grado di essere un efficace contrappeso. Sempre ammesso che non vi sia uno scollamento progressivo delle istituzioni comunitarie.
L’amministrazione Trump è una spallata ad un mondo sia in termi geopolitici, sia in termini economici. Durerà più di quattro anni, JD Vance viene già chiamato il 48th ad indicare che sarà il prossimo Presidente. Entrambi rappresentano un’altra finanza come l’attacco di Fink di Black Rock dimostra. L’Europa riscopre i nazionalismi e i popoli sono in cerca di una qualsiasi alternativa alla vecchia leadership che la ha avviata nel baratro del progressivo impoverimento, sedotta dalla promessa di ricchezza della globalizzazione economica. I vecchi partiti resistono, ma sono sempre più in difficoltà. Colpevoli o no, vengono così percepiti. Quanto all’Italia giocherà la partita europea su geometrie variabili, ma guarderà agli USA come epicentro fisso delle sue relazioni internazionali e potrà tornare ad avere una politica estera se chiamata a svolgere un ruolo nel Mediterraneo e se avrà la forza per farlo. L’interesse americano, sarà il limes entro il quale poter trovare un margine di manovra.
* SEI Consejo Rector de Honor y Conferenciante presso Siciedad de Estudios Internacionales





