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DOVE VA L’UMANITÀ?

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Ogni governo che viola i principi eterni

di Eguaglianza, di Libertà, di Fraternità

é nemico dei popoli.

L’insurrezione contro di esso

é il santo dei doveri.

Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino”,

Parigi, 26 agosto 1789

Questa principio è un monito e una esortazione di comportamento ed è ancora attuale. Ed è ancora più evidente oggi di fronte a quello che sta avvenendo e che ha messo in discussione i tanti valori che hanno realizzato un mondo, almeno nell’Occidente, più coeso e solidale.

Esistono da sempre conflitti nel mondo, ma oggi è ancora più necessario ribellarsi perché si assiste a un arretramento valoriale a cui non è possibile rimanere insensibili. Purtroppo tutto questo denota un peggioramento complessivo della qualità della vita, in modo particolare perché si va sgretolando quel sistema di solidarietà e coesione, che ha creato benessere e sostenuto la democrazia, la libertà e l’uguaglianza nel mondo.

Ebbene in questi ultimi trent’anni la società è cambiata profondamente. Sono state negate tante libertà, per effetto della crisi economica e produttiva, della pandemia, della guerra. Si sono devastate, le nostre certezze, la nostra economia, ma anche il nostro futuro. Sono state limitate le libertà, quella dei singoli, ma anche quelle di tutti i cittadini e conseguentemente, si è ridimensionata anche la democrazia. 

Il devastante terremoto nel Sud/Est Asiatico con le migliaia di morti pone tanti interrogativi che però non riescono a scuotere le coscienze delle persone e in particolare dei potenti della terra. Anche nel nostro paese si ripetono quotidianamente in tante parti e in particolare nel napoletano, per fortuna senza vittime.

La natura sempre più si sta ribellando alle tante devastazioni che sono state commesse e che continuano sempre più.

Mentre con tanta continuità e con una violenza inaudita si distruggono territori e infrastrutture; si ammazzano giovani, anziani, donne e bambini e si stupra, per effetto delle tante guerre che infestano la civiltà con l’obiettivo di impadronirsi di ricchezze in quei territori o non solo, ma anche per guerre di religione e di etnie.

Stiamo rivivendo in Europa nuovamente la guerra che, con il suo carico di morti, distruzioni, spreco economico e paure, sta partecipando al declino della civiltà fondata sulla democrazia, sul rispetto dell’altro e sulla possibilità di sviluppo e di benessere. 

Dove va l’umanità?

Purtroppo la follia si è impadronita dell’umanità. Stiamo vivendo un’epoca buia perché è il tempo dei bulli, dell’arroganza, della sopraffazione e dell’imposizione della propria potenza economica e tecnologica. Non possiamo accettarloper !   

Questo è il problema da porsi e da porre ai governanti.

Invece di investire tantissime risorse nella fabbricazione di armi per utilizzarle nei tanti conflitti, perché non investirle nelle infrastrutture e nella cura e messa in sicurezza del territorio. Si potrebbero così finanziare, invece che le aziende che producono il materiale bellico, quelle che producono materiale edile e potrebbero, produrre anche nuova occupazione. Quanti capitali sprecati che potrebbero essere investiti anche nel sociale, nel welfare e in particolare nella sanità e nella cultura.

Si deve cominciare dalla cultura e da tutte le organizzazioni che producono cultura. Il rilancio anche etico, oltre che morale passa per il sapere a quali valori affidarsi. La cultura, il sapere sono in grado di unire – oltre che formare – le persone su valori condivisi.

La cultura rappresenta il cuore di un progetto di una nuova società più giusta e più equa, poiché solo essa può costituire il fondamento tanto dell’idea di paese che vogliamo tanto dell’Europa stessa e tanto del mondo i cui vogliamo vivere. 

Essa rende possibile un progetto storico attraverso il quale tutti possiamo sentirci parte dell’insieme senza localismi e divisioni, ma con la ricchezza della diversità che ci definisce e con la vivace dinamicità di molteplici punti di vista.

Bisogna ribellarsi a tutte le situazioni di degrado valoriale della civiltà che presuppone che l’unico argomento che si deve imporre è la guerra, invece della diplomazia, del dialogo e della mediazione, anche se nessuno, oggi ha ricette pronte e tutti navigano a vista.

Non è possibile cambiare velocemente le cose ma un tentativo va fatto.

Come?

Proprio quello che sta avvenendo in Turchia con l’immensa manifestazione che dimostra come le persone possono ribellarsi anche alle dittature, nonostante il rischio per la loro vita e per la loro incolumità, perché non vogliono più accettare limiti alla libertà e alla democrazia può essere un esempio da seguire.

Come pure vanno insegnato e formati i giovani agli ideali e ai valori, perché solo così si trasmettono di nuovo alla future generazioni la cultura della libertà, della democrazia e della partecipazione. Tutto questo diventa l’essenza del convivere unitario della comunità. Per questo va fatto! 

È necessario ripartire, non è questione di chi lo fa, per realizzare di nuovo un impegno che consenta il rinnovamento economico, civile e sociale. Si deve uscire dall’apatia e risvegliare le coscienze e le intelligenze. Non c’è più tempo per tergiversare, ma è tempo di fare!   

Sappiamo benissimo che sarà difficile immaginare un percorso di modifica del preesistente, ma pensiamo che sia giunto il momento di contribuire a un’opera di sensibilizzazione e di motivazione, in modo da ricreare un’opinione pubblica non solo consapevole, ma anche in grado di scommettere sul futuro impegnandosi in prima persona e collettivamente. 

C’è bisogno di confronto, di dialogo, di conoscenza e di impegno, sempre più pressante di tutte le persone di buona volontà.

Bisogna promuovere discussioni a tutto campo. Ritrovare il gusto del confronto. Impegnare le persone su nuovi progetti e sulle necessità di nuove azioni.

Per evitare come per gli abitanti della caverna di Platone che si possa valutare la realtà dalle ombre e considerare pazzo colui che è uscito e la descrive per quella che è veramente, bisogna che le persone escano fuori, abbandonino l’idea della delega ad altri e tentino di rinnovare profondamente la società attuale, ridiventando attori protagonisti di un nuovo modello di società che ritorni a essere solidale e coesa.

Esistono nelle società ancora tante organizzazioni portatori di valori e debbono ritrovare il gusto di impegnarsi. È stato fatto nel passato si deve farlo di nuovo.

Grandi battaglie, come in passato, possono di nuovo smuovere le coscienze e far ritornare all’impegno attivo i cittadini.

Non è persa la speranza! È possibile farlo! 

Ognuno, con la propria responsabilità e con la propria partecipazione deve contribuire a individuare un nuovo percorso di rinnovamento e di progettazione, fondata su vecchi valori del novecento che sono ridiventati ancora più attuali. 

Solo così si può uscire dall’abisso!   

Autore

  • Redazione

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