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IL FUTURO SECONDO BLACK ROCK

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di Paolo Falconio*

Ho letto la lettera agli investitori di Larry Fink Presidente e CEO di Black Rock, il più grande fondo di investimento al mondo
Una lettera con contenuti politici ed economici sui quali mi sarei aspettato un dibattito.
Ho sempre creduto al Mercato come sistema più efficace per regolare la produzione industriale e l’ offerta dei servizi attraverso il meccanismo della domanda e dell’offerta. Il capitalismo soggetto a perequazione ha garantito ricchezza e prosperità agli USA e nell’ Europa del dopoguerra. Nella Storia ha ottenuto il maggior allargamento della base della ricchezza mai visto.
Ma la lettera del Presidente e CEO di Black Rock, va molto oltre e mi stupisce che sia passata quasi sotto silenzio.
La prima considerazione è che vi è un lungo glorioso preludio sul capitalismo, ma molti omissis sul capitalismo finanziario. Lancia un grido implicito di allarme sulla serietà della partita che è di sistema perché è sempre più diffusa l’ idea che sia un modello sbagliato.
La seconda considerazione è l’ affondo senza precedenti all’ economia USA. Il futuro per gli investitori non sono più gli Stati Uniti, appesantiti dal deficit commerciale e dagli interessi sul debito, ma l’ Europa. Un futuro sorretto dal piano di riarmo, ma anche da una serie di misure che rendono compatibile la struttura europea al modello dei grandi fondi
È un affondo pesantissimo, non privo di un sottostante politico contro l’elemento eversivo del modello, che è individuato nelle politiche di Trump.
Fink arriva a prefigurare una crisi così profonda dell’ economia USA da teorizzare la fine della dollarizzazione, alla quale non si sostituirebbe l’Euro, ma i Bitcoin. Un siluro mai visto , considerata l’importanza della tenuta e centralità del dollaro per l’ economia degli USA. Non so se il lettore si renda conto di cosa voglia dire un attacco del genere al dollaro fatto dal Presidente del più grande fondo di investimento al mondo, un fondo americano e che gestisce circa 12.000 miliardi di dollari, con la maggior parte degli assets sempre in dollari. Traduco il messaggio: le politiche di Trump, non rispondono al nostro modello e rischiano di far saltare il banco. Una bomba per i mercati.
È ovvio che siamo di fronte ad una guerra “civile” che è ideologica, prima ancora che politica ed economica.
Ulteriormente Fink espone “la democratizzazione degli investimenti “ ossia l’allargamento della base degli investitori meno abbienti attraverso lo strumento fiscale, un allargamento finalizzato ai piani pensione, con il nobile fine di migliorare il tenore di vita dei soggetti. Filantropi.
In sostanza Fink ci mostra un affresco dove gli Stati perdono ulteriore peso. È un inno alla marginalità della politica.
Personalmente ritengo ci siano degli elementi di contraddizione.
Il primo elemento lo traduco in una domanda: se gli USA e l’ Europa dal 1990 hanno progressivamente eroso classe media e ricchezza diffusa tanto che oggi un terzo degli americani (oltre 100 milioni di persone) non può pagare una bolletta extra di 300 dollari, mentre al contempo la ricchezza si è concentrata sempre più in una frazione infinitesimale della popolazione, di chi è la colpa?
Il secondo è un elemento di debolezza, ossia che la partita non si gioca solo tra USA ed Europa. La Cina rimane inaccessibile nella sua struttura finanziaria e le sue dimensioni la inseriscono gioco forza nell’ equazione.
Il terzo elemento è se gli Stati sono così provati , da delegare ai grandi fondi pezzi di welfare ,perché a sostenere i titoli di Black Rock vi è REARM EUROPE che pagano gli stati(ossia noi)? Perché il piano pensionistico deve essere pagato dallo Stato( ossia sempre noi)?
E se fosse corretto che questi fondi sono seduti su una bolla e questa bolla dovesse un giorno scoppiare, chi pagherà?
Forse dovremmo sperare che lo stato sociale tenga, senza seguire il pifferaio.
A prescindere da come la si pensi, possibile che nella stampa una bordata al dollaro fatta dal numero uno della finanza mondiale, quindi potenzialmente destabilizzante, passi nel silenzio più totale?

*Ex membro della faculty della LUISS Business school

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  • Redazione

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