
di Giorgio Cattaneo
Ai muggiti della sedicente sinistra italiana, giuliva per la brutale esclusione di Marine Le Pen dalla vita politica francese, sembra rispondere a tono il portavoce della “gauche”, Jean-Luc Mélenchon: negare un diritto elementare alla Le Pen (dopo una semplice sentenza di primo grado) significa che domani lo stesso arbitrio potrebbe colpire chiunque altro, in barba alle consuetudini democratiche. Lo scandaloso autoritarismo del principino Macron – assediato dal proprio popolo, che lo contesta ininterrottamente da anni – in fondo dimostra una terribile debolezza: la casta dell’eurocrazia, a cui inneggia il peggior establishment italiano, ha ormai paura di essere disarcionata.
Chiunque canti fuori dal coro è percepito come un pericolo intollerabile, da silenziare con ogni mezzo. Nell’attentato del 15 maggio 2024, a rischiare addirittura la vita fu Robert Fico, premier slovacco non allineato rispetto al fronte anti-russo, vivo per miracolo dopo i colpi che gli sfiorarono il cuore. Due mesi dopo, in Pennsylvania, analoga sorte toccò a Donald Trump, colpito all’orecchio destro da un proiettile passatogli a pochi millimetri dal cranio. La rielezione di Trump era ovviamente temutissima dall’élite neocon, grande sponsor della guerra in Ucraina sin dal colpo di Stato del 2014 che rovesciò il legittimo presidente Janukovyč, non ostile a Mosca e per questo “strangolato” dal Fondo Monetario Internazionale.
Il presidente regolarmente eletto fu sloggiato grazie ai violentissimi disordini di piazza innescati da milizie armate. Il piano: trasformare Kiev in un vero e proprio avamposto, da cui provocare la Federazione Russa al fine di costringerla, prima o poi, a reagire con le armi alle sanguinose violenze nel frattempo inflitte all’inerme popolazione russofona del Donbass. Si dirà: Putin poteva comunque evitare di ricorrere all’invasione. In ogni caso, quand’anche sia stato un sotterraneo consenso multilaterale a supportare la scelta più criticabile (la guerra), non si può negare che sia stata proprio l’élite Nato ad assumere costantemente l’iniziativa.
Grande imbroglio preliminare: la promessa fatta a Gorbaciov di non spingere l’Allenza Atlantica oltre Berlino. Nel giro di qualche anno, la Russia si è vista letteralmente circondata. Ha iniziato a reagire soltanto nel 2008, quando – regnante ancora Bush junior – gli Usa spinsero contro Mosca il governo della Georgia ex sovietica. Nel Caucaso, comunque, l’esercito russo intervenne solo dopo che le forze georgiane ebbero bombardato la città ribelle di Tskhinvali, capoluogo della russofila Ossezia del Sud: i georgiani avevano fatto strage di civili. Oggi l’Unione Europea contesta il nuovo governo di Tbilisi, solo perché si è riavvicinato a Mosca. Peggior destino quello di Evghenia Guțul, leader dei filorussi in Moldavia, addirittura arrestata dalle autorità di Chisinau.
Criminalizzare il dissenso, anche ricorrendo ai tribunali: la condanna di Marine Le Pen deve suonare come un avvertimento anche per l’ungherese Victor Orbán, coraggiosamente impegnatosi nei mesi scorsi per far aprire la via negoziale in Ucraina. Qualcuno si domanda: l’eventuale, futuro esercito europeo potrebbe un giorno essere usato per ricondurre a più miti consigli i paesi ribelli come l’Ungheria e la Slovacchia? Cattivi pensieri, probabilmente fantapolitici, eppure alimentati dalle pessime notizie di questo periodo: l’ostracismo di Stato contro Marine Le Pen, in testa ai sondaggi elettorali francesi, è stato tragicamente anticipato dall’esclusione altrettanto pretestuosa di Călin Georgescu, il candidato più amato dai rumeni. Per anni autorevole dirigente Onu, neppure Georgescu apprezza la rotta di collisione con Mosca.
Ricapitolando: per fermare l’outsider, ormai lo si può far arrestare. Nei casi più estremi, ad agire sarà un killer venuto dal nulla, il Lee Oswald di turno. E di fronte a questo squallore, le famose cancellerie europee tacciono: del loro imbarazzante silenzio si accorgono tutti, tranne gli eterni fanciulli che vanno in piazza sventolando le bandiere blu di Bruxelles. La tirannide tecnocratica non è nata oggi, l’Unione Europea è una tragica parodia di Europa unita. Ora però si sta passando il segno: e nessuno, nell’establishment italiano, osa protestare. Già nel 2018, del resto, Mattarella silurò Paolo Savona come ministro dell’economia, per non turbare i poteri forti della finanza.
Quei poteri si erano apertamente espressi: il tedesco Günter Oettinger, commissario europeo, aveva simpaticamente promesso di insegnare agli italiani come votare in modo corretto. Al tempo, infatti, il Pilota Automatico di Francoforte temeva davvero che i grillini e la Lega potessero minacciare lo spettrale ordoliberismo europeo di marca teutonica. È cambiato qualcosa, nel frattempo? Il futuro cancelliere tedesco Merz viene direttamente da BlackRock, così come Macron è un ex dirigente Rothschild e l’inglese Starmer è un’emanazione della City di Londra.
Lassù, i soliti fondi d’investimento decidono tutto: la pace, la guerra, gli extraprofitti delle multinazionali e il grado di povertà da destinare ai sudditi. Giù in basso, i politici recitano il loro penoso copione, fingendo di contare qualcosa. Se oggi si aggrappano alla guerra permanente, all’emergenza infinita, è per evitare di essere giudicati e quindi sfrattati dagli elettori. E come sempre, i boy scout della sinistra – poco sapendo e nulla capendo – danno del cornuto a Trump e della fascista alla Meloni. Poi tornano a casa contenti, dopo aver agitato le loro bandierine. Senza vedere che nel frattempo, ancora una volta, l’Europa sta drammaticamente voltando le spalle alla democrazia.





