Home Politica estera LA STRATEGIA AMERICANA IN UCRAINA SECONDO L’ATA REPORT. QUALE STRATEGIA PER L’EUROPA?

LA STRATEGIA AMERICANA IN UCRAINA SECONDO L’ATA REPORT. QUALE STRATEGIA PER L’EUROPA?

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di Paolo Falconio

Per chi, come me è costretto a guardare il mondo con gli occhi della Geopolitica, il problema che si palesa come più profondo è la totale assenza di una strategia geopolitica della UE. 

Usciamo dalla geopolitica dei bambini (buoni contro cattivi) e cerchiamo di capire il perché dell’ affermazione di cui sopra.

Russi e Americani sono abituati a giocare partite di lungo periodo, che si svolgono anche per 10 o 20 anni, ma anche più lunghe.

Quello a cui stiamo assistendo è il fallimento dell’ultima parte della strategia di neutralizzazione della Russia, la cui partita finale si è giocata in Ucraina(e Georgia)e alla quale ha partecipato anche il primo governo Trump (vi ricordate alla Casa Bianca quando dice a Zelenski “io sono quello che vi ha dato i Javelin”?). Tutte le amministrazioni che si sono succedute negli anni hanno concorso per realizzare questo obiettivo.

Il report (Annual threat assessment) dell’ American Intelligence Agency (L’agenzia che coordina tutti i servizi) e il discorso di presentazione alla commissione del Congresso della Direttrice Centrale dell’Ufficio Tulsi Gabbard, lasciano poco spazio alla fantasia.

1) Sebbene la Russia abbia difficoltà ad avanzare e probabilmente non le sarà possibile prendere l’intero territorio, l’Ucraina non può vincere la guerra, indipendentemente da qualsiasi aiuto dagli USA o Europeo e questo perché la Russia considera esistenziale il conflitto ed è pronta a pagare qualsiasi prezzo. (In questo senso anche una analisi del Pentagono del 2024).

2) La sottovalutata capacità industriale militare russa (che va letta con la deindustrializzazione degli USA in alcuni comparti militari – vedi munizionamento e produzione polvere da sparo, ma non solo).

3) La Russia viene definita “un formidabile competitore”.

4) La Russia viene definita “una minaccia potenziale e duratura per gli interessi strategici degli Stati Uniti”.

5) Anche se Russia e Ucraina sono disponibili al dialogo e la pace andrebbe raggiunta il prima possibile perché il rischio escalation, anche nucleare è elevato.

Altro dato interessante è che a dispetto delle dichiarazioni di Trump che minaccia l’Iran per lo sviluppo dell’ atomica, il rapporto segnala che l’ attuale dirigenza dell’ Iran ha rinunciato a tale sviluppo . La buona notizia è che l’intelligence sembra sia tornata a fare intelligence e non ufficio propaganda.

Infine, ma non per ordine di importanza Cina, Russia, Nord Corea e Iran non sono considerati come minacce parallele, ma come un consorzio che ha come obiettivo ultimo il ridimensionamento degli Stati Uniti.

Rimangono aperte le opzioni, ma temo a rigor di logica si vada verso una pace. L’ ultima affermazione (che la Russia è comunque una minaccia)fa pensare che la partita sul lungo periodo possa essere riaperta, qualora il contenimento cinese abbia successo. Negli USA c’è un coro di analisti che gridano che le capacità di produzione nelle armi degli USA, escludono che questi possano sostenere un conflitto su due fronti. E questa è una pietra tombale anche perché Rubio e JD Vance hanno nel mirino la Cina e la maggioranza dei repubblicani. Quanto alle ultime minacce di Trump, coincidenza o meno, la Cina muove la sua flotta presso Taiwan per una esercitazione, un monito per ricordare che la Cina non ha rinunciato alle sue pretese.

In questo dipinto a grandi linee l’Europa non sembra avere alcuna strategia figuriamoci autonomia strategica, concetto introdotto venti anni fa, ma interpretato diversamente dagli Stati membri (chi in senso militare, chi in senso puramente economico). L’unica vera misura di buon senso è la deroga concessa all’ acquisto di armi che non verranno inserite nel debito dei Paesi membri, ma siamo molto lontani dall’essere una strategia.

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  • Redazione

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