
di Paolo Falconio*
Stiamo, ovviamente, discutendo di realtà geopolitiche e capacità militari. È noto che gli Stati Uniti hanno ripreso i bombardamenti contro gli Houthi, che minacciano il Golfo di Bāb el-Mandeb (in inglese: “Porta del Lamento”). Le azioni degli Houthi rappresentano una minaccia per il commercio globale e hanno un forte impatto sull’import/export europeo (l’Italia dipende dal canale per l’80% del suo transito di merci). Questo è evidentemente legato alla riduzione dei transiti giornalieri attraverso il canale egiziano che, tra il 28 dicembre e il 1° gennaio 2024, ha registrato un calo del 38% rispetto alla media della prima metà di dicembre 2023.
Analizzando le navi per tipologia, i transiti delle navi portacontainer hanno ridotto le navi portacontainer del 60%, le bisarca del 49% e le navi metaniere del 35%. A peggiorare la situazione sono i cosiddetti “effetti di secondo ordine”: i costi delle assicurazioni marittime sono saliti alle stelle negli ultimi mesi e, secondo i dati del “Drewry Container Index”, le tariffe di nolo dei container FEU (container da 40 piedi) sulla rotta Shanghai-Genova sono aumentate dell’85% dall’11 gennaio 2023 all’11 gennaio 2024.
La situazione è peggiorata nonostante la presenza della missione europea di difesa dei transiti, mentre gli Houthi raccolgono centinaia di milioni di dollari mensili estorcendo alle aziende per evitare di essere presi di mira. Allora perché l’intervento degli Stati Uniti, visto che solo il 3% del suo commercio dipende da Suez? Perché, Trump o non Trump, gli Stati Uniti sono la superpotenza globale e garantiscono una vera globalizzazione – in termini geopolitici, questo significa controllare i mari e le rotte attraverso il dominio sui colli di bottiglia. Gli imperi non si dimettono da questo ruolo; Crollano, ma non si dimettono.
Un’altra considerazione è il motivo per cui l’Europa, che ha in gioco i maggiori interessi, non è in grado di emulare l’azione degli Stati Uniti. In poche parole, ci manca l’arsenale necessario per un tale intervento (come ha ammesso anche il ministro della Difesa italiano). Ora, se l’Europa non è in grado di colpire gli Houthi con costanza, si può capire che la “coalizione dei volenterosi” appare inefficace contro una Russia che da tre anni sostiene una guerra ad alta intensità. Forse dopo il riarmo non sarà più così, ma se guardiamo all’economia europea non possiamo sognare una “Grande Armée”.
C’è un’eccezione nei prossimi anni: la Germania, che ha un piano da 1,8 trilioni di euro, di cui 900 miliardi già approvati, di cui almeno la metà destinata al riarmo (a condizione che gli Stati Uniti lo permettano). La Germania, nell’ex DDR, non ha mai reciso la sua continuità con la storia. Personalmente, non credo che questa sia una buona notizia, perché sarà una Germania disinteressata al Mediterraneo, a fare quello che ha sempre fatto: guardare verso est e la sua componente al di là dell’Elba non ha mai soppresso i suoi demoni.
Membro del SEI, Consejo Rector de Honor y Conferenciante presso Siciedad de Estudios Internacionales





