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VECCHI E NUOVI INTEGRALISMI ASSOLUTI

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di Giovanni Bernardini

Perché la critica, giusta o sbagliata che sia (è secondario), a un documento vecchio di oltre 80 anni provoca reazioni tanto scomposte: tirate di capelli, oggetti contundenti, grida che raggiungono il cielo?
Perché ogni espressione di dubbio ad esempio sul riscaldamento globale antropico provoca reazioni scomposte, addirittura proposte di inserire nel codice penale il reato di “negazionismo climatico”?
Perché mai bollare di razzismo chiunque dica l’ovvia verità che i flussi migratori vanno controllati?
La risposta è semplice: per una parte purtroppo importante della sinistra le sue non sono normali proposte politiche, che, come tutte, possono essere criticate e discusse.
No, sono qualcosa di sacro, verità assolute, incontrovertibili, sottratte a ogni controllo, l’espressione stessa del bene, qualcosa di simile alla parola di Dio.
La parte maggioritaria della sinistra italica viene dal vecchio PCI. Il comunismo non è per i comunisti una normale organizzazione sociale, da giudicare per i benefici eventualmente in grado di garantire agli esseri umani, no, il comunismo è il fine della storia, la meta finale dell’avventura terrena dell’uomo.
Attraversata la valle di lacrime della società divisa in classi, l’umanità si riappropria finalmente del paradiso perduto: con la redenzione arriva finalmente l’assoluta felicità. Questa visione escatologica dell’uomo e della storia permea da sempre in maniera profondissima la teoria e la prassi di gran parte della sinistra, quali che siano le sue scelte politiche contingenti.
Qualcuno riesce a immaginare dei liberali che sventolano il libretto delle citazioni di John Locke? O dei conservatori che definiscono Churchill il “padre dei popoli”? No, una cosa simile è letteralmente impossibile: liberali, conservatori, democratici non sacralizzano le loro filosofie politiche, non considerano parola di Dio i loro scritti e i loro pensieri, per altri il discorso è radicalmente diverso.
L’attuale sinistra italiana, molto lontana dal comunismo classico e dal marxismo, ha perso la testa, al di là della complessità del comunismo e la serietà filosofica di Marx.
Ha conservato però la brama di assoluto, riferendosi e trasferendola a cose piccole, a volte miserabili. Così non si sacralizza più il manifesto del partito comunista ma quello di Ventotene, non si brama la società senza classi ma quella senza sessi, il libero sviluppo di ognuno come condizione del libero sviluppo di tutti è stato sostituito dalla universale inclusione.
E dietro a tutto questo la solita vecchia divisione: da una parte gli angeli dall’altra i demoni, contro cui strillare, lanciare oggetti contundenti, tirare i capelli. E frignare se qualcuno di loro reagisce…

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  • Redazione

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