
di Salvino Paternò
Il video delirante della frivola commissaria europea per le crisi, che, giuliva, invita i cittadini ad andare serenamente incontro all’apocalisse muniti di accendino e coltellino, non rappresenta l’irresponsabilità e la sconsideratezza dell’Europa.
Rappresenta l’attuale Europa nella sua essenza.
Non c’è, infatti, raffigurazione migliore per rappresentare l’élite oligarchica al timone del pomposo Titanic stellato, che tale nobil donna.
Lei ne è proprio l’icona.
Lei che, come un mago dal cilindro, con garbo sinuoso estrae via, via, gli oggettini magici.
Quei giocattolini che ci garantiranno la sopravvivenza quando barbari incolti e sgraziati ci invaderanno. Quando orde di xenofobi, razzisti, fascisti, sovranisti e negazionisti vari, da qualunque parte del maledetto globo multipolare metteranno in pericolo la nostra civiltà indiscutibilmente superiore.
Quel kit di sopravvivenza sarà allora il nostro scudo fisico e mentale.
La resilienza alla disumanità ed al cinismo sarà garantita proprio da quei fiammiferi, dal cibo in scatola e anche da un mazzo di carte… perché durante un olocausto un tresette col morto non te lo fai?
Ed è così che la graziosa puerilità della commissaria europea ci mostra spietatamente l’attuale enclave dei leader europei: bambini che giocano alla guerra.
Bambini confusi, spaventati.
Svegliatisi da un sogno in cui pensavano di essere al centro del mondo.
Un mondo unipolare governato da aristocrazie illuminate.
Un sogno a cui non vogliono rinunciare e sono pronti a battersi… con i coltellini svizzeri tra i denti.
Guardateli bene, sono come una classe delle elementari, ovviamente di quelle private, quelle dei figli di papà.
C’è la maestrina tedesca, che cerca di fare lezione ma nessuno se la fila e c’è anche il primo della classe francese, che sta sulle “scatole” a tutti.
Una classe eterogenea dove non c’è alcun spirito di squadra, perché non solo una squadra non è mai stata creata, ma neanche la scuola è mai stata veramente fondata.
Bambini viziati, costretti a stare nella stessa aula, che giocano alla guerra… peccato che i giocattoli costosissimi dobbiamo pagarglieli noi.





