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L’EPITAFFIO DI D’ALEMA PER L’EUROPA DI URSULA

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Che Massimo D’Alema sia intelligente, scaltro, scafato, navigatore accorto, è un fatto incontrovertibile, così come è incontrovertibile che sia uno dei pochissimi politici italiani che si possa dire tale.

Massimo D’Alema, soprannominato universalmente “Baffino”, è stato Presidente del Consiglio, con un vice come Mattarella, negli anni Novanta del secolo scorso e ha bombardato, senza copertura Onu e per conto della Nato, la Serbia. Cosa non da poco per quanto riguarda i rapporti con l’Alleanza Atlantica e con il deepstate Usa. Sono cose e servizi che non si dimenticano, nel bene e nel male, secondo i parametri della politica internazionale.

Massimo D’Alema, per sua esplicita ammissione, è in rapporti di ottima colleganza con i vertici cinesi e non nasconde di essere un ammiratore del Dragone.

Massimo D’Alema è stato il vero padrone dei Ds, Pds, Pd, Ulivo (in compagnia con Romano Prodi, cinese all’acqua di Elkann) e, probabilmente, in parte lo è ancora.

D’Alema è stato in sintonia con la Fabian Society e nella sua fondazione Italianieuropei annovera una rete di personaggi di tutto rilievo.

Insomma, per dirla in sintesi, Massimo D’Alema non ha mai cessato di essere un protagonista in rete.

Ed è per questo che è assai interessante l’epitaffio dell’Europa di Ursula von der Leyen che nei giorni scorsi ha consegnato alla stampa, facendo sapere di aver svolto almeno un paio di missioni per conto di Volodymyr Zelensky.

Lo ha fatto nel corso di un dibattito con Gianfranco Fini (ormai un signor nessuno della politichetta italiana) all’Istituto affari internazionali per il convegno intitolato: «La politica estera italiana al tempo di Trump».

D’Alema, giusto per far capire dove stava andando a parare, è tornato a rimproverare all’Europea di aver spinto su una guerra che «era chiaro non poteva essere vinta da nessuno», con un palese distacco dalle logiche dei neocon.

Messaggio: questa Europa ha assecondato una politica perdente sin dall’inizio assecondando Londra e i neocon americani. Con queste logiche non ho nulla a che fare. Punto e a capo.

Poi, subito dopo, il colpo mortale a Ursula e alla sua ormai suicida compagnia: la richiesta d’aiuto di Zelensky.

Zelensky avrebbe avvicinato D’Alema a margine di un’iniziativa sui Balcani e Baffino ci fa sapere: «Mi disse chiaramente che il suo Paese rischiava il disastro, perché “gli americani prima o poi si sfileranno e gli europei non sono affidabili”. Poi mi chiese di andare in Brasile e a Pechino per capire se Lula e Xi Jinping potevano fare qualcosa. Io ci sono andato, ma Lula mi ha quasi messo alla porta, dicendomi che l’Ucraina era un problema degli americani e che se la vedessero loro, piuttosto, secondo lui, mi sarei dovuto interessare della Palestina».

Messaggi in codice a raffica. Gli europei non sono affidabili, alias epitaffio per Ursula e amici suoi, come l’inglese fabiano Starmer.

Poi fa parlare Lula, ed è come se lo dicesse lui, per affermare che non ha nessuna intenzione di disturbare il dialogo tra Putin e Trump.

Altra bastonata sui denti a Ursula, Macron, Starmer e gli aggregati del coro funebre di un mondo europeo che naviga tra il ridicolo (i kit), il grottesco e il masochistico. In attesa del funerale.

Poi, non contento, fa sapere che lui con i cinesi è in ottimi rapporti, tanto è vero che ha avuto un colloquio ad alto livello con il Dragone. Ma. Eccoci al dunque. Ma ha capito che «i cinesi invece avevano un piano. Parlai – dice – con il responsabile della politica estera del partito comunista, non con l’ultimo sottosegretario. Mi disse: si potrebbe pensare a una forza internazionale, un po’ come accadde nel Kossovo. Poi mi congedò con una frase che mi fece riflettere: “Sa, lei è il primo europeo venuto a parlarci di questo, gli altri ci chiedono solo di non sostenere la Russia”».

D’Alema ha scoperchiato il pentolone guerrafondaio dell’Europa di Ursula, Macron, Merz, Starmer, Kaja Kalls e li ha messi in piazza nudi di fronte alla loro realtà.

Ne esce a pezzi Volodymyr Zelensky, che quando parla con Starmer dice che Putin non vuole la pace. Quando va a Riad dice che è d’accordo con Trump. Quando si approccia a quelli del G7 dice che vuole 20 miliardi. E poi? Poi, da vero saltimbanco, dice a D’Alema, che, ripeto, è ben in rete ed è intelligente, scaltro, scafato e non isolato, che gli europei non sono affidabili.

D’Alema ha denudato in un colpo solo Ursula e i suoi attori sulla scena e Zelensky, che appare disperato come coloro che lo hanno ingaggiato, ossia i neocon e i Dem.

Nel pollaio italiano Massimo D’Alema, detto “Baffino”, ha sbaragliato tutto il Pd, intento con la Schlein alla ricerca del fascismo e con Franceschini a ridare nuovo valore alle donne eliminando il patronimico.

Che dire? Giudicatelo come volete, nel bene e nel male, ma “Baffino” rimane un’aquila nel panorama di galline e di capponi della politica italiana.

L’essere un’aquila non lo assolve dai suoi peccati, ma c’è da dire che ci ha regalato il grido dell’aquila che copre il chiassoso chiocciare del pollaio politico italo europeo.

L’epitaffio all’Europa di Ursula è un capolavoro. E mettere Zelensky nudo sulla scena è da premio Oscar.

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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